Luigi Ciatti: “La vittima di usura è come un tossicodipendente”

luigi ciatti

Continuiamo con Luigi Ciatti, presidente dell’Ambulatorio Antiusura di Confcommercio Roma (Lazio)  e collaboratore di Fondazione Adventum, il percorso di conoscenza sull’indebitamento e sull’usura, così da prevenirne i rischi e aiutare chi ne è vittima. 

Una vittima (l’usurato) che presto diventa dipendente… dal denaro. Sembra un paradosso… e lo è. 

Scopriamo insieme a Luigi Ciatti cosa significa e perché questo ci riguarda tutti. In particolar modo sappiamo che la vittima di usura ha gli stessi comportamenti di una persona dipendente da sostanze stupefacenti o da gioco d’azzardo. Tanto che l’usuraio diventa (come) la droga o la slot machine.

Usura: dipendenza da denaro

«Piuttosto vendono la casa della madre a sua insaputa o si fanno puntare una pistola alla tempia nel parco di fronte alla scuola dei figli, ma le vittime di usura considerano l’usuraio come la loro unica risorsa» spiega Ciatti, riportando la lunga esperienza maturata in tanti anni di lavoro presso l’Ambulatorio Antiusura. «Cattivo è lo Stato che è assente. Ladra è la banca che espelle dal credito. Nemico è il fratello che non fa più prestiti. E così l’usuraio è un amico, forse l’unico amico rimasto, mentre stringe sempre più la morsa del debito e della dipendenza dal denaro».

Per un giocatore d’azzardo patologico il vortice della dipendenza a questo punto si amplifica e comincia a girare sempre più veloce, saettando all’interno di una rete di bugie e sotterfugi quotidiani.

«Proprio come un tossicodipendente la vittima di usura generalmente non vuole denunciare» continua Ciatti «non per paura, in molti casi, bensì perché altrimenti non saprebbe a chi chiedere il denaro (la sua droga). Gli usurati vivono in una dimensione irreale di bugie – proprio come i giocatori d’azzardo patologico – conducendo spesso vite al limite, fatte di minacce e rischi per la propria incolumità, arrivando spesso alla fine addirittura a credere alle proprie bugie».

Crisi economica e ignoranza finanziaria

Il contesto che stiamo vivendo da diversi anni ormai, inasprito dalla pandemia e dalla guerra, ci fa vivere quella che Luigi Ciatti ben definisce «una stagione storica del debito» che trova terreno fertile in una società capitalista che costantemente «spinge al consumo». 

Da una parte il progressivo aumento del disagio economico colpisce anche persone e famiglie “insospettabili” che mai hanno mancato un pagamento e che soprattutto non sono abituate a gestire situazioni di difficoltà economica, perché non ne hanno mai fatto esperienza.

Dall’altra sappiamo che mediamente la popolazione italiana non ha conoscenze finanziarie di base che possano arginare la deriva del sovraindebitamento. Per questi motivi «vediamo ogni giorno che tutte le fasce sociali possono facilmente venire coinvolte ed essere colpite dal fenomeno dell’indebitamento e del suo step successivo: il sovraindebitamento che, ricordiamo, è l’anticamera dell’usura. Tutte le vittime di usura, infatti, sono state persone sovraindebitate».

Questa dinamica entra prepotente nelle vite dei giocatori d’azzardo patologici e delle loro famiglie. Il gioco d’azzardo, infatti, è una leva che accelera in modo considerevole i tempi di sovraindebitamento.

Una società che spinge al consumo

Se la crisi economica è una causa circostanziale, anche se ormai radicata, della stagione del debito che stiamo vivendo, c’è un’altra causa che è diventata endemica. Come un virus. Il virus che causa la dipendenza… da denaro.

La società in cui viviamo e i meccanismi finanziario-economici che la strutturano ci spingono infatti al consumo in tre modi: 

  1. Inducono il desiderio di possedere un bene. Ovviamente desiderare qualcosa non è sbagliato, ma diventa problematico quando il non poter avere ciò che si desidera fa stare male
  2. Forniscono gli strumenti per continuare a spendere, facendo leva anche sull’ignoranza finanziaria della maggior parte delle persone, rendendoli così eterni debitori
  3. Trasformano il denaro da strumento per acquistare beni, in bene esso stesso: l’acquirente diventa prima dipendente dal denaro, poi in uno schiavo del debito.  

«Il fenomeno del sovraindebitamento è proprio di tutte le civiltà consumistiche, nelle quali vi è una costante spinta ad assumere sempre nuovi debiti, per soddisfare le crescenti esigenze di consumo» commenta Ciatti. «Quando questo processo si stacca dalla realtà delle concrete possibilità di restituzione del credito, assume connotazioni patologiche, diventando un fenomeno ad alto rischio. Poi, quando questa condizione si incontra con atteggiamenti disfunzionali, come il gioco d’azzardo, il rischio diventa pericolo concreto e si entra nel vorticoso giro dell’usura. Lo stimolo a consumare sempre di più, inoltre, passa spesso per i mezzi di comunicazione, a cui siamo costantemente esposti e che ci mostrano modelli di vita irrealistici e per questo irraggiungibili».

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