Combattere l’azzardopatia con il gioco sano

da | 20 Giugno 2025

Un gioco vero per svelare le dinamiche del gioco d’azzardo e imparare a riconoscerne i pericoli, giocando. È questa la missione di Un Po’ di Giochi, il progetto ideato dall’associazione Hauser Dosolo (Mantova), che da anni promuove il valore del gioco sano per tutte le età. Ora questo impegno si traduce in un’idea innovativa: un gioco di ruolo pensato per educare e sensibilizzare sull’azzardopatia, affrontando il gioco d’azzardo con le sue stesse armi.

Un gioco di ruolo per decostruire l’azzardo: “Il Colpo della Vita”

In collaborazione con Officina Meningi, casa editrice specializzata in giochi narrativi, il team di Un Po’ di Giochi ha sviluppato un gioco di ruolo originale, che simula le dinamiche psicologiche e ambientali del gioco d’azzardo patologico. Il titolo? Non dichiarato, ma l’esperienza proposta è chiara: i giocatori interpretano una banda di ladri in missione per compiere il “colpo della vita”.

«Noi ci definiamo ludopatici nel senso buono del termine», dice Mattia Lannunziata, ideatore del progetto, «perché amiamo il gioco, ma quello sano, quello che unisce, che stimola la mente e crea relazioni».

Nessuna predica, solo esperienza immersiva

Il gioco non parla direttamente di azzardopatia né fa la morale: porta le persone a viverne le logiche attraverso una narrazione coinvolgente e realistica. I giocatori si muovono in ambienti chiusi, oscuri, privi di orologi e luce naturale – proprio come i casinò o le sale slot, studiati per far perdere la cognizione del tempo. In questo contesto i partecipanti sperimentano la perdita di controllo e la dipendenza da dinamiche casuali, tipiche del gioco d’azzardo.

Il Fixer: il volto dell’usura

Uno degli elementi chiave è l’incontro con il Fixer, personaggio misterioso che può fornire aiuto decisivo, ma a un prezzo altissimo. Il Fixer incarna la figura dell’usuraio, tristemente presente anche nella vita di chi è vittima di indebitamento da gioco. I giocatori si troveranno a dover decidere se “comprare” vantaggi per compiere il colpo finale… rischiando però di non avere più risorse per fuggire.

Il messaggio finale è forte: non si pianifica nulla, si gioca d’azzardo e si perde. Il denaro va e viene in modo casuale, e l’eventuale vincita è pura fortuna. Un modo diretto, ma giocoso, per far riflettere sui meccanismi illusori del gioco d’azzardo.

0 commenti

Invia un commento

Articoli e approfondimenti

Articoli recenti

Cristina: “Giocavo per sparire, non per vincere”

Cristina ha quarantaquattro anni, un marito, due figli, un lavoro come tante. Racconta in prima persona come una solitudine mai detta a nessuno l’ha portata, sabato dopo sabato, dentro una sala slot, e come il segreto sia diventato debito, bugia, isolamento, fino al giorno in cui un estratto conto ha reso impossibile continuare a nascondersi. Una testimonianza su una dipendenza che le donne, spesso, riescono a nascondere meglio, e per questo restano più sole ad affrontarla

Non lo chiamavo gioco d’azzardo. Lo chiamavo il mio gioco

Matteo ha sedici anni. Racconta in prima persona come è passato dalle casse premio dei videogiochi alle scommesse sportive, il debito nascosto a un compagno di scuola, le bugie in famiglia, e il giorno in cui una notifica sul telefono ha fatto crollare tutto. Una testimonianza sul confine sempre più sottile tra gioco e azzardo, vista dagli occhi di chi lo sta attraversando

Come i titoli dei media normalizzano l’azzardo

Un pensionato che sviene di gioia, un tabaccaio commosso, uno slogan rassicurante: sono gli ingredienti ricorrenti di un linguaggio mediatico che, titolo dopo titolo, trasforma un mercato costruito per far perdere la maggioranza in un racconto di opportunità e fortuna. Abbiamo passato in rassegna decine di esempi reali, dalla cronaca locale ai siti di scommesse, per capire come funziona.

storie di gioco

Cristina: “Giocavo per sparire, non per vincere”

Cristina ha quarantaquattro anni, un marito, due figli, un lavoro come tante. Racconta in prima persona come una solitudine mai detta a nessuno l’ha portata, sabato dopo sabato, dentro una sala slot, e come il segreto sia diventato debito, bugia, isolamento, fino al giorno in cui un estratto conto ha reso impossibile continuare a nascondersi. Una testimonianza su una dipendenza che le donne, spesso, riescono a nascondere meglio, e per questo restano più sole ad affrontarla

Non lo chiamavo gioco d’azzardo. Lo chiamavo il mio gioco

Matteo ha sedici anni. Racconta in prima persona come è passato dalle casse premio dei videogiochi alle scommesse sportive, il debito nascosto a un compagno di scuola, le bugie in famiglia, e il giorno in cui una notifica sul telefono ha fatto crollare tutto. Una testimonianza sul confine sempre più sottile tra gioco e azzardo, vista dagli occhi di chi lo sta attraversando

Azzardo Live

Come i titoli dei media normalizzano l’azzardo

Un pensionato che sviene di gioia, un tabaccaio commosso, uno slogan rassicurante: sono gli ingredienti ricorrenti di un linguaggio mediatico che, titolo dopo titolo, trasforma un mercato costruito per far perdere la maggioranza in un racconto di opportunità e fortuna. Abbiamo passato in rassegna decine di esempi reali, dalla cronaca locale ai siti di scommesse, per capire come funziona.

i nostri esperti

Cristina: “Giocavo per sparire, non per vincere”

Cristina ha quarantaquattro anni, un marito, due figli, un lavoro come tante. Racconta in prima persona come una solitudine mai detta a nessuno l’ha portata, sabato dopo sabato, dentro una sala slot, e come il segreto sia diventato debito, bugia, isolamento, fino al giorno in cui un estratto conto ha reso impossibile continuare a nascondersi. Una testimonianza su una dipendenza che le donne, spesso, riescono a nascondere meglio, e per questo restano più sole ad affrontarla

Non lo chiamavo gioco d’azzardo. Lo chiamavo il mio gioco

Matteo ha sedici anni. Racconta in prima persona come è passato dalle casse premio dei videogiochi alle scommesse sportive, il debito nascosto a un compagno di scuola, le bugie in famiglia, e il giorno in cui una notifica sul telefono ha fatto crollare tutto. Una testimonianza sul confine sempre più sottile tra gioco e azzardo, vista dagli occhi di chi lo sta attraversando

Compagni di gioco

Cambio Gioco 2026: Giocare d’anticipo contro l’azzardo

Si è conclusa la quarta edizione di Cambio Gioco, la settimana di prevenzione contro il gioco d’azzardo patologico organizzata dal Dipartimento per le Dipendenze dell’ULSS 6 Euganea e finanziata dal Ministero della Salute. Dal 9 al 13 marzo 2026, Padova è stata il centro di un’iniziativa che ha coinvolto — in presenza e online — 16.700 partecipanti, distribuiti in 12 appuntamenti e accompagnati da 26 relatori tra i più autorevoli in Italia sui temi delle dipendenze, della salute mentale e dell’educazione. Se questo è un gioco, è media partner dell’iniziativa: seguiamo Cambio Gioco perché ne condividiamo la missione — portare informazione seria, accessibile e concreta a chiunque voglia capire cosa sia davvero il gioco d’azzardo patologico e come proteggersi.

8x1000 avventista

Se questo è un gioco è un progetto finanziato grazie ai fondi Otto per mille della Chiesa Avventista. Clicca qui per saperne di più.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.