La pensione finisce prima della fine del mese, anche se le spese sono sempre le stesse. L’uscita per comprare il giornale dura ore. Nella tasca della giacca spuntano biglietti grattati e ricevute del Lotto. E quando provi a chiedere, la risposta non cambia: «Ma figurati, è solo un gioco».
Se tua madre, tuo padre, un nonno o il tuo compagno di vita gioca d’azzardo più di quanto dovrebbe, sappi una cosa: non sei la sola persona a viverlo. Il rapporto tra anziani e gioco d’azzardo è un fenomeno diffuso, poco raccontato e spesso vissuto in silenzio dalle famiglie.
È un problema serio, ma si può affrontare. E per affrontarlo esistono aiuti concreti, gratuiti e riservati.
Perché il gioco d’azzardo colpisce anche gli anziani
Siamo abituati a pensare all’azzardo come a un problema di ragazzi con lo smartphone o di uomini di mezza età davanti alle slot. Eppure, secondo l’unica indagine nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità che ha dedicato un focus agli over 65, circa tre milioni di persone in questa fascia d’età hanno giocato almeno una volta in un anno, e circa 60.000 hanno sviluppato un problema (sintesi dell’indagine ISS). Sono numeri probabilmente sottostimati: il fenomeno è poco studiato e chi ne soffre tende a nasconderlo.
Le ragioni per cui, dopo i 65 anni, il gioco può trasformarsi in una trappola sono diverse e spesso si sommano:
La solitudine. La pensione, la perdita del coniuge, i figli lontani: il tempo si svuota di relazioni. Il gioco riempie le giornate e dà un’emozione che altrove sembra mancare.
La tabaccheria come luogo di incontro. Il bar o la ricevitoria sotto casa sono spesso uno dei pochi posti dove scambiare due parole. Il biglietto della lotteria diventa un rituale quotidiano, quasi un appuntamento.
Il reddito fisso e la speranza di arrotondare. Con una pensione che non cresce, l’idea di una vincita può sembrare l’unico modo per migliorare la propria situazione o aiutare figli e nipoti.
Giochi che sembrano innocui. Gratta e Vinci, Lotto, Superenalotto non sono percepiti come azzardo, ma come un passatempo. La pubblicità rafforza questa idea.
Il gioco che entra in casa. Molte persone anziane hanno imparato a usare lo smartphone negli anni della Pandemia. Oggi possono giocare online senza uscire, a qualunque ora e senza essere visti.
Va infine considerato che chi ha più di 65 anni ha meno margini per recuperare le perdite. I risparmi di una vita possono andare in fumo in pochi mesi, e non c’è la possibilità di un lavoro per ricostruirli.
Non è un vizio: è un disturbo che si cura, a ogni età
Non ci stancheremo mai di ripetere che il disturbo da gioco d’azzardo non è una debolezza di carattere né una mancanza di volontà. È una dipendenza riconosciuta che agisce sugli stessi circuiti cerebrali della gratificazione coinvolti nelle dipendenze da sostanze. In Italia infatti rientra nei Livelli essenziali di assistenza; significa quindi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a curarla.
Chi gioca in modo compulsivo non sceglie ogni giorno di rovinarsi: perde progressivamente il controllo e spesso è la prima persona a vergognarsene. Per molte persone anziane questa vergogna è ancora più forte. Sono cresciute in un’epoca in cui i problemi si tenevano in famiglia, e sono abituate a essere loro quelle che aiutano, non quelle che chiedono aiuto.
E non riguarda solo gli uomini. Tra le persone anziane il divario tra uomini e donne si riduce molto, e nei servizi pubblici per le dipendenze le donne in cura per gioco d’azzardo hanno spesso più di 60 anni. Se è tua madre o tua nonna a giocare, non è un’eccezione. La buona notizia è che dal disturbo da gioco d’azzardo si può uscire, anche in età avanzata. Non esiste un’età giusta per chiedere aiuto.
Genitore anziano che gioca d’azzardo: i segnali da riconoscere
Nessun segnale, da solo, è una prova. Ma quando diversi elementi si ripetono nel tempo, è il caso di prestare attenzione.
- I soldi non bastano più. La pensione finisce prima del solito, le bollette restano da pagare, il frigorifero è più vuoto.
- Arrivano richieste di prestiti. Piccole somme chieste a figli e nipoti, di solito con una giustificazione diversa.
- Spariscono oggetti o risparmi. Gioielli venduti o impegnati, libretti prosciugati, conti svuotati senza spiegazione.
- Compaiono debiti nascosti. Lettere di finanziarie, prestiti di cui nessuno in famiglia sapeva nulla.
