Oltre il calcio-scommesse. Parla il giornalista Giovanni Albanese

da | 9 Gennaio 2024

«Il problema non è dei tre calciatori (Fagioli, Zaniolo e Tonali), ma di tutti i coetanei che nascono col cellulare in mano e hanno una gestione dei dispositivi elettronici assodata, strutturata» a fare questa dichiarazione è il giornalista sportivo Giovanni Albanese che scrive di calcio, in particolare di Juventus per La Gazzetta dello Sport.

Il fatto di cronaca a cui ci riferiamo – e di cui abbiamo già parlato qui e qui – riguarda lo “scandalo” dei tre giocatori di calcio Niccolò Fagioli, talento della Juventus, Niccolò Zaniolo, ex Roma, all’Aston Villa in Premier League, e Sandro Tonali, ex Milan che si è trasferito al Newcastle. Questi giovani talenti del calcio sembrerebbero soffrire di disturbo da gioco d’azzardo; Fagioli è in cura da Paolo Giarre che fa parte degli esperti che supportano la condivisione di conoscenza di Se questo è un gioco.

Giovanni Albanese non è un esperto di gioco d’azzardo né di disturbo da gioco d’azzardo (non chiamiamolo ludopatia), ma «in passato, quando mi occupavo di cronaca, ho trattato anche il mondo delle dipendenze. Rimango rimango però un giornalista sportivo. Tuttavia quello del gioco è un tema che esce dallo sport, soprattutto se di mezzo ci sono le nuove generazioni che, proprio a causa della pervasività dell’online, sono particolarmente esposti ai rischi delle dipendenze».

In che senso?

Basta soffermarsi sulla gestualità che i ragazzi hanno da quando viene messo loro in mano il cellulare. Non dimentichiamo che sono i genitori a concedere lo smartphone ai propri figli minorenni e che spesso, fin da piccoli, glielo lasciano in mano, magari per calmarli o per distrarli. Purtroppo però i cellulari nascondono dei mostri, ossia pericoli a cui, sappiamo bene, la nuova generazione essere particolarmente esposta.

Dunque l’episodio dei tre calciatori coinvolti nelle scommesse va oltre il mondo del calcio?

Certo e va anche oltre il mondo dello sport in generale. Quello di Fagioli, Zaniolo e Tonali non è il classico caso di calcio-scommesse. Si tratta di un problema sociale che riguarda tanti loro coetanei a causa della pervasività dell’online e in particolare della pratica delle scommesse online illegali, estremamente facili e accessibili.

Per quanto riguarda nello specifico ragazzi di talento sportivo che arrivano ai livelli di una serie A che cosa ci può dire?

Quando parliamo di giovani sportivi di grande talento che si dedicano totalmente alla propria disciplina, facendo molti sacrifici e nello stesso tempo sentendosi caricati di responsabilità, dobbiamo ricordarci che sono appunto giovani. Non possono dunque avere piena consapevolezza dei rischi che corrono, soprattutto quando cominciano ad avere grandi disponibilità economiche. Per questo motivo bisogna formarli bene, sin dai loro primi anni di crescita.

Il mondo del calcio ha consapevolezza di questo problema?

I club fanno attività di prevenzione, quindi i calciatori sanno benissimo che non posso scommettere sulla propria disciplina sportiva. E questo vale per qualsiasi tipo di sport ad ogni livello. Ma evidentemente non basta o non è ancora efficace. Il problema rimane perché ormai la scommessa sembra essere diffusa tra gli sportivi, facilmente accessibile. Dunque, se cominci a scommettere e hai tanta possibilità economica, cominci anche a perdere moltissimi soldi e ti trovi presto nella condizione di doverli in qualche modo recuperare. Col serio rischio d’infrangere il Codice Sportivo, perché ti ritrovi a puntare sulla tua disciplina, pensando di avere più certezze, conoscendola sicuramente meglio delle altre.

Che cosa il mondo del calcio e dello sport in generale potrebbe fare?

Bisognerebbe lavorare di più e meglio sui settori giovanili con figure specializzate che supportino i ragazzi e li seguano anzitutto da un punto di vista psicologico, aiutandoli a maturare la consapevolezza dei rischi, delle proprie scelte e azioni, offline e online.

Lei scrive di Juve. Che cosa ci può dire di Fagioli?

Nicolò ha preso consapevolezza del suo problema e questo gli ha permesso di chiedere aiuto. È stato un punto di svolta importante. Adesso Nicolò Fagioli sta procedendo nel suo percorso di recupero e io spero che la sua storia in futuro possa essere di aiuto per tanti altri ragazzi.

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