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GIOCO D’AZZARDO LEGALE E ILLEGALE

Gioco d'azzardo legale e illegale

Legale o illegale. Non è un dilemma shakespeariano su cui gli esperti del settore sono chiamati a rompersi il capo. Si tratta piuttosto di una questione che tutti ci riguarda. Perché l’azzardo presenta aspetti ampi, ramificati e complessi che arrivano a toccare le tasche, la sicurezza e la coscienza di ciascuno di noi. 

 

 

Legale o illegale è il tema dirimente e attualissimo del comparto del gioco in Italia che lascia non poche perplessità, ben analizzato e approfondito dalla Direzione investigativa antimafia che racconta di un mercato ampio che implica grandi profitti, realizzati in base a due direttrici: «Da un lato la gestione “storica” del gioco d’azzardo illegale, le cui prospettive sono andate allargandosi con l’offerta online; dall’altro, la contaminazione del mercato del gioco e delle scommesse legali che garantisce rilevanti introiti, a fronte del rischio di sanzioni, ritenute economicamente sopportabili». 

 

 

Lo scopo delle organizzazioni criminali che si infiltrano nel settore dei giochi non è solo il ricavo di ingenti profitti, ma anche il riciclaggio dei capitali illeciti. L’azzardo come grande lavatrice per la mafia.

Il gioco d’azzardo è vietato dal nostro Codice Penale, salvo deroghe decise dai governi che hanno il potere di inserire determinati giochi tra quelli autorizzati. Attualmente in Italia è assente una normativa organica sul gioco d’azzardo. Per regolamentarlo vengono inserite di volta in volta alcune norme nel Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.), nelle leggi statali, nei regolamenti delle amministrazioni come l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nelle leggi regionali, nei regolamenti e nelle ordinanze comunali.

COME E DOVE AGISCE LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA

Per quanto riguarda l’ambito propriamente illegale, legato al gioco, ecco le modalità di azione, tutte intimamente connesse al territorio:

  • la tradizionale attività estorsiva ai danni delle società concessionarie, delle sale da gioco e degli esercizi commerciali (soprattutto bar e tabaccherie);
  • l’imposizione di apparecchi negli esercizi pubblici da parte dei clan o l’alternativa di consentire l’installazione ad altri a fronte del pagamento di una somma mensile per ogni apparecchio;
  • la concessione di prestiti a tassi usurari nei confronti di giocatori affetti da Disturbo da Gioco d’Azzardo Patologico.

A queste attività si aggiungono quelle, più sofisticate, legate alla gestione delle scommesse sportive e dei giochi online, realizzate attraverso i cosiddetti “centri di trasmissione dati” (CTD) su piattaforme collocate all’estero. 

La Direzione investigativa antimafia lo descrive come un circuito totalmente “invisibile” per il quale è difficilae fare delle stime, a causa della scala internazionale del fenomeno. Tuttavia l’Agenzia delle Dogane e Monopoli nel luglio 2015 ha oscurato 5.436 siti di scommesse non autorizzati, mentre a dicembre 2018 i siti confluiti nella black list erano 8.009.

Ci sono poi tutte quelle attività ‘grigie’, ossia a metà starda tra illegale e legale come i prestiti a usura, ma anche «l’imposizione di lavoratori e fornitori di beni e servizi e gli investimenti nelle strutture alberghiere e in locali di intrattenimento». E così si passa alle evere e proprie infiltrazioni nel comparto legale. 

Le organizzazioni criminali puntano a inserirsi nel comparto del gioco d’azzardo – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, concessionari, gestori o distributori, esercenti – con l’obiettivo di appropriarsi degli importi spettanti al Monopolio e delle somme dei concessionari, direttamente proporzionali al volume delle giocate. Come? Attraverso varie modalità:

  • introduzione abusiva nel sistema telematico 
  • scollegamento delle apparecchiature dalla rete pubblica
  • manomissione delle slot machine e delle videolottery che, pur risultando regolarmente collegate alla rete telematica dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, trasmettono solo in parte i dati relativi alle giocate, consentendo dunque alle organizzazioni di accaparrarsi parte del denaro destinato all’imposizione tributaria
  • ricorso a persone al vertice di gruppi imprenditoriali nel settore dei giochi 
  • gestione esercizi commerciali intestati a prestanome dei clan.

L’azzardo è la lavatrice della mafia

La criminalità organizzata non solo si avvale di canali illegali, ma si infiltra anche nel mercato legale attraverso cui ripulisce i propri soldi sporchi. Secondo il Procuratore Nazionale Antimafia, il valore del mercato illegale in Italia sarebbe pari al 20% di quello legale, dunque superiore ai 20 miliardi di euro. D’altro canto è molto difficile calcolare con precisione i profitti mafiosi e i danni inferti all’economia dei territori, derivanti dal riciclaggio di denaro di provenienza illecita nel settore legale, che si traducono in una distorsione della concorrenza e delle regole del libero mercato.

