C’è una cosa che quasi tutti i familiari di un giocatore o una di giocatrice compulsivi hanno fatto almeno una volta. Hanno pagato un debito al posto suo. Hanno prestato soldi. Hanno coperto un’assenza, inventato una scusa, minimizzato il problema con parenti e amici. Lo hanno fatto per amore, per paura o per evitare il peggio. Lo hanno fatto intrappolti dall’emergenza della situazione.
Si chiama gioco assistito.
Non aiuta chi gioca, perché così continua a non vedere le conseguenze reali delle proprie azioni. Non aiuta la famiglia che si carica di un peso crescente. E non aiuta la relazione che si trasforma in un sistema di compromesso dei danni.
Cos’è il gioco assistito
Il termine tecnico in inglese è enabling che significa abilitare, rendere possibile. Si tratta dei comportamenti protettivi dei familiari che, per quanto mossi da buone intenzioni, rendono di fatto possibile la continuazione del comportamento compulsivo. Tolgono gli ostacoli, ammortizzano le conseguenze, guadagnano tempo che viene usato per continuare a giocare.
Il gioco assistito non è una scelta consapevole. È quasi sempre una risposta istintiva a una situazione che fa paura, che genera vergogna, che sembra non avere uscite semplici. È il tentativo di tenere tutto insieme, quando tutto sta andando a pezzi.
Come si riconosce il gioco assistito
Il gioco assistito ha molte facce. Pagare i debiti di gioco è quella più evidente. Si fa per evitare conseguenze legali, per non far sapere agli altri… Si fa una volta, poi un’altra, poi diventa una consuetudine silenziosa.
Prestare denaro senza verificare il motivo della richiesta è un’altra forma di gioco assistito. La richiesta arriva con una spiegazione plausibile, urgente, emotivamente carica. Si dice di sì perché dire di no sembra crudele.
Coprire le bugie verso l’esterno è forse la forma più sottile di gioco assistito. Di olito sono scuse o flase spiegazioni per proteggere la famiglia, per evitare il giudizio, per mantenere una normalità apparente. Ma ogni copertura è un mattone in più nel muro che separa il problema dalla realtà.
Evitare il confronto per non scatenare conflitti è un’altra trappola comune. Il silenzio sembra la scelta più ovvia, quella che mantiene la pace. In realtà toglie ogni argine e lascia che il problema cresca indisturbato.
Ridurre le proprie necessità per compensare le perdite è infine forse la forma più silenziosa e più logorante. Si rinuncia alle vacanze, si tagliano le spese, ci si convince che “per ora va bene così”. Ma a questo “per ora” non c’è una fine. A meno che non si decida di darla.
Perché è così difficile smettere
Perché smettere di assecondare, pur senza volerlo, il comportamento compulsivo del familiare che gioca d’azzardo fa paura, soprattutto se si è da soli, senza supporto per esempio psicologico: debiti che emergono, rapporti che si rompono, situazioni che diventano pubbliche, fino anche a episodi di violenza domestica. Inoltre significa stare a guardare qualcuno che si fa del male senza intervenire, e questo va contro ogni istinto di chi ama.
Ma è esattamente questo il punto. Il disturbo da gioco d’azzardo, come tutte le dipendenze, ha bisogno di riconoscere la dura realtà per poter cambiare. Finché qualcuno la ammortizza, il malato non ha motivo di fermarsi. Non perché sia in malafede, ma perché il meccanismo della dipendenza non lascia spazio a quella consapevolezza, finché le conseguenze non diventano impossibili da ignorare.
Smettere di assistere il gioco non significa abbandonare la persona. Significa smettere di abilitare la dipendenza. Anche se è molto difficile.
Cosa fare
La prima cosa è chiedere aiuto per sé stessi. I familiari di chi ha un problema di gioco d’azzardo hanno diritto a supporto, indipendentemente da quello che decide di fare il loro caro. Ci sono servizi, professionisti e gruppi dedicati specificamente a chi sta accanto a un giocatore compulsivo.
La seconda cosa è imparare a dire no in modo fermo e non punitivo. No ai prestiti senza verifiche. No alla copertura dei debiti. No alle bugie verso l’esterno. Il no è un confine per la salute di tutta la famiglia.
La terza cosa è non farlo da soli. Il gioco assistito prospera nell’isolamento e nella vergogna. Parlarne con un professionista o con altri familiari che hanno vissuto la stessa situazione cambia la prospettiva e spezza il meccanismo.
Se ti riconosci in quello che hai letto, non aspettare. Non devi scegliere tra aiutare e abbandonare: esiste un modo diverso di stare accanto a chi ami, e non devi trovarlo da solo o da sola.
Dove chiedere aiuto
- Telefono Verde Nazionale per il Gioco d’Azzardo: 800 55 88 22 — gratuito, anonimo, per giocatori e familiari
- Gam-Anon — gruppi di supporto per partner e familiari di giocatori
- Ser.D. (Servizi per le Dipendenze) — accesso gratuito e diretto, senza ricetta
- Psicologi e psicoterapeuti specializzati in dipendenze e relazioni — per percorsi individuali e di coppia
- Il nostro servisio di supporto gratuitor e online con Vinciamo il Gioco qui.

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