Lavoro e azzardo non vanno d’accordo. La storia di Filippo

da | 8 Maggio 2026

Filippo (il nome è di fantasia) aveva 42 anni, un lavoro stabile come tecnico informatico in un’azienda di medie dimensioni, una moglie, due figli preadolescenti e un mutuo quasi estinto. 

Tutto inizia con una serata tra colleghi, tre anni prima dell’inizio della nostra storia. Filippo per la prima volta gioca alle slot machine e vince 100 euro.

È davvero facile vincere! Pensa. E questo pensiero si radica molto facilmente e velocemente. Proprio quando anche il seocndo figlio ha bisongo dell’apparecchio per i denti e con la ,oglie non hannio ancora prenotato le vacenze estive, perché i prezzi sono troppo alti.

I primi segnali: quelli che nessuno vede

Nei mesi successivi, Filippo comincia a fermarsi a quel bar dopo il lavoro. Da solo. Prima una volta alla settimana, poi sempre più spesso. Apre anche un conto su una piattaforma di scommesse online “solo per le partite del sabato” e si convince che le scommesse si possano prevedere e controllare con un po’ di studio e di esperienza. In casa non dice nulla. Tanto sono piccole cifre che sicuramente riuscirà a riprendersi…

E così in poco tampo Filippo impara  a costruire una doppia vita parallela, fatta di piccole bugie quotidiane, di spiegazioni plausibili, di ritardi giustificati.

Intanto ha già cominiciato a rincorrere le perdite, il meccanismo tipico della dipendenza per cui ogni sconfitta diventa la motivazione a giocare ancora di più, nella convinzione che la vincita che ripagherà tutto sia sempre a portata di mano.

Il lavoro: la prima cosa a sgretolarsi

I problemi sul lavoro arrivano in punta di piedi. All’inizio qualche deadline rispettata per un pelo, qualche riunione in cui Filippo sembra assente con la testa, qualche risposta sbrigativa ai colleghi. Il suo responsabile gli dice a bruciapelo: “Ultimamente, sei diventato distante e distratto”, e lui abbozza, dicendo di fare fatica a dormire.

Non è del tutto falso. Dorme poco davvero: di notte controlla i siti di scommesse dal telefono, segue partite in fusi orari lontani, calcola e ricalcola quanto ha perso e quanto gli serve per tornare in pari.

Col tempo però comincia ad assentarsi dal lavoro: visite mediche inventate, traffico inesistente, figli con la febbre che stanno benissimo. Fino a quando una mattina non ce la fa ad alzarsi dal letto: dice di avere l’emicrania, in realtà la sera prima ha perso una cifra che non riesce nemmeno a nominare ad alta voce. Intanto arrivano i primi richiami e dopo 6 mesi il licenziamento.

La famiglia: ingannata dalle bugie

Sua moglie Claudia scopre il licenziamento quasi per caso, tre settimane dopo. Filippo infatti continua ad alzarsi la mattina, a uscire di casa alla solita ora, a tornare nel tardo pomeriggio. In realtà passa le giornate tra un bar e l’altro o su una panchina al parco con il cellulare in mano navigando fra i siti di scommesse.

Quando Claudia trova la lettera di licenziamento in fondo a un cassetto, rimane in silenzio per quasi un’ora, poi chiama Filippo: “Dobbiamo parlare. Subito”. Per la prima volta Filippo pronuncia: “slot machine, scommesse, azzardo, insonnia, disperazione…” e poi le cifra che ha perso.

I conti correnti sono quasi vuoti e c’è un grosso debito con un amico che Filippo evita da mesi.

La famiglia non si era accorta di nulla, non perché fosse distratta o disattenta, ma perché la dipendenza da gioco d’azzardo si nutre di bugie. Chi ne soffre mente non per cinismo, ma per vergogna, per paura, per la convinzione irrazionale di poter ancora rimediare da solo prima che qualcuno scopra.

Federica: la collega che ha visto

C’era stata una sola persona che aveva notato qualcosa. Federica lavorava nello stesso ufficio di Filippo. Vicini di scrivania da cinque anni. Non erano amici, ma buoni conoscenti che volentieri condividevano pausa caffé e qualche ora di straordinario. Federica aveva osservato Marco con crescente preoccupazione. Non era solo il calo di rendimento a interrogarla.

