Il gioco d’azzardo fa parte delle nostre vite

da | 10 Novembre 2023

Si fa sempre più fatica a riconoscere che cosa è Azzardo e cosa non lo è.

Sappiamo che non è un gioco.
Ma ne siamo davvero certi? Siamo sicuri di saper riconoscere davvero cosa sia un gioco d’azzardo?

Questa certezza nella conoscenza e dunque nel percepito comune è sempre più labile, se non addirittura assente.

Lo conferma e lo analizza molto bene per noi Giulia Tomasi psicoterapeuta e operatrice presso l’associazione Ama a Trento; A.M.A. è l’acronimo che indica l’Auto Mutuo Aiuto, ossia i gruppi di sostegno
e di accompagnamento per chi ha un problema con il gioco d’azzardo e anche per i familiari. 

Nella Provincia di Trento l’associazione A.M.A. si occupa del progetto “gioco d’azzardo – cura e prevenzione”
in convenzione con il Servizio per le Dipendenze,
offrendo serate di informazione e sensibilizzazione rispetto
al tema, ma anche colloqui per persone con il problema e i loro familiari, e gruppi di auto mutuo aiuto sul territorio della provincia.

se questo è un gioco

La dottoressa Tomasi da sempre si occupa del tema delle dipendenze da comportamento, tra cui il Disturbo da Gioco d’Azzardo. Ha così potuto vivere in prima persona il cambiamento della tipologia dei giocatori problematici e patologici: la prima volta nel 2013, a seguito della liberalizzazione delle slot-machine e delle VLT, la seconda con il COVID.

«Se tra il 2013 e 2019 l’identikit più tipico del giocatore d’azzardo era generalmente quello di un uomo over 60 che giocava per lo più alle slot-machine o alle VLT; anche nel caso delle donne l’età era superiore ai 65, ma prediligevano generalmente le lotterie istantanee» spiega Giulia Tomasi. Poi qualcosa è cambiato: «Con la diffusione di massa dei giochi d’azzardo, prima, e con il lockdown, poi, oggi l’Azzardo è entrato a far parte della nostra cultura. Pensiamoci un attimo…
Ogni giorno tutti noi scommettiamo su qualcosa, praticamente
senza accorgercene. Anzitutto sulla nostra immagine che sviluppiamo e coltiviamo online. Ed è proprio l’online ad aver contribuito in modo sostanziale alla riformulazione dell’identikit del giocatore.

se questo è un gioco

Ci sono infatti sempre più giovani che giocano, ma non solo. Il digitale ha definitivamente normalizzato quello che gioco non è, eppure che viene sempre più accettato e sempre meno percepito come azzardo».

L’offerta diffusa (offline, ma anche e sempre più online) in ogni momento della giornata, facilmente accessibile, in luoghi comuni come i bar, sempre a portata di mano come lo smartphone, ha definitivamente scardinato la consapevolezza dei rischi. L’azzardo è diventato trasparente e sempre presente.

Val, dunque, la pena ricordare che cosa sia l’azzardo, ossia qualsiasi gioco che prevede una puntata in denaro o un premio in denaro il cui risultato dipende totalmente – come nel caso per esempio delle slot-machine – o parzialmente – come nel caso per esempio delle scommesse – dal caso.

«La fluidità del gioco online e la presenza spesso silenziosa di ogni tipo di gioco nei contesti quotidiani,
ne hanno dunque favorito la normalizzazione»
continua Giulia Tomasi.

Ci sono in particolare tre esempi di azioni che, pur avendo una componente ludica, sono vere e proprie pratiche di azzardo:

  • il trading online che è a tutti gli effetti una scommessa
  • le scommesse sportive online
  • il poker online.