- Le bugie diventano un’abitudine. Su dove si è stati, su quanto si è speso, su come sono finiti i soldi. La menzogna è uno dei sintomi tipici del disturbo da gioco d’azzardo.
- Cambiano le abitudini. Visite sempre più frequenti in tabaccheria o al bar oppure un uso nuovo e insistito del telefono, magari di notte.
- Cambia l’umore. Irritabilità, ansia, chiusura, scatti di rabbia soprattutto quando si tocca l’argomento soldi.
C’è un rischio in più da tenere presente. Una persona anziana con debiti nascosti e vergogna da proteggere è un bersaglio ideale per chi presta denaro. Se sospetti che ci siano di mezzo prestiti informali o persone che fanno pressione, non aspettare a intervenire.
Cosa fare (e cosa evitare) in famiglia
Affrontare il problema con una persona anziana è molto delicato: si ribaltano ruoli consolidati da una vita. Per questo il modo in cui se ne parla conta quanto la decisione di farlo.
Cosa può aiutare
- Scegliere un momento tranquillo
- Partire dalla preoccupazione, non dall’accusa: «Ti vedo in difficoltà e sono preoccupato» funziona meglio di «Ti stai giocando tutto».
- Parlare di fatti concreti, senza etichette.
- Rispettare la dignità e l’autonomia della persona: è un adulto.
- Concordare insieme misure di protezione del denaro, come limiti sulla carta, una gestione condivisa delle spese più importanti o l’accredito della pensione su un conto con più firme.
- Ricordare che non bisogna risolvere tutto in una conversazione: ci vuole tempo.
Cosa è meglio evitare
- Pagare i debiti senza un percorso di cura. Sembra un gesto d’amore, ma rischia di alimentare il problema.
- Controllare di nascosto o sottrarre documenti e carte senza dirlo: distrugge la fiducia proprio quando serve di più.
- Umiliare, minacciare, coinvolgere tutta la famiglia in un processo pubblico.
- Fingere di non vedere, sperando che passi da solo.
E chi aiuta? Il problema di un giocatore compulsivo coinvolge in media diverse persone della sua cerchia: coniugi, figli, nipoti. Anche i familiari hanno diritto a un sostegno, e possono chiederlo per sé stessi, anche se la persona che gioca non è ancora pronta a farsi aiutare.
Gioco d’azzardo over 65: dove chiedere aiuto
Non serve sapere già tutto né avere il consenso della persona per fare il primo passo. Ecco le porte a cui bussare, dalla più vicina alla più specialistica.
Il medico di famiglia. Per molte persone anziane è la figura di cui si fidano di più. Può aiutare a far emergere il problema senza drammi e indirizzare verso i servizi specializzati.
Il SerD. I Servizi per le dipendenze delle ASL si occupano anche di gioco d’azzardo. Il percorso è gratuito e riservato, con équipe di medici, psicologi, educatori e assistenti sociali. Possono rivolgersi al SerD anche i familiari, per avere informazioni e sostegno.
Il Telefono Verde nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità. È un numero gratuito e anonimo dedicato al gioco d’azzardo, utile per un primo orientamento: 800 558822.
I gruppi di auto mutuo aiuto. Giocatori Anonimi accoglie chi gioca, Gam Anon i familiari e gli amici. Ritrovarsi con chi ha vissuto la stessa esperienza aiuta a uscire dall’isolamento.
Gli sportelli e le fondazioni antiusura. Se ci sono debiti importanti o pressioni da parte di chi ha prestato denaro, queste realtà offrono consulenza gratuita e possono aiutare a gestire la situazione in sicurezza.
L’autoesclusione dal gioco online. Attraverso il Registro unico delle autoesclusioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ci si può escludere da tutti i siti di gioco legali. Va però attivata dalla persona che gioca: è uno strumento da proporre, non da imporre.
L’amministratore di sostegno. Nei casi più gravi, soprattutto se il gioco si accompagna a fragilità cognitive, il giudice tutelare può nominare una persona che affianchi l’anziano nella gestione del patrimonio. È una misura di protezione, non una punizione, e va considerata solo quando le altre strade non bastano.
Il nostro servizio di supporto gratuitor e online con Vinciamo il Gioco qui.
Chiedere aiuto non è un tradimento. Molte famiglie esitano per paura di umiliare un genitore o di rompere un equilibrio. Ma restare in silenzio non protegge la sua dignità: la lascia sola con un problema più grande di lei. Chiedere aiuto, invece, è il modo più concreto di prendersene cura.

0 commenti