Azzardo e solitudine: come non restare soli

da | 6 Novembre 2026

Il giocatore d’azzardo dei film è sempre in compagnia: il tavolo verde, gli amici intorno, il brindisi dopo la vincita. Nella realtà è il più delle volte una persona sola davanti a uno schermo, spesso di notte. E poi magari ricontrolla l’estratto conto e così passa un’altra notte in bianco per cercare di recuperare le perdite.

Ma l’azzardo isola due volte; non solo la persona che ‘gioca’, ma anche chi le vive accanto.

Una correlazione molto chiara tra ‘gioco’ e isolamento

Si tende a pensare che l’isolamento arrivi alla fine, quando il disturbo da gioco d’azzardo è conclamato e i debiti sono ormai impossibili da nascondere. Non è così. Uno studio dell’Università di Tampere in Finlandia, pubblicato nel 2025 sul Journal of Behavioral Addictions, ha seguito per due anni oltre 600 persone che giocavano regolarmente, misurando più volte la gravità dei loro problemi e il loro senso di solitudine.

Il risultato è chiaro: quando i problemi di gioco aumentavano, nei mesi successivi aumentava anche la solitudine.

I problemi misurati con una scala di gravità, perché non serve diventare giocatori patologici per cominciare a svuotare la propria vita. È sufficiente che il gioco diventi problematico.

Il meccanismo lo conosce chiunque abbia vissuto accanto a un giocatore. Prima arrivano le bugie, poi i soldi che mancano, poi la vergogna. Il tempo per gli altri si restringe, le cene saltano, le telefonate si accorciano. Si cercano luoghi dove nessuno ti riconosce: già nel 2018 l’Istituto Superiore di Sanità rilevava che i giocatori problematici scelgono luoghi di gioco lontani da casa molto di più rispetto ai cosiddetti giocatori sociali: l’11,3% contro il 2,5%. E con l’online poi non serve nemmeno uscire di casa.

Chi è solo è più a rischio? Sì, ma non come pensiamo

Fin qui la prima metà della storia. La seconda è quella che tutti diamo per scontata: chi è solo è più vulnerabile all’azzardo. È vero, anche se non nel modo in cui lo immaginiamo.

Lo stesso studio finlandese ha scoperto che la solitudine, da sola, non anticipa futuri problemi di azzardo. A farlo è rifugiarsi nel ‘gioco’ per fuggire dai problemi. Scappare da un pensiero, da un dolore, da una serata vuota. Un secondo studio finlandese, su oltre 1.550 persone, ha poi mostrato che a far crescere i problemi di gioco d’azzardo era soprattutto lo stress.

La solitudine diventa pericolosa quando il gioco si trasforma nel modo per non sentirla.

Uno studio statunitense del 2025 su quasi 3.000 adulti lo dimostra bene, individuando la solitudine  come un fattore di rischio. Pensiamo agli anziani, per esempio. Oltre alle donne che raccontano spesso un isolamento cresciuto dopo un drammatico evento. C’è chi ha cominciato a giocare dopo la morte improvvisa del marito. Chi ci è scivolata dopo la nascita del figlio, sola, senza sostegno, con un padre malato da accudire.

Lutti, pensioni, separazioni, maternità senza rete: sono questi i momenti in cui l’azzardo si può presentare travestiro da innocente compagnia. 

Messe insieme, le due metà disegnano un loop. Ci si sente soli, si gioca per non pensarci, il gioco diventa un problema, il problema allontana le persone, ci si sente più soli, si gioca di più. Ogni giro stringe un po’ di più. E a ogni giro diminuiscono le persone in grado di accorgersene.

Come non cadere nel baratro della solitudine

Rompi il segreto, almeno con una persona di fiducia. Un’amica, un fratello, il medico di famiglia. Il segreto è il miglior alleato dell’azzardo.

Non diventare detective a tempo pieno. Controllare ogni movimento consuma energie. Proteggere il denaro della famiglia è corretto e necessario, ma senza trasformare la tua vita in una sorveglianza permanente.

Difendi la tua vita sociale. Le cene, la palestra, il volontariato, il caffè con le colleghe. Non è egoismo: è vitale. Non puoi sostenere qualcuno se nessuno sostiene te.

Resta in relazione con la persona, non con l’azzardo. Proponi tempo insieme che non giri intorno all’azzardo e ai soldi. Le relazioni sono uno dei pochi argini che conosciamo all’isolamento. Sostenere qualcuno, però, non significa coprirlo, pagarne i debiti o giustificarlo.

Fai attenzione ai passaggi di vita. Un lutto, la pensione, una separazione, la nascita di un figlio, la perdita del lavoro… sono i momenti in cui il gioco può diventare la via di fuga all’ansia, allo stressa e alle preoccuapzioni così come alle fatiche. Accorgersene presto cambia molto.

Diffida del ‘gioco per compagnia’… Chat, tornei, community, dirette con gli influencer delle slot… l’azzardo online si traveste da luogo sociale. 

Chiedi aiuto per te, non solo per lui o per lei. I SerD accolgono anche i familiari, anche quando chi gioca non vuole ancora farsi curare. Il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo dell’Istituto Superiore di Sanità, 800 558822, è gratuito e anonimo, risponde dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16, ed è pensato anche per i familiari: può indicarvi i servizi e i gruppi di mutuo aiuto della vostra zona.

E poi ci siamo anche noi con il nostro servizio di supporto gratuito e online insieme a Vinciamo il Gioco qui.

L’azzardo è l’unico gioco che si gioca sempre da soli, anche quando sembra di essere insieme ad altri. La contromossa è banale e difficilissima: tornare a essere in tanti davvero. Una telefonata, un’amica, un gruppo, un servizio. Il banco conta sul tuo silenzio. Non lasciargli vincere anche questa mano.

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