se questo è un gioco

«I giovani, che vivono sempre di più in rete, vengono facilmente illusi dal mercato e indotti a pensare che
il trading (lo scommettere in borsa), le scommesse sportive e il
poker possano diventare un una fonte
di guadagno, se non addirittura un lavoro. Si tratta a tutti gli effetti di una distorsione cognitiva, nell’ambito
dell’illusione del controllo. Stiamo parlando in grande maggioranza di maschi, dai 20 ai 25 anni, che cadono
in questa rete – ripeto – illusoria,
cominciando il più delle volte a giocare per divertimento in modo saltuario. Spesso proprio durante le scuole superiori succede che qualche vincita generi uno stato di eccitazione che induce a credere che si possa guadagnare senza troppa fatica. Ecco allora che pian piano l’idea del trading, delle scommesse e/o del poker come fonti di guadagno e non come azioni di azzardo mette radici.
Se poi il ragazzo sta vivendo un periodo di fragilità – per esempio è scontento del lavoro oppure non è riuscito a entrare nell’università che desiderava – allora scommettere diventa una soluzione, tutto sommato semplice, ai propri problemi. A questo punto è facile aumentare progressivamente il giocato e passare da un comportamento sociale a uno problematico che è l’anticamera della patologia».

Dato che stiamo parlando principalmente di una fascia d’età la cui quotidianità è caratterizzata da una forte presenza online, sorge spontanea la domanda: Quale correlazione c’è tra gaming e gambling?

«Certo, pensiamo per esempio alle loot box che vengono considerate un prodromo dell’azzardo.
Tuttavia, nella mia esperienza professionale, non ho incontrato ragazzi
che sono passati dal gaming
al gambling.
Inoltre, teniamo conto che le due dipendenze sono tra loro diverse».

se questo è un gioco

Quanto invece, in questo contesto fluido e normalizzato, influiscono i social network, nei quali ogni giorno ognuno di noi e soprattutto i più giovani scommettono sulla propria immagine?

«Se parliamo di dipendenza, stiamo parlando di una patologia scientificamente riconosciuta e con delle caratteristiche specifiche: craving, tolleranza e assuefazione. Personalmente ritengo scorretto ritenere
che si possa sviluppare una “dipendenza da social-network”: come dice Luciano Floridi, filosofo che si occupa di digitale, viviamo tutti una vita onlife cioè una vita in cui virtuale e reale sono completamente fusi, non si può fare a meno di Internet e nemmeno dei social network; se passarci tanto tempo significa avere una dipendenza saremmo tutti malati! Sarebbe invece più corretto parlare di uso eccesivo o abuso, ma anche in questo caso andrebbe fatta una lettura clinica.

se questo è un gioco

Un’ulteriore riflessione andrebbe fatta rispetto alla diffusione dell’offerta di azzardo e della pubblicità.
È stato ormai accertato che più aumenta l’offerta, più aumenta la domanda; più si gioca e più cresce il rischio comportamenti problematici. La recente legge che vieta la pubblicità nei luoghi fisici è un buon passo avanti, ma ci vorrebbe una regolamentazione anche per quella online. Il punto cruciale, quando si parla di azzardo, a mio avviso resta lo sdoganamento culturale, in quanto l’azzardo viene normalizzato, concepito come un gioco senza rischio, creando confusione tra quello che può essere definito un gioco e quello che poi nella pratica risulta evidente non esserlo».

0 commenti

Articoli e approfondimenti

Articoli recenti

Andavo al bingo per la compagnia. Sono tornata a casa più sola di prima

Ornella ha settantun anni ed è rimasta vedova tre anni fa. Racconta come una sala bingo, nata come rimedio alla solitudine, sia diventata lentamente il centro della sua giornata, a scapito della pensione, delle medicine e delle vere amicizie di una vita. Una testimonianza su un volto della dipendenza spesso invisibile, quello delle donne anziane sole, e su come la vera compagnia sia arrivata solo dopo aver chiesto aiuto

Cristina: “Giocavo per sparire, non per vincere”

Cristina ha quarantaquattro anni, un marito, due figli, un lavoro come tante. Racconta in prima persona come una solitudine mai detta a nessuno l’ha portata, sabato dopo sabato, dentro una sala slot, e come il segreto sia diventato debito, bugia, isolamento, fino al giorno in cui un estratto conto ha reso impossibile continuare a nascondersi. Una testimonianza su una dipendenza che le donne, spesso, riescono a nascondere meglio, e per questo restano più sole ad affrontarla

Non lo chiamavo gioco d’azzardo. Lo chiamavo il mio gioco

Matteo ha sedici anni. Racconta in prima persona come è passato dalle casse premio dei videogiochi alle scommesse sportive, il debito nascosto a un compagno di scuola, le bugie in famiglia, e il giorno in cui una notifica sul telefono ha fatto crollare tutto. Una testimonianza sul confine sempre più sottile tra gioco e azzardo, vista dagli occhi di chi lo sta attraversando

storie di gioco

Andavo al bingo per la compagnia. Sono tornata a casa più sola di prima

Ornella ha settantun anni ed è rimasta vedova tre anni fa. Racconta come una sala bingo, nata come rimedio alla solitudine, sia diventata lentamente il centro della sua giornata, a scapito della pensione, delle medicine e delle vere amicizie di una vita. Una testimonianza su un volto della dipendenza spesso invisibile, quello delle donne anziane sole, e su come la vera compagnia sia arrivata solo dopo aver chiesto aiuto

Cristina: “Giocavo per sparire, non per vincere”

Cristina ha quarantaquattro anni, un marito, due figli, un lavoro come tante. Racconta in prima persona come una solitudine mai detta a nessuno l’ha portata, sabato dopo sabato, dentro una sala slot, e come il segreto sia diventato debito, bugia, isolamento, fino al giorno in cui un estratto conto ha reso impossibile continuare a nascondersi. Una testimonianza su una dipendenza che le donne, spesso, riescono a nascondere meglio, e per questo restano più sole ad affrontarla

Azzardo Live

Come i titoli dei media normalizzano l’azzardo

Un pensionato che sviene di gioia, un tabaccaio commosso, uno slogan rassicurante: sono gli ingredienti ricorrenti di un linguaggio mediatico che, titolo dopo titolo, trasforma un mercato costruito per far perdere la maggioranza in un racconto di opportunità e fortuna. Abbiamo passato in rassegna decine di esempi reali, dalla cronaca locale ai siti di scommesse, per capire come funziona.

i nostri esperti

Andavo al bingo per la compagnia. Sono tornata a casa più sola di prima

Ornella ha settantun anni ed è rimasta vedova tre anni fa. Racconta come una sala bingo, nata come rimedio alla solitudine, sia diventata lentamente il centro della sua giornata, a scapito della pensione, delle medicine e delle vere amicizie di una vita. Una testimonianza su un volto della dipendenza spesso invisibile, quello delle donne anziane sole, e su come la vera compagnia sia arrivata solo dopo aver chiesto aiuto

Cristina: “Giocavo per sparire, non per vincere”

Cristina ha quarantaquattro anni, un marito, due figli, un lavoro come tante. Racconta in prima persona come una solitudine mai detta a nessuno l’ha portata, sabato dopo sabato, dentro una sala slot, e come il segreto sia diventato debito, bugia, isolamento, fino al giorno in cui un estratto conto ha reso impossibile continuare a nascondersi. Una testimonianza su una dipendenza che le donne, spesso, riescono a nascondere meglio, e per questo restano più sole ad affrontarla

Compagni di gioco

Cambio Gioco 2026: Giocare d’anticipo contro l’azzardo

Si è conclusa la quarta edizione di Cambio Gioco, la settimana di prevenzione contro il gioco d’azzardo patologico organizzata dal Dipartimento per le Dipendenze dell’ULSS 6 Euganea e finanziata dal Ministero della Salute. Dal 9 al 13 marzo 2026, Padova è stata il centro di un’iniziativa che ha coinvolto — in presenza e online — 16.700 partecipanti, distribuiti in 12 appuntamenti e accompagnati da 26 relatori tra i più autorevoli in Italia sui temi delle dipendenze, della salute mentale e dell’educazione. Se questo è un gioco, è media partner dell’iniziativa: seguiamo Cambio Gioco perché ne condividiamo la missione — portare informazione seria, accessibile e concreta a chiunque voglia capire cosa sia davvero il gioco d’azzardo patologico e come proteggersi.

8x1000 avventista

Se questo è un gioco è un progetto finanziato grazie ai fondi Otto per mille della Chiesa Avventista. Clicca qui per saperne di più.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.