Chi vive accanto a un giocatore o a una giocatrice d’azzardo compulsivi conosce bene la sensazione di non riuscire a capire cosa stia succedendo davvero. I conti non tornano, le spiegazioni cambiano, le storie non si incastrano. E intanto passa il tempo.
Le bugie sono uno dei sintomi più costanti e riconoscibili del disturbo da gioco d’azzardo.
Non sono un difetto di carattere e nemmeno il segno di disonestà. Sono parte del meccanismo della dipendenza: servono a proteggere il ‘gioco’, a guadagnare tempo, a evitare che qualcuno interrompa l’unica cosa che in quel momento sembra avere senso. Chi mente lo fa perché è intrappolato. Una delle cose più significative che emerge dalle testimonianze di chi ha vissuto il disturbo da gioco d’azzardo in prima persona è che le bugie si assomigliano.
Le bugie sul tempo
Il gioco sottrae ore. Ore che vanno giustificate, spiegate, coperte.
“Mi inventavo gli straordinari al lavoro. Mia moglie mi chiamava preoccupata e io le dicevo che ero ancora in ufficio, che avevo una riunione, che il capo mi aveva trattenuto. Intanto ero in una sala slot”.
“Dicevo che ero a cena con gli amici. Entravo alle otto di sera e uscivo alle due di notte. Gli amici non sapevano niente”.
“Partivo senza preavviso. Trovavo sempre una scusa: un’emergenza al lavoro, una commissione urgente, un amico che aveva bisogno. Non mi fermavo mai a pensare a quanto fosse inverosimile”.
Le bugie sui soldi
Il denaro è il cuore del problema e il terreno su cui le bugie proliferano più in fretta.
“Inventavo spese improvvise. La macchina da riparare, una bolletta arretrata, un problema con le tasse. Mia moglie ci credeva perché non aveva motivo di non crederci. All’inizio”.
“Facevo sparire gli estratti conto della banca. Li prendevo dalla cassetta delle lettere prima che li vedesse qualcuno. Sono andato avanti così per mesi”.
“Chiedevo soldi inventando affari, opportunità di investimento, situazioni di emergenza. Inventavo storie elaborate, dettagliate. E poi li perdevo tutti in poche ore”.
“Dicevo che avevo vinto. Le vincite le raccontavo sempre, le perdite mai. Così sembrava che il gioco rendesse, che stessi guadagnando. La verità era esattamente il contrario”.
Le bugie sul ‘gioco’
La negazione del problema è la bugia più persistente, quella che dura più a lungo e fa più danni.
“Dicevo che era solo un passatempo. Che lo facevano tutti. Che io potevo smettere quando volevo, che lo gestivo”.
“Minimizzavo sempre. Se qualcuno sollevava il tema, diventava improvvisamente una cosa piccola, irrilevante, sopravvalutata. ‘Stai esagerando’, dicevo. ‘Non è come pensi”.
“Mi giustificavo dicendo che i soldi li guadagnavo io e che non mancava niente in casa. Fino al giorno in cui non c’erano più i soldi per pagare le tasse”.
Le bugie verso se stessi
Le più difficili da riconoscere.
“Mi convincevo che la prossima giocata sarebbe stata quella buona. Che avrei recuperato tutto. Che bastava ancora un po’ e sarei uscito in parità. Questa convinzione era sincera. Non stavo mentendo agli altri: stavo mentendo a me stesso”.
“Ero talmente bravo a nascondere tutto che a un certo punto non riuscivo più a distinguere la versione vera da quella che raccontavo. Vivevo in una storia parallela che avevo costruito io”.
Come riconoscere le bugie: guida per i familiari
Le bugie del gioco d’azzardo seguono schemi precisi, perché sono un meccanismo di difesa e di adattamento biologico e sociale. Riconoscerli non significa accusare, significa capire. E capire è il primo passo per aiutare davvero.
Controlla i conti, non la persona
Non chiedere spiegazioni a voce: i conti in banca non mentono. Chiedi accesso agli estratti conto, verifica le uscite, confronta le spese dichiarate con i movimenti reali. Se i libretti di risparmio sono spariti, se sono stati incassati buoni o polizze assicurative senza che tu lo sapessi, se le bollette vengono sistematicamente rimandante nonostante entrate regolari, hai già una risposta.
Non prestare denaro senza verificare
Ogni richiesta di denaro con spiegazione vaga o improvvisa va verificata prima di essere accontentata. Non perché il tuo familiare sia in malafede in modo cosciente, ma perché finanziare un giocatore compulsivo, anche in buona fede, alimenta il problema e ritarda qualsiasi possibilità di uscita. Chiedi sempre dove, come, perché. Non per punire, ma per non essere complice inconsapevole.
Fai attenzione alle incoerenze temporali
Le bugie sulle assenze e sul tempo sono le più facili da smontare perché richiedono memoria. Un giocatore compulsivo accumula versioni diverse della stessa storia. Prendi nota mentalmente di orari, luoghi, nomi citati. Se la storia cambia da una volta all’altra, se gli “straordinari” non coincidono con quello che sa il datore di lavoro, se le “cene con gli amici” non trovano riscontro, quella incoerenza è un segnale.
Osserva il comportamento con il telefono e il computer
Chi gioca online protegge i propri dispositivi in modo ossessivo. Schermi che si spengono quando qualcuno si avvicina, password cambiate di frequente, notifiche silenziose, cronologia del browser cancellata sistematicamente: sono tutti segnali che qualcosa viene nascosto attivamente.
Non accettare la minimizzazione come risposta
“Stai esagerando”, “non è come pensi”, “lo fanno tutti” sono le risposte più comuni quando si solleva il tema. Non lasciarti convincere dal tono sicuro o dall’irritazione. La minimizzazione sistematica di fronte a domande legittime non è una risposta, è una tattica. Se senti che qualcosa non quadra, quella sensazione merita rispetto.
Quello che non devi fare
Non accusare senza prove: metti alla prova le storie con fatti, non con intuizioni.
Non coprire i debiti in silenzio pensando di risolvere il problema: stai solo guadagnando tempo.
Non isolarti: parlare con un professionista o con un servizio specializzato ti aiuta a capire cosa stai guardando e come muoverti.
Se ti riconosci in quello che hai letto, non aspettare che la situazione diventi insostenibile. Chiedere aiuto per te è già fare qualcosa di concreto.
Dove chiedere aiuto
Se ti riconosci in quello che hai letto, non aspettare che la situazione peggiori. Non devi affrontarlo da solo o da sola. Chiedere aiuto per capire come stare accanto a chi ha un problema è già fare qualcosa di concreto.
- Telefono Verde Nazionale per il Gioco d’Azzardo: 800 55 88 22 — gratuito, anonimo, per giocatori e familiari
- Gam-Anon — gruppi di supporto per partner e familiari di giocatori
- Ser.D. (Servizi per le Dipendenze) — accesso gratuito e diretto, senza ricetta
- Psicologi e psicoterapeuti specializzati in dipendenze e relazioni — per percorsi individuali e di coppia
- Il nostro servizio di supporto gratuito e online con Vinciamo il Gioco qui.

0 commenti