Quando a giocare d’azzardo sono persone anziane. Come proteggerle

da | 30 Maggio 2025

In Italia, sempre più anziani, definiti come silver age, si avvicinano al gioco d’azzardo: per 6 giocatori su 10 le scommesse sono abitudini consolidate da più di 10 anni. Nel corso del 2020, inoltre, il 25% degli over 65 è entrato nel mondo delle scommesse con una frequenza di almeno una giocata al mese. Predilige le scommesse nei luoghi fisici e solo il 3% pratica betting online. Il 13% spende anche più di 10 euro alla settimana, mentre il 42% non supera i 3 euro per scommessa. 

Ma più dei numeri a colpire solo le parole e le storie di ex gocatori e giocatrici e di chi staseguendo un percorso di recupero.

“Ho festeggiato quando mia sorella mi ha prestato gli ultimi mille euro per chiudere il debito in banca” “Ho litigato di nuovo con mia moglie, la discussione però è stata meno violenta dell’ultima volta, perché siamo seguiti da specialisti e ci siamo affidati anche a un centro antiusura” “Da quando sono andato in pensione ho molto tempo libero e all’inizio l’ho usato molto male, giocando tando con le slot machine. Ho buttato via troppi soldi, tnto da non avere più i soldi fare anche piccoli regali ai miei nipotini” “Da quando partecipo a Giocatori Anonimi ho avuto solo un paio di ricadute e non mi sento più sola” “Una sera in cui mi sentivo solo sono andato al casinò e ho fatto la mia prima vincita: è stato l’inizio della fine” “Giocare mi è sempre piaciuto, ma finché ho lavorato e avevo da gestire la famiglia non ero mai stata compulsiva” “Sono diventato un giocatore patologico dopo i sessant’anni, dopo un intervento andato male che mi ha lasciato con difficoltà a camminare” “Continuavo a perdere soldi e così sono arrivata a portare i miei gioielli al monte dei pegni, pensando poi di riscattarli, ma non ci sono più riuscita. Mi sono giocata anche la collana che mi aveva regalato mia mamma quando mi sono sposata”. “Io dopo l’orologio d’oro ereditato da mio padre, mi sono giocato addirittura le mance dei miei nipoti” “So che, se dovessi giocare anche solo due euro, tornerei nella dipendenza”.

Testimonianze come queste rendono conto di una emergenza sociale diffusa eppure silenziosa, perché non le si dà voce. Nonostante i numeri parlino: in Italia 1 persona su 10 di più di 65 anni soffre di sintomi depressivi. Il problema è più frequente con l’avanzare dell’età (si arriva al 17 per cento dopo gli 85 anni), nella popolazione femminile (14 per cento contro il 7 per cento negli uomini), tra chi ha difficoltà economiche (34 per cento), chi ha una diagnosi di patologia cronica (18 per cento) o chi vive solo (14 per cento). Questa è una delle motivazioni che stanno alla base della fuga nell’azzardo. Ma non è la sola.

Perché gli anziani giocano d’azzardo

Le motivazioni che spingono una persona anziana a iniziare (o a intensificare) l’attività di gioco sono molteplici. E spesso si intrecciano tra loro, a partire dalla noia e dalla solitudine che spingono verso l’azzardo come un modo per riempire il tempo e combattere l’isolamento sociale, soprattutto in chi vive da solo o ha una rete familiare ridotta. Ma anche il periodo del post-pensionamento in molti casi è delicato, tanto che possono emergere fragilità che fino a quel momento erano rimaste nasconte.

E così andare al bar o in sala bingo è un’occasione per uscire di casa e socializzare. Ci sono poi casi in cui si cerca di distrarsi da una dolore emotivo. Per esempio alcuni anziani iniziano a giocare dopo un lutto, ma anche con la perdita di ruolo familiare, per esempio quello genitoriale, quando i figli escono di casa. Inoltre la pensione garantisce un reddito costante e tanto tempo libero: un mix pericoloso, se si è vulnerabili, in un contesto in cui ormai il gioco d’azzardo, ampiamente diffuso e socialmente accettato, è normalizzato.

