La meccanica della compulsione. Un rischio per chiunque, come spiega Chiara Pracucci

da | 8 Luglio 2022

Lo dicono i numeri e recenti ricerche: quando e dove l’offerta di gioco d’azzardo viene ridotta, le persone giocano meno. Lo conferma la psicologa Chiara Pracucci, coautrice del libro Ludocrazia. Inoltre lo ha mostrato in modo evidente la pandemia da Covid-19. Perché non è vero ciò che potrebbe sembrare scontato, ossia la migrazione in massa verso l’online.

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«Ogni giocatore generalmente ha una modalità di gioco preferita e spesso esclusiva, quindi chi gioca alle slot machine o fa scommesse sportive o azzarda con il Gratta e Vinci difficilmente si sposta, o si è spostato durante il lockdown, sul web. Tanto che quando il gioco fisico ha riaperto, le persone hanno cominciato a giocare molto più di prima» proprio come fossero stati in astinenza. Inoltre «sappiamo che quando ci sono momenti di crisi a cui fa eco una perdita di speranza e un senso di ansia e di impotenza, le persone giocano di più. Si sceglie così di mettersi nelle mani della sorte, perché non si vedono prospettive per il futuro. D’altronde nella scommessa in se stessa c’è una mancanza di progettualità, di fatto non si crede nelle risorse personali e collettive». 

Quindi fra i maggiori fattori di vulnerabilità che inducono una persona a diventare giocatore d’azzardo ci sono l’offerta di gioco e la sua normalizzazione. «Un’offerta predatoria che mi viene a cercare anche solo se entro in una tabaccheria per comprare i biglietti del tram. La stessa offerta predatoria che online posso trovare 24 ore su 24, senza avere addosso lo sguardo degli altri e quasi non mi accorgo di spendere, perché i soldi non li vedo e non li tocco». 

Come e dove si può fare prevenzione

In questa giungla, in cui siamo ormai abituati fin da piccoli a vedere i Gratta e Vinci esposti vicino alle caramelle e le slot machine di fianco ai distributori di bibite, «si può aiutare a smettere di giocare certo, ma con la consapevolezza che si deve agire non solo sul sintomo. Bisogna lavorare anche sulle cause, perché ci sono fattori che favoriscono la dipendenza. Fra questi proprio la diffusione capillare e predatoria dell’offerta. Inoltre vanno formati tutti i professionisti che possono intercettare casi di gioco patologico come gli avvocati, gli operatori delle Caritas e i medici di base, ma anche gli assistenti sociali e il terzo settore».

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