Fratelli e sorelle: le vittime invisibili del gioco d’azzardo

da | 13 Giugno 2025

Quando si parla di gioco d’azzardo patologico, l’attenzione si concentra spesso sul giocatore e, al massimo, sui genitori o sul partner. Ma c’è una categoria che resta in ombra: quella dei fratelli e delle sorelle. Eppure anche loro subiscono gravi conseguenze psicologiche, relazionali ed economiche, spesso senza ricevere alcun tipo di supporto.

«Mio fratello era il figlio brillante. Quando ha cominciato a scommettere, non l’ho detto a nessuno per anni. Ho passato l’università a preoccuparmi per i miei genitori. Ogni volta che squillava il telefono, avevo paura fosse per lui»

Questa è una delle tante testimonianze di fratelli e sorelle, vittime spesso invisibili dell’azzardo in famiglia.

Conseguenze relazionali: squilibri, ruoli invertiti e rotture

Il gioco d’azzardo patologico spesso mina i rapporti familiari. I fratelli possono sentirsi trascurati o messi da parte rispetto al familiare con dipendenza, la cui condizione assorbe tempo, energie e risorse emotive ed economiche. A volte assumono un ruolo da caregiver, cercando di proteggere i genitori o altri fratelli minori, con un sovraccarico emotivo non adeguato alla loro età. Nei casi più gravi, si verificano rotture nei legami familiari, perdita di fiducia e allontanamento.

«Mi sono staccata da lui per non soffrire più. Ma poi ho perso anche i miei genitori: erano tutti presi da lui. Io ero quella forte, quella che doveva capire, aspettare, mediare»

Alcuni fratelli o sorelle poi si ritrovano a rinunciare alla propria progettualità, soprattutto quando i genitori sono anziani o in difficoltà. Si crea un’ambivalenza lacerante: da una parte il desiderio di aiutare, dall’altra il bisogno di affermare la propria autonomia.

«È come se la nostra famiglia orbitasse intorno al problema di mio fratello. I miei genitori erano così presi dal cercare di salvarlo, che io sono diventata invisibile. Solo ora, a 28 anni, sto iniziando a parlare di tutto quello che ho vissuto»

Conseguenze psicologiche: ansia, impotenza, senso di colpa

Vivere accanto a un fratello o una sorella che gioca compulsivamente comporta un continuo stato di allerta. Lo stress è costante, alimentato dall’incertezza e dalla paura che accada qualcosa di grave. Molti sviluppano senso di impotenza e colpa per non aver fatto abbastanza. Nei casi più gravi si manifestano sintomi depressivi, isolamento, vergogna. C’è il timore di essere giudicati, o di dover giustificare il comportamento del fratello davanti a coetanei, a scuola o al lavoro. Anche la paura per il futuro prende il sopravvento: ci si preoccupa per la stabilità economica della famiglia o per l’incolumità del fratello o della sorella.

Conseguenze economiche: debiti condivisi e rinunce

In molte famiglie, fratelli e sorelle si trovano coinvolti – direttamente o indirettamente – nella copertura dei debiti del giocatore. A volte rinunciano a opportunità di studio o lavoro per restare vicino alla famiglia o per sostenere economicamente i genitori e i nipoti. In altri casi, subiscono furti o sottrazioni di denaro.

«Ho smesso di studiare per iniziare a lavorare. Dovevamo pagare i debiti. Lui spariva per giorni. Io non sapevo con chi parlarne»

L’ansia costante di dover gestire emergenze o minacce da parte di usurai è un altro fattore di pressione, spesso sottovalutato.

Fratelli maggiori e rischio emulazione

Come sta emergendo dalle ricerche scientifiche, i fratelli maggiori hanno in particolare, un ruolo chiave nella modellazione dei comportamenti a rischio nei minori. Al contrario un fratello maggiore che gioca può diventare un modello di riferimento per i più piccoli, aumentando il rischio di emulazione.

Le ricerche indicano che i fratelli possono avere un ruolo positivo nell’incoraggiare il familiare con dipendenza a chiedere aiuto e a rimanere in terapia. Tuttavia, il loro coinvolgimento deve essere supportato da professionisti, per evitare che diventi un peso insostenibile. Studi recenti confermano che il trattamento è più efficace quando tiene conto anche delle relazioni familiari. Allo stesso modo, il danno legato all’azzardo può essere ridotto coinvolgendo anche gli altri membri della famiglia.

Le soluzioni possibili

Dare voce ai fratelli be alle sorelle, riconoscerne le difficoltà e offrire spazi di ascolto e percorsi di sostegno dedicati è fondamentale per rompere l’isolamento e restituire dignità a tutte le vittime dell’azzardo. In particolare servono:

  • Supporto psicologico mirato: è fondamentale offrire percorsi terapeutici anche per fratelli e sorelle, riconoscendo il loro vissuto come unico. In Italia, i Ser.D e alcune associazioni danno sostegno, come il servizio di supporto psicologico gratuito e online che offriamo in collaborazione con Vinciamo il Gioco e che è sostenuto dall’8×1000 alla Chiesa Avventista. Lo trovi qui.
  • Gruppi di auto-aiuto dedicati: come qulli di Giocatori Anonimi destinati ai familiari e che si chiamano Gamanon
  • Riconoscimento nei servizi: fratelli e sorelle devono essere riconosciuti come caregiver emotivi nei servizi sociosanitari e nelle politiche pubbliche.
  • Formazione per operatori: chi lavora nella cura delle dipendenze deve imparare a leggere anche la sofferenza di chi non è genitore o partner del giocatore.

I fratelli e le sorelle di persone con disturpo da gioco d’azzardo sono vittime invisibili, ma reali. Hanno bisogno di ascolto, di spazi per elaborare la propria sofferenza e di strumenti per ricostruire relazioni sane. Far emergere queste storie è il primo passo per rompere l’isolamento e restituire dignità a chi soffre in silenzio.

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