Il gioco d’azzardo non è una questione privata

da | 10 Luglio 2026

Scommettiamo che… No, meglio di no. Allora, quante volte hai pensato o hai sentito dire che l’azzardo è un divertimento, un gioco, un vizio? Una debolezza individuale, questione di carattere, di autocontrollo. Finanche un problema di coscienza personale. ma soprattutto: è una questione privata. Al massimo tocca la famiglia di chi ‘gioca’. Stop.

D’altronde l’azzardo legalizzato dallo Stato viene spacciato (sì, proprio come si fa con le droghe) come ‘gioco responsabile’. Un paradosso. Anche se un’altra dicitura dell’azzardo istituzionalizzato, ossia ‘gioco pubblico’ che viene usata per indicare il comparto economico e produttivo dell’azzardo lecito in Italia, ne denuncia (seppur involotariamente) la vera natura. L’azzardo è una questione pubblica.

Una questione economica

In Italia nel 2025 sono stati giocati 165,3 miliardi di euro. Una cifra che supera il valore del Fondo Sanitario Nazionale e vale il doppio della spesa pubblica per l’istruzione. Non stiamo parlando di un vizio/divertimento personale, stiamo parlando di un settore che muove una quota rilevante del PIL nazionale (quali il 7,5%) con perdite nette per i cittadini che sfiorano i 22 miliardi di euro l’anno. Tutti i cittadini, anche quelli che non azzardano. 

Dietro questi numeri ci sono famiglie che si indebitano, risparmi che scompaiono, mutui che saltano, piccole imprese che chiudono. Il sovraindebitamento legato all’azzardo non è un effetto collaterale secondario: è uno degli esiti più frequenti e più rapidi e colpisce non solo chi ha sviluppato un disturbo conclamato, ma anche chi si trova in quella zona grigia che precede la dipendenza.

C’è poi una dimensione di disuguaglianza che raramente viene nominata. I volumi di gioco più alti si concentrano nelle aree con maggiore svantaggio economico. Le perdite ricadono in modo sproporzionato su chi ha già meno. Il gioco d’azzardo funziona, nei fatti, come una tassa occulta sulla povertà: preleva risorse da chi può permetterselo meno, le concentra nelle mani di pochi grandi operatori privati, e lascia allo Stato il conto dei costi sociali e sanitari.

Più pubblico di così!

Una questione di salute

Il disturbo da gioco d’azzardo è riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una patologia. Non è debolezza, non è mancanza di volontà: è una dipendenza comportamentale con meccanismi neurobiologici precisi che alterano la percezione del rischio, modifica la capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni e generando una compulsione che il giocatore/la giocatrice spesso non riesce a controllare anche quando vorrebbe farlo. Esattamente come per una persona tossicodipendente.

Il tema della salute pubblica però non riguarda solo chi sviluppa un disturbo. Riguarda anche i familiari, i partner, i figli. Chi vive accanto a un giocatore compulsivo sviluppa spesso forme di stress cronico, ansia, depressione. Le relazioni si deteriorano, i bambini crescono in ambienti instabili, le reti di supporto si logorano. Il costo umano di tutto questo è diffuso, invisibile, e quasi mai contabilizzato. È stato stimato che le conseguenze dell’azzardo ricadono su circa 8 persone che fanno parte del cerchio caldo delle relazioni di chi gioca.

In sintesi, l’azzardo è una questione di salute pubblica.

Una questione sociale

L’indebitamento spinge verso l’usura, e l’usura apre le porte alla criminalità organizzata. Un percorso che trasforma una vulnerabilità personale in un punto di accesso per le mafie. Peraltro i dati territoriali mostrano una correlazione diretta tra volumi anomali di gioco online e presenza di infiltrazioni criminali.

C’è poi una dimensione generazionale che merita attenzione. I giovani sono il target più ambito dall’industria del gioco: il passaggio dal gaming al gambling è una traiettoria già in atto, alimentata da un marketing aggressivo e da piattaforme progettate per abbassare la soglia di accesso. Costruire oggi una generazione di giocatori significa ipotecare il futuro sociale ed economico del paese.

E c’è infine il tema della normalizzazione. Quando il gioco d’azzardo è ovunque, quando si può scommettere dal telefono a qualsiasi ora, quando le pubblicità usano campioni sportivi per raccontarlo come un’attività di svago tra le tante, quando persino la legge fatica a mantenerlo entro argini, il gioco smette di essere percepito come un rischio. E chi sviluppa un problema si ritrova solo, convinto di essere l’eccezione in un mondo di persone che giocano normalmente.

Una responsabilità collettiva

Ridurre il gioco d’azzardo a una scelta individuale è come dire che il Paese dei Balocchi è reale. È una precisa posizione politica. Invece siamo di fronte a un fenomeno strutturale che coinvolge tutti i cittadini, davvero tutti, e che dunque richiede risposte strutturali: riduzione seria dell’offerta, divieto reale di pubblicità, investimento nei servizi di cura, protezione delle fasce più vulnerabili, trasparenza dei dati.

Finché lo trattiamo come un problema privato, il conto lo pagheremo tutti. Anzi, lo stiamo già pagando.

Dove chiedere aiuto

  • Telefono Verde Nazionale per il Gioco d’Azzardo: 800 55 88 22 — gratuito, anonimo, per giocatori e familiari
  • Gam-Anon — gruppi di supporto per partner e familiari di giocatori
  • Ser.D. (Servizi per le Dipendenze) — accesso gratuito e diretto, senza ricetta
  • Psicologi e psicoterapeuti specializzati in dipendenze e relazioni — per percorsi individuali e di coppia
  • Il nostro servizio di supporto gratuito e online con Vinciamo il Gioco qui.

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