Come e a cosa giocano gli anziani

Anche per la silver age ci sono differenze tra uomini e donne. I primi preferiscono giochi con una componente sociale o competitiva, come scopa, briscola o tressette, e preferiscono frequentare bar, circoli ricreativi o agenzie di scommesse. Inoltre sono più inclini a investire somme più alte in slot machine e videolottery, sebbene rappresentino ancora una minoranza rispetto ai giovani. Le done invece scelgono giochi come Gratta & Vinci, Lotto, Superenalotto e Bingo. Partecipano meno alla vita dei circoli e sono più presenti in attività domestiche o di cura dei familiari.

In generale i giochi più amati dagli anziani sono quelli che richiedono poca strategia: primo fra tutti il Gratta & Vinci, seguito da Lotto e Superenalotto: tra il 13% e il 14%. Sono molto diffusi poi Bingo e lotterie istantanee. Anche se minoritari, vanno segnalate anche le scommesse sportive e le slot machine e videolottery.

Solo il 3% degli anziani utilizza piattaforme online per giocare: la barriera tecnologica è ancora forte, anche se in lento cambiamento. Tuttavia, stanno lentamente avvicinandosi al digitale, soprattutto per giochi più semplici e accessibili come le scommesse sportive online. Ci sono infatti piattaforme di gioco che stanno adattando le loro interfacce alle esigenze della silver age con grafiche semplificate e colori ad alto contrasto che facilitano la navigazione per chi ha meno familiarità con la tecnologia. Questo li espone a ulteriori rischi, infatti questa fascia di età è più soggetta alle truffe online.

I familiari dovrebbero monitorare le attività online ed educare sull’uso sicuro di internet, insegnando a riconoscere siti affidabili e a evitare offerte troppo allettanti per essere vere.

Quando l’azzardo diventa un problema

Ci sono alcuni campanelli d’allarme che i familiari dovrebbero sentir suonare. Quando per esempio proprio caro: gioca molto più frequentemente del solito, dedica al gioco una parte rilevante della propria pensione, mente sulla quantità di denaro o tempo spesi, mostra irritabilità o agitazione se non può giocare, si isola, scompaiono oggetti di valore.

Ma quando si è da soli? Alcuni anziani si rivolgono ai servizi sociali per chiedere un aiuto economico, ma i soldi finiscono in fretta, anche questo è un segnale che gli assistenti sociali dovrebbero intercettare, o anche quando si rinuncia alle visite mediche per non dover pagare il ticket.

La dipendenza da gioco in età avanzata è spesso sottovalutata o non riconosciuta. Anche perché può essere confusa con normali cambiamenti legati all’età, come perdita di memoria o tristezza. In realtà, può causare gravi danni economici, minare la qualità della vita e peggiorare eventuali problemi di salute già presenti. Fanno riflettere testimonianze come queste:

“Avrei preferito che avesse un’amante, perché almeno avrei avuto qualcuno da affrontare: fronteggiare il gioco invece è difficile, perché dall’altra parte non c’è niente” “Era come non avere più un padre. Davanti a me c’era una persona che non riconoscevo più”

Come aiutare un familiare anziano che ‘gioca’ troppo

I familiari hanno un ruolo fondamentale nel riconoscere i segnali del gioco patologico e nel rompere il silenzio che spesso accompagna queste situazioni. Parlarne, chiedere aiuto, coinvolgere medici o operatori dei servizi è il primo passo per affrontare il problema. Non si deve aspettare che la situazione peggiori. Esistono servizi pubblici e privati che possono offrire supporto concreto, sia alla persona coinvolta sia alla famiglia. Anzitutto i Ser.D (Servizi per le Dipendenze), presenti in tutte le ASL che offrono percorsi gratuiti di supporto psicologico e medico. E poi centri specializzati che forniscono psicoterapia individuale e di gruppo, gruppi di auto-mutuo-aiuto e supporto anche per familiari. Non va dimenticato poi il sostegno legale e finanziario dei centri antiusura per gestire situazioni di indebitamento o rischio economico. Esistono infine anche percorsi residenziali, utili nei casi più gravi.,seppur meno frequenti per pazienti anziani che difficilmente vogliono lasciare la propria casa e le proprie abitudini.

Pensando proprio alla famiglia abbiamo attuato il servizio gratuito online di supporto per i familiari insieme a Vinciamo il Gioco che trovi qui.

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