C’era qualcosa nello sguardo, una tensione permanente, la fretta con cui si allontanava per guardare il cellulare, certi rossori improvvisi dopo il tin delle notifiche, la testa sempre altrove. Insomma, un’ansia palpabile che lo accompgnava sempre.

Un giorno, poco prima che la situazione precipitasse, Federica lo aveva avvicinato alla macchinetta del caffè e gli aveva detto semplicemente: “Filippo, non so cosa ti stia succedendo, ma ti vedo in difficoltà da mesi. Se vuoi parlare, sono qui. Senza giudizi.” Marco aveva risposto che stava bene; era solo stanco. Ma quella frase gli  era rimasta in mente. 

Tre settimane dopo il licenziamento, in un momento di crollo, era stato Filippo a cercare Federica. Le aveva scritto un messaggio breve: “Avevi ragione. Non sto bene. Non so a chi altro dirlo.” Federica non aveva dato consigli che non le competevano, non aveva minimizzato e soprattutto non aveva giudicato. Aveva fatto una cosa sola: aveva cercato online il numero del Telefono Verde Nazionale per il Gioco d’Azzardo — 800 55 88 22, gratuito e anonimo — e gliel’aveva mandato insieme a un messaggio: “Chiama. Non puoi farcela da solo.”

Filippo chiama e qualche giorno dopo la moglie scopre tutto. Decidono così di andare insieme al Ser.D più vicino a casa per capire come curare la dipendenza da azzardo. Anche per Claudia ci sono aiuti gratuiti come il gruppo di Giocatori Anonimi dedicato ai familiari e come il nostro servizio di supporto psicologico online in collaborazione con gli esperti di Vinciamo il gioco che trovi qui.

Il percorso di aiuto

Il telefono verde indirizza Filippo al Ser.D. della sua ASL. L’accesso è gratuito, senza bisogno di ricetta o appuntamento urgente.

Lì, accompagnato da Claudia, incontra un’équipe composta da uno psicologo, una psicoterapeuta specializzata in dipendenze comportamentali e un assistente sociale. Inizia così un percorso di terapia gratuito. Nel frattempo comincia anche a partecipare alle riunioni dei Giocatori Anonimi. Claudia inizia a sua volta un percorso di supporto per i familiari, attraverso Gam-Anon, il gruppo dedicato a chi vive accanto a un giocatore dipendente. Capisce che anche lei ha bisogno di un posto dove elaborare quello che sta vivendo.

Non è stato facile. Oggi sono passati quasi due anni da quel messaggio a Federica. Filippo non ha ancora trovato un lavoro stabile, ma non molla. I debiti sono in fase di ristrutturazione con il supporto di un centro antiusura. Lui e Claudia stanno ancora insieme, non perché tutto sia risolto, ma perché hanno scelto di affrontarlo insieme.

La dipendenza dal gioco d’azzardo non si riconosce facilmente, ma lascia alcune tracce che vale la pena imparare a riconoscere:

  • Assenze dal lavoro sempre più frequenti, con giustificazioni vaghe o contraddittorie
  • Cambiamenti nell’umore legati a orari o giorni precisi
  • Richieste di prestiti ripetute, senza spiegazioni convincenti
  • Isolamento crescente, ritiro dalla vita sociale e familiare
  • Segreti sul telefono, nervosismo quando viene chiesto dove si è stati

Se riconosci questi segnali in una persona cara, non servono accusare né aspettare in silenzio. Quello che ha fatto Federica, avvicinarsi, dire ti vedo, non giudicare, è spesso il primo passo reale verso il cambiamento.

Dove chiedere aiuto

Telefono Verde Nazionale per il Gioco d’Azzardo: 800 55 88 22 Gratuito, anonimo, attivo tutti i giorni. Per giocatori, familiari e chi vuole informarsi.
Ser.D. (Servizio per le Dipendenze) della tua ASL Accesso diretto, gratuito, senza ricetta medica. Équipe multidisciplinare specializzata.
Gam-Anon Gruppi di supporto per i familiari dei giocatori dipendenti. Trovi i gruppi su: www.gamanon.it
Giocatori Anonimi Gruppi di mutuo aiuto per chi soffre di dipendenza dal gioco. Trovi i gruppi su: www.giocatorianonimi.it
Se questo è un gioco Il nostro servizio di supporto psicologico online in collaborazione con gli esperti di Vinciamo il gioco che trovi qui.

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