Il gioco d’azzardo non è un gioco

da | 15 Maggio 2022

Il gioco d’azzardo non è un gioco, perché se questo è un gioco (qualunque tipo di gioco), incentiva la creatività, per esempio nell’adozione di strategie di vincita e nell’adrenalina della sfida.

Se questo è un gioco, incoraggia la socialità, in quanto l’atto ludico esprime tutto il proprio potenziale attraverso il confronto, la condivisione e anche la sfida con gli altri. 

Se questo è un gioco, permette la creazione di legami personali, di relazioni buone. Perfino alcuni sistemi basati su intelligenza artificiale spesso apprendono nuove abilità attraverso il gioco.

Se questo è un gioco, consente il coinvolgimento di molte risorse personali, perché implica la ‘messa in gioco’ di più competenze.

Se questo è un gioco, fa rima con divertimento e libertà.

Se questo è davvero un gioco, allora ha connaturato in sé un valore educativo, perché il gioco in quanto tale insegna: 

  • il rispetto delle regole, senza le quali non si può portare a termine nessun tipo di azione ludica; 
  • il valore dei ruoli, altrimenti il gioco salta; 
  • la verifica dei propri limiti e il tentativo di superarli (la sfida è propria dello spirito ludico anche quando non si tratta di competizione agonistica); 
  • la fatica e l’allenamento, necessari al raggiungimento del traguardo.

Insomma il gioco, nato insieme all’uomo e presente nella storia fin dall’antichità, è un’attività di apprendimento antropologico che migliora l’essere umano. Una peculiarità sana e generativa per il bene della persona e, di riflesso, del contento che essa vive. Il gioco dunque fa bene e fa stare bene. O almeno così dovrebbe. Se si tratta di ‘vero’ gioco.

Se questo è un gioco, allora l’azzardo non è un gioco

Se quanto detto in merito alla natura e alla funzione del gioco è vero, come è stato ormai ampiamente dimostrato da studi teorici e osservazioni pratiche, il gioco d’azzardo, in tutte le sue forme e declinazioni, non è un gioco.

Il gioco d’azzardo, infatti, non stimola la creatività di chi gioca. Soltanto quella di chi inventa e propone sempre nuove soluzioni di ingaggio.

Il gioco d’azzardo non incoraggia nemmeno la socialità: si è soli davanti alla slot machine e alla roulette, e pure davanti allo schermo dei casinò online. Si è soli anche con il biglietto del Gratta&Vinci in mano oppure quando si attendono i numeri del Lotto. La squadra non è contemplata nell’azzardo. Si azzarda sempre da soli e più si gioca più ci si isola.

Il gioco d’azzardo non favorisce lo sviluppo di nessuna abilità, nemmeno quella della chiaroveggenza, se si crede alla Dea Bendata. Sono ormai state smascherate, infatti, tutte le convinzioni/credenze in merito a strategie, combinazioni ricorrenti, metodi matematici, numeri vincenti…

Il gioco d’azzardo tuttavia, si potrebbe pensare, è intrattenimento. Questo sì, almeno all’inizio, ma presto più che intrattenere… trattiene il giocatore, fino a imprigionarlo in quella che Natasha Dow Schüll chiama “la zona”, ossia «una zona d’isolamento dal mondo umano» che è percepito come «insicuro», così che «la continuità del gioco crea una sospensione dal mondo e dal tempo» in un «continuum ipnotico». L’azzardo ipnotizza il giocatore, fino ad imprigionarlo in una bolla che ne limita la libertà di pensiero, attraverso una coazione a ripetere gesti compulsivi e a soddisfare bisogni indotti. Tutto il contrario della libertà che è ciò che rende l’azione realmente ludica. Libertà di azione, di pensiero e di relazione. 

Se questo è un gioco, allora siamo tutti Alice nel Paese delle Meraviglie

C’era davvero bisogno di un nuovo progetto di sensibilizzazione sul gioco d’azzardo e di prevenzione al Disturbo da Gioco d’Azzardo? 

Noi crediamo di sì. Avviso Pubblico e Fondazione Adventum hanno, infatti, strumenti di analisi dei dati dell’azzardo in Italia e collaborano con esperti e realtà istituzionali e sociali. Favoriscono inoltre il contatto con i SerD territoriali che, messi in rete, possono fornire aiuto concreto per il giocatore a rischio di Disturbo da Gioco d’Azzardo e per la sua famiglia. Sappiamo, infatti, che sono almeno otto le persone che vengono inevitabilmente coinvolte nel cerchio caldo del disagio di chi cade nella trappola del gioco che gioco non è.

Avviso Pubblico e Fondazione Adventum si sono perciò chieste: ma se l’azzardo è davvero un gioco, allora siamo tutti illusi come se vivessimo nel Paese delle Meraviglie o in quello dei Balocchi? Significa insomma davvero fare come i topolini che seguono il Pifferaio Magico fino a cadere nel baratro? Scegliete pure la storia che preferite. La conclusione rimane sempre la stessa. L’azzardo inteso come gioco è la favoletta che Se questo è un gioco vuole smascherare.

Quindi sì, c’è bisogno di un progetto come questo che crei consapevolezza e che sappia intercettare online il giocatore e i suoi familiari per fornire loro aiuto concreto con un servizio di chat di supporto online e con il link diretto ai SerD di riferimento territoriale.

Inoltre con il blog La vita come un gioco desideriamo informare e approfondire sul tema del gambling e della gamification a favore dei media e degli stakeholder di riferimento, configurandoci anche come un portale aperto ad ospitare contributi di esperti, istituzioni, associazioni e di tutte le parti interessate. In particolare, ci auguriamo, di ospitare tante testimonianze di ex giocatori (cui si garantisce l’anonimato) che sono i primi a poterci indicare la giusta strada da seguire.

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