Non era più mio figlio

da | 19 Giugno 2026

Abbiamo raccolto la testimonianza di Marta (nome di fantasia), mamma di Luca, 17 anni (anche il suo nome è di fantasia), che ha scoperto il disturbo da gioco d’azzardo del figlio, cominciato con i videogiochi.

Tutto è cominciato con un telefonino. Come in tutte le famiglie, mi dicevo. Luca passava ore sui videogiochi, ma erano anni che lo faceva, da quando andava alle scuole medie. Era bravissimo, tra l’altro. Aveva amici con cui giocava online, una community, un linguaggio tutto loro. Io non capivo niente di quel mondo, ma lo vedevo felice, quindi non mi preoccupavo più di tanto.

Quando cominci a vedere che qualcosa non va

Poi qualcosa è cambiato. Non saprei dire esattamente quando, perché è stato graduale. Prima ho notato che era più chiuso, più nervoso. Pensavo fosse l’adolescenza. Poi ho visto che spendeva i soldi della paghetta molto in fretta, senza sapermi dare spiegazioni precise. Una volta ho trovato il portafoglio vuoto e lui mi ha detto che aveva perso venti euro. “Perso come?” gli ho chiesto. “Così, mamma. Li ho persi.”

La verità l’ho scoperta per caso, un pomeriggio. Lui aveva dimenticato il telefono sul tavolo della cucina e quando è arrivata una notifica di una app sconosciuta, per curiosità ho cercato su Google: era una piattaforma di scommesse sportive.

Non nascondere niente. Agisci subito.

Nei giorni successivi ho cercato di capire quanto fosse grave il problema. Ho trovato altri siti nella cronologia del browser, ho ricostruito i movimenti di denaro che non tornavano, ho parlato con la madre di un suo amico che mi ha confermato, con imbarazzo, che anche suo figlio era coinvolto. Non erano solo partite di calcio su cui scommettere qualche euro. C’erano slot online, c’erano soldi chiesti in prestito, c’era un debito che Luca aveva con un ragazzo più grande.

Quando gliene ho parlato, lui non ha negato. Ha pianto. Mi ha detto che voleva smettere, ma non ci riusciva, che ci provava e poi ricominciava, che si odiava. Si sentiva in trappola. In quel momento ho collegato anche il peggioramento del suo rendimento scolastico a tutto il resto. Nonostante il disorientamento e il senso di colpa, ho avuto chiara una cosa sola: non c’era nulla da nascondere, bisognava agire subito e alla luce del sole. Ho chiamato il suo medico di base.

Chiedi aiuto. Subito.

Il medico ci ha indirizzati al Ser.D, il Servizio per le Dipendenze, del nostro distretto. Confesso che la parola “dipendenze” mi ha fatto paura. La associavo a scenari che non volevo immaginare per mio figlio. Eppure ci siamo andati, insieme, quella stessa settimana.

Luca ha iniziato subito un percorso con uno psicologo specializzato in dipendenze comportamentali. Non è stato semplice convincerlo a continuare dopo i primi incontri. Ci sono stati momenti in cui voleva mollare, in cui diceva che stava bene e non aveva bisogno di aiuto. Ma il servizio ci ha supportati anche in questo, aiutandomi a capire come stargli vicino senza sostituirmi a lui.

Anche tu hai bisogno di supporto

Quando hai un figlio con un problema di gioco d’azzardo, anche tu hai bisogno di aiuto. Non solo per capire cosa fare, ma per reggere il peso di quello che stai vivendo.

Dopo il primo mese, su consiglio della psicologa del Ser.D, ho deciso di rivolgermi a mia volta a una psicologa, per me. Non per Luca. Per me. Non ero abituata a pensare a me stessa in quei termini. Ero la madre, il problema era di mio figlio e il mio compito era risolverlo. Avevo sensi di colpa enormi, mi chiedevo continuamente dove avevo sbagliato, rileggevo anni di scelte cercando l’errore. Di notte facevo i conti di quanti soldi avevamo perso, di quante bugie avevo creduto senza volerle vedere. Forse era stato il divorzio dal padre, sempre assente? Forse ero stata assente anche io senza accorgermene?

La psicologa mi ha aiutata a smettere di cercare la colpa e a iniziare a cercare le risorse. Le mie e quelle di Luca. È stato un lavoro lungo, faticoso, con alcune ricadute. Ma non siamo mai stati lasciati da soli. Altrimenti non ce l’avremmo fatta.

Oggi Luca sa dare un nome alla sua malattia, senza vergogna. E io so che chiedere aiuto subito, senza aspettare che “passi da solo” o che diventi “abbastanza grave”, è la cosa più utile da fare.

Se ti riconosci in quello che hai letto, non aspettare. Il prima possibile fa tutta la differenza.

Dove chiedere aiuto

Se hai il sospetto che tuo figlio abbia già un problema con il gioco d’azzardo, non minimizzare e non affrontarlo da solo. Prima si interviene, più alta è la probabilità di uscirne prima che il disturbo si radichi.

Dove chiedere aiuto

  • Telefono Verde Nazionale per il Gioco d’Azzardo: 800 55 88 22 — gratuito, anonimo, per giocatori e familiari
  • Gam-Anon — gruppi di supporto per partner e familiari di giocatori
  • Ser.D. (Servizi per le Dipendenze) — accesso gratuito e diretto, senza ricetta
  • Psicologi e psicoterapeuti specializzati in dipendenze e relazioni — per percorsi individuali e di coppia
  • Il nostro servizio di supporto gratuito e online con Vinciamo il Gioco qui.

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