Il 15 maggio si celebra la Giornata Internazionale delle Famiglie, istituita dall’ONU per riflettere sul valore del nucleo familiare come pilastro della società. Quest’anno vogliamo dedicarla a una realtà che troppo spesso rimane nell’ombra: quello che succede alle famiglie quando il disturbo da gioco d’azzardo entra in casa.
Non ne parla quasi nessuno. Eppure, secondo gli esperti, le conseguenze della dipendenza di un singolo giocatore coinvolgono circa 8 persone nel suo entourage. Otto persone che non hanno scelto di giocare. Otto persone che pagano un conto non loro.
La famiglia come prima vittima
Il disturbo da gioco d’azzardo è classificato dal DSM-5 come una dipendenza comportamentale, quindi una vera e propria malattia, con gli stessi meccanismi cerebrali delle dipendenze da sostanze. I suoi effetti non restano confinati a chi ne soffre: si allargano a macchia d’olio, silenziosi e progressivi, fino a investire ogni angolo della vita familiare.
Chi vive accanto a una persona con disturbo da gioco d’azzardo non viene coinvolto tutto in una volta. La dipendenza avanza per gradi, nascosta dietro bugie plausibili e promesse che non reggono.
Quando la famiglia capisce davvero cosa sta succedendo, spesso il danno è già profondo.
Il disastro economico che travolge tutti
Il primo impatto è quello finanziario e raramente riguarda solo il giocatore. I conti correnti vengono svuotati. I risparmi accumulati per anni scompaiono. Le rate del mutuo saltano. Emergono debiti nascosti con finanziarie, parenti, amici, a volte anche usurai. Il partner che non lavorava o che guadagnava meno, si ritrova improvvisamente esposto a una crisi che non ha costruito e che non sa come affrontare.
In Italia la spesa complessiva per il gioco d’azzardo supera ormai i 165 miliardi di euro l’anno: una cifra enorme che non racconta i bilanci familiari distrutti, le case perse, i progetti di vita spazzati via.
Il clima emotivo che avvelena la casa
Oltre al danno economico, c’è quello invisibile: il clima che si respira quando uno dei componenti della famiglia è in preda alla dipendenza. Tensione costante, litigi frequenti, silenzi pesanti. Chi azzarda è assente anche quando è presente fisicamente: distratto, irritabile, altrove con la testa.
I familiari stretti dei giocatori patologici riportano livelli molto elevati di ansia, senso di colpa, impotenza e, col tempo, sintomi depressivi.
Si sentono responsabili di qualcosa che non dipende da loro. Si chiedono cosa avrebbero potuto fare diversamente. Smettono di uscire, di vedere amici, di raccontare cosa succede a casa per vergogna, per paura del giudizio, per proteggere chi amano.
I figli che crescono in fretta
I bambini e i ragazzi che vivono in famiglie colpite dal disturbo da gioco d’azzardo subiscono conseguenze spesso sottovalutate. Vengono a contatto con conflitti che non capiscono, con ristrettezze economiche che non sanno spiegare, con un genitore sempre assente o sempre in preda all’umore. Spesso si caricano di responsabilità adulte: prendersi cura dei fratelli minori, fare da mediatori nei litigi, tenere i segreti di casa.
Quello che vivono non passa senza lasciare traccia. E il rischio di replicare, da adulti, gli stessi schemi o di sviluppare a loro volta una vulnerabilità alle dipendenze.
La co-dipendenza: quando la famiglia diventa complice senza volerlo
La co-dipendenza è uno dei fenomeni meno conosciuti eppure più diffusi nelle famiglie con un membro affetto da dipendenza. Non è una colpa. Non è debolezza. È una risposta, comprensibile, umana, spesso amorevole, che però finisce per alimentare il problema, anziché contenerlo.
Il familiare co-dipendente organizza inconsapevolmente la propria vita attorno alla dipendenza dell’altro: monitora ogni movimento, copre le mancanze, giustifica davanti agli altri, si sacrifica per evitare che la situazione precipiti. Sembra un atto d’amore. In realtà è una trappola per entrambi.
I comportamenti che tengono in vita la dipendenza
Ecco le forme più comuni di co-dipendenza nelle famiglie di giocatori patologici:
Pagare i debiti di gioco. È il classico errore che nasce dall’urgenza e dall’affetto. Si salda il debito per evitare conseguenze peggiori e si rimuove l’unica cosa che potrebbe spingere il giocatore a fermarsi: fare i conti con le conseguenze reali delle proprie azioni.
Coprire e mentire per lui/lei. “È rimasto a lavorare”, “ha avuto un imprevisto”, “sta bene, è solo stanc”. Proteggere chi gioca dalla realtà esterna lo isola ancora