Dalle risultanze investigative e giudiziarie emerge, infatti, che non è più ritenuto disonorevole per la mafia impegnarsi anche in quest’ambito. Ce lo dice la relazione della direzione investigativa antimafia: «Tutte le consorterie mafiose, dalla ’ndrangheta alla camorra, da cosa nostra alla sacra corona unita, sono interessate al business dell’azzardo. Numerose indagini di questi ultimi anni hanno dimostrato come le mafie collaborano tra loro per mettere in piedi sistemi di gioco legale e illegale, creando delle vere e proprie consorterie criminali, che consentono di raggiungere una capillare infiltrazione nell’intero settore, assicurando di fatto una posizione di predominio alle famiglie mafiose rispetto agli operatori del circuito legale e contribuendo in maniera determinante a rendere difficoltosa l’attività di controllo da parte degli organi istituzionali preposti, favorendo così anche il reimpiego di capitali illeciti».

 

Proibizionismo sì, proibizionismo no

Switchare tra legale e illegale è semplice anche perché spesso il giocatore non ne ha consapevolezza. Nel 2020 sono stati stimati circa 4,4 milioni di giocatori in canali illegali. Con i giochi di nuova generazione, infatti, l’incremento delle giocate fa registrare evidenti accelerazioni. Come rileva il Primo Rapporto di ricerca – Luiss Business School e Ipsos del Progetto sul settore del Gioco in Italia, nell’ambito dell’Osservatorio sui Mercati Regolati «il giocatore che gioca in circuiti illegali non è un soggetto ai margini della società, bensì è una persona integrata nel tessuto sociale che ha un’occupazione (72%) e un tenore sopra la media (14%). Il giudizio sul gioco illegale denota una certa indulgenza da parte di molti giocatori: solo 2 italiani su 3 ritengono che si possono avere problemi con la legge, percentuale che scende a 1 su 2 tra i giocatori dei canali illegali. Ma la tolleranza rispetto ai comportamenti illegali sembra essere in contrasto col percepito generale del gioco illegale, che è considerato un problema serio dall’86% degli Italiani e persino dal 69% dei giocatori dei canali illegali».

Inoltre un terzo dei giocatori online gioca su siti illegali. Lo rileva l’indagine Conoscenza e percezione dei siti di scommesse illegali”Realizzata da Emg Different per la Lega Operatori di Gioco su Canale Online (Logico) e svolta tra il 2 e il 6 ottobre 2021 su un campione di 2.000 persone rappresentative della popolazione di circa 700 comuni italiani.Tra i giocatori online il 46,7% conosce almeno un sito legale, mentre l’11,7 è a conoscenza dei siti illegali.

Le fonti principali sono: 
– il passaparola (28%)
– la pubblicità in tv, sui giornali, in radio o per strada (27%)
– la pubblicità sul web e sui social (21%).

Emerge, inoltre, che non c’è una precisa consapevolezza della pericolosità del gioco online illegale: solo il 25% dei giocatori ne conosce i rischi, contro il 53% del totale degli intervistati. 

E a chi, di fronte a un sistema evidente fallace invia il proibizionismo, risponde il  rapporto Lottomatica-Censis sul gioco legale che ci dice quanto agli Italiani il proibizionismo non piaccia. Secondo il dati raccolti, infatti, di fronte all’ipotesi di una forte limitazione della possibilità di praticare i giochi legali, per il 60% degli italiani si finirebbe per generare un aumento dei giocatori illegali a tutto vantaggio della criminalità. Ne sono più convinti i laureati (63,4%) e i giovani (63,8%).

La percezione dunque conferma la vulgata dei chi gestisce il comparto del gioco in Italia, ossia: meno gioco legale = più gioco illegale. Tuttavia Recenti studi dimostrano che il nesso legalizzazione -riduzione del consumo ergo diminuzione del business in mano alle mafie è falso Numeri alla mano scopriamo così che il dilemma tra “proibizionismo” e “antiproibizionismo” risulta fallace. Si tratta piuttosto di comprendere anzitutto come funzionano i rigged markets, ossia i mercati manipolati. Si tratta di offerte che inducono e creano domanda, ampliando la platea dei consumatori con prodotti ad alto potenziale di addiction. Quindi i produttori di azzardo, diciamo il lato industriale della medaglia, privatizza i profitti e socializza le perdite (sanitarie, sociali, relazionali, commerciali, persino industriali). Quindi chi davvero vince sono gli oligopoli del settore: pochi, grossi gruppi per lo più finanziari che operano in concessione, ma sono in grado di dettare al concessionario (lo Stato) le loro regole.

Parliamo piuttosto di illegalità nel gioco

Legale e illegale non è un dilemma shakespeariano. Meglio forse parlare di illegalità nel gioco. Non esiste, infatti, semplicemente il gioco illegale in quanto tale, ma ci sono anche infiltrazioni  e ramificazioni all’interno del comparto legale. Il confine quindi tra lecito e illecito è molto sottile e la prolificazione dell’offerta, così come il mercato digitale, complicano ogni distinzione netta. 

Nel frattempo AAMS dichiara di lavorare prima di tutto identificando l’argine di confine tra ciò che è legale e illegale, attraverso una forte attività di vigilanza. Ha, infatti, istituito il Gruppo Operazioni che sta attuando un’attività di repressione con chiusure di luoghi illegali. Contemporaneamente rileva costantemente le anomalie nei luoghi che sono accreditati, grazie a sistemi di vigilanza e di monitoraggio tecnologicamente avanzati. Il terzo passo è informare l’utente che deve essere consapevole per non diventare parte del cortocircuito dell’illegalità. Per questo motivo Se questo è un gioco ha come obiettivo la consapevolezza del giocatore.

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