Gioco d’azzardo: quando la dipendenza affettiva colpisce la famiglia

da | 25 Aprile 2025

Esiste un legame, spesso sottovalutato, tra gioco d’azzardo patologico e dipendenza affettiva o co-dipendenze. Un modo disfunzionale di vivere una relazione affettiva che influisce in modo particolare sui rapporti familiari. Ma che cosa è la co-dipendenza? Come riconoscerla e curarla? Comprendere questo intreccio è infatti fondamentale per aiutare non solo chi gioca in modo compulsivo, ma anche chi gli sta accanto e rischia di ammalarsi insieme a lui o a lei, non di dipendenza da azzardo, ma di un’altra forma di addiction.

Cosa è la dipendenza affettiva o co-dipendenza

La dipendenza affettiva è una condizione psicologica a causa della quale una persona sviluppa un attaccamento eccessivo e disfunzionale verso un’altra persona, generalmente un familiare, e molto spesso il o la partner. Chi ne soffre tende dunque a sacrificare i propri bisogni e la propria identità per mantenere la relazione, anche quando questa è dannosa. Questo tipo di dipendenza è caratterizzato da bassa autostima, paura dell’abbandono e bisogno costante di approvazione. Nonostante il termine che la definisce, non rientra ancora tra le dipendenze senza sostanze o comportamentali; infatti non è riportata nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali-DSM 5.

Una particolare forma di dipendenza affettiva è la co-dipendenza. Una condizione multidimensionale che comprende varie espressioni di sofferenza o annullamento di sé, per cui chi ne soffre focalizza le proprie attenzioni unicamente sui bisogni dell’altra persona che nel nostro caso è dipendente dal gioco d’azzardo. Sono sostanzialmente quattro i tratti distintivi che caratterizzano la co-dipendenza:

  • investire continuamente la propria autostima nel controllo di sé e dell’altra persona;
  • assumersi responsabilità altrui o di situazioni non controllabili, pur di soddisfare i bisogni dell’altra persona;
  • stati d’ansia e mancata percezione dei confini tra sé e l’altro;
  • abituale coinvolgimento in relazioni con persone con disturbi di personalità, dipendenze, disturbo del controllo degli impulsi o a loro volta co-dipendenti.

Come nasce la co-dipendenza

La dipendenza affettiva spesso ha radici in esperienze infantili di trascuratezza emotiva, abbandono o attaccamento insicuro. Questi vissuti possono portare a una scarsa autostima e a una ricerca compulsiva di approvazione nelle relazioni adulte. Nei familiari di giocatori d’azzardo, in particolare, la co-dipendenza si manifesta attraverso comportamenti di controllo, negazione del problema, giustificazione delle azioni del giocatore e sacrificio dei propri bisogni. Questi comportamenti possono portare a stress cronico, ansia, depressione e isolamento sociale. Ci si può curare percorsi psicoterapeutici mirati a riconoscere e modificare i modelli relazionali disfunzionali, lavorando sull’autostima e sull’autonomia emotiva.

Il legame tra co-dipendenza e gioco d’azzardo

La co-dipendenza è una dinamica comune tra i familiari di persone con dipendenza da gioco d’azzardo. I co-dipendenti spesso assumono il ruolo di “salvatori”, cercando di controllare o coprire il comportamento del giocatore, trascurando i propri bisogni e contribuendo, involontariamente, al mantenimento della dipendenza.​ Nel contesto dell’azzardo patologico, il familiare co-dipendente: si assume (inconsapevolmente) la responsabilità del problema dell’altro; lo giustifica, lo protegge, copre i suoi comportamenti; si sacrifica e nega i propri bisogni; mantiene, pur senza volerlo, la dipendenza del proprio caro.

La co-dipendenza alimenta così un circolo vizioso che tiene in piedi la dipendenza da gioco. Quando il giocatore o la giocatrice perde il controllo, sprofonda nel debito, nella bugia e nell’illusione di recuperare le perdite, il familiare cerca di “aggiustare” la situazione: copre i debiti, mente agli altri, minimizza i comportamenti… Questo, però, evita le conseguenze reali per chi gioca, rinforzando la dipendenza. Il familiare, a sua volta, sperimenta ansia, senso di colpa, rabbia, vergogna, ma continua a “esserci” a tutti i costi.

Questo loop si verifica, perché anche nei familiari co-dipendenti, come nei giocatori patologici, si attivano i circuiti di ricompensa cerebrale. Secondo alcune ricerche, chi è co-dipendente, infatti, sperimenta un aumento di dopamina quando “aiuta” o “controlla” l’altro ed è spinto da un bisogno compulsivo di essere indispensabile, di “salvare”. Ecco che si crea una dipendenza emotiva dalla relazione stessa. 

La co-dipendenza nelle coppie

Nelle coppie la co-dipendenza si manifesta spesso così: uno dei due gioca, l’altro copre, paga i debiti, si umilia, minaccia di andarsene, ma resta; entrambi sono intrappolati in ruoli complementari (salvatore-vittima; controllore-bugiardo); la relazione ruota completamente attorno alla dipendenza. Spesso, la partner (più frequentemente donna) sviluppa sintomi depressivi, disturbi psicosomatici e  isolamento sociale.

La co-dipendenza può coinvolgere anche il rapporto genitori-figli

Un genitore assorbito dal problema dell’altro può trascurare i figli che possono diventare a loro volta co-dipendenti, crescendo con la convinzione di dover “salvare” i genitori. Si crea cosi un clima familiare carico di tensione, ansia e disfunzione relazionale.

Differenze tre maschi e femmine nel vivere la co-dipendenza

Le donne sono più frequentemente coinvolte in dinamiche di co-dipendenza, spesso assumendo ruoli di cura e sacrificio all’interno della famiglia. Tuttavia, anche gli uomini possono sviluppare dipendenze affettive, sebbene possano manifestarle in modi diversi, come attraverso il controllo o l’evitamento emotivo. La cura per questo richiede un approccio personalizzato che consideri le specificità di genere e le esperienze individuali.​

La cura delle codipendenze nei familiari di giocatori d’azzardo

Il trattamento delle co-dipendenze nei familiari prevede percorsi terapeutici individuali o di gruppo, mirati a riconoscere e modificare i comportamenti disfunzionali. È fondamentale che i familiari imparino a stabilire confini sani, a prendersi cura di sé e a non assumersi la responsabilità della dipendenza del proprio caro. 

La co-dipendenza è una dipendenza relazionale che può essere devastante tanto quanto quella dal gioco d’azzardo. Rompere questo schema richiede consapevolezza, supporto e l’accettazione che il cambiamento parte da sé, non dall’altro. Se sei un familiare di una persona con dipendenza da azzardo, non sei solo. Esistono strumenti, gruppi, psicologi e reti pronti ad aiutarti. Non aspettare che tutto crolli: chiedere aiuto è un atto di coraggio e cura, per te e per chi ami. Per questo abbaimo attivato il servizo gratuito di supporto che trovi qui.

0 commenti

Invia un commento

Articoli e approfondimenti

Articoli recenti

Andavo al bingo per la compagnia. Sono tornata a casa più sola di prima

Ornella ha settantun anni ed è rimasta vedova tre anni fa. Racconta come una sala bingo, nata come rimedio alla solitudine, sia diventata lentamente il centro della sua giornata, a scapito della pensione, delle medicine e delle vere amicizie di una vita. Una testimonianza su un volto della dipendenza spesso invisibile, quello delle donne anziane sole, e su come la vera compagnia sia arrivata solo dopo aver chiesto aiuto

Cristina: “Giocavo per sparire, non per vincere”

Cristina ha quarantaquattro anni, un marito, due figli, un lavoro come tante. Racconta in prima persona come una solitudine mai detta a nessuno l’ha portata, sabato dopo sabato, dentro una sala slot, e come il segreto sia diventato debito, bugia, isolamento, fino al giorno in cui un estratto conto ha reso impossibile continuare a nascondersi. Una testimonianza su una dipendenza che le donne, spesso, riescono a nascondere meglio, e per questo restano più sole ad affrontarla

Non lo chiamavo gioco d’azzardo. Lo chiamavo il mio gioco

Matteo ha sedici anni. Racconta in prima persona come è passato dalle casse premio dei videogiochi alle scommesse sportive, il debito nascosto a un compagno di scuola, le bugie in famiglia, e il giorno in cui una notifica sul telefono ha fatto crollare tutto. Una testimonianza sul confine sempre più sottile tra gioco e azzardo, vista dagli occhi di chi lo sta attraversando

storie di gioco

Andavo al bingo per la compagnia. Sono tornata a casa più sola di prima

Ornella ha settantun anni ed è rimasta vedova tre anni fa. Racconta come una sala bingo, nata come rimedio alla solitudine, sia diventata lentamente il centro della sua giornata, a scapito della pensione, delle medicine e delle vere amicizie di una vita. Una testimonianza su un volto della dipendenza spesso invisibile, quello delle donne anziane sole, e su come la vera compagnia sia arrivata solo dopo aver chiesto aiuto

Cristina: “Giocavo per sparire, non per vincere”

Cristina ha quarantaquattro anni, un marito, due figli, un lavoro come tante. Racconta in prima persona come una solitudine mai detta a nessuno l’ha portata, sabato dopo sabato, dentro una sala slot, e come il segreto sia diventato debito, bugia, isolamento, fino al giorno in cui un estratto conto ha reso impossibile continuare a nascondersi. Una testimonianza su una dipendenza che le donne, spesso, riescono a nascondere meglio, e per questo restano più sole ad affrontarla

Azzardo Live

Come i titoli dei media normalizzano l’azzardo

Un pensionato che sviene di gioia, un tabaccaio commosso, uno slogan rassicurante: sono gli ingredienti ricorrenti di un linguaggio mediatico che, titolo dopo titolo, trasforma un mercato costruito per far perdere la maggioranza in un racconto di opportunità e fortuna. Abbiamo passato in rassegna decine di esempi reali, dalla cronaca locale ai siti di scommesse, per capire come funziona.

i nostri esperti

Andavo al bingo per la compagnia. Sono tornata a casa più sola di prima

Ornella ha settantun anni ed è rimasta vedova tre anni fa. Racconta come una sala bingo, nata come rimedio alla solitudine, sia diventata lentamente il centro della sua giornata, a scapito della pensione, delle medicine e delle vere amicizie di una vita. Una testimonianza su un volto della dipendenza spesso invisibile, quello delle donne anziane sole, e su come la vera compagnia sia arrivata solo dopo aver chiesto aiuto

Cristina: “Giocavo per sparire, non per vincere”

Cristina ha quarantaquattro anni, un marito, due figli, un lavoro come tante. Racconta in prima persona come una solitudine mai detta a nessuno l’ha portata, sabato dopo sabato, dentro una sala slot, e come il segreto sia diventato debito, bugia, isolamento, fino al giorno in cui un estratto conto ha reso impossibile continuare a nascondersi. Una testimonianza su una dipendenza che le donne, spesso, riescono a nascondere meglio, e per questo restano più sole ad affrontarla

Compagni di gioco

Cambio Gioco 2026: Giocare d’anticipo contro l’azzardo

Si è conclusa la quarta edizione di Cambio Gioco, la settimana di prevenzione contro il gioco d’azzardo patologico organizzata dal Dipartimento per le Dipendenze dell’ULSS 6 Euganea e finanziata dal Ministero della Salute. Dal 9 al 13 marzo 2026, Padova è stata il centro di un’iniziativa che ha coinvolto — in presenza e online — 16.700 partecipanti, distribuiti in 12 appuntamenti e accompagnati da 26 relatori tra i più autorevoli in Italia sui temi delle dipendenze, della salute mentale e dell’educazione. Se questo è un gioco, è media partner dell’iniziativa: seguiamo Cambio Gioco perché ne condividiamo la missione — portare informazione seria, accessibile e concreta a chiunque voglia capire cosa sia davvero il gioco d’azzardo patologico e come proteggersi.

8x1000 avventista

Se questo è un gioco è un progetto finanziato grazie ai fondi Otto per mille della Chiesa Avventista. Clicca qui per saperne di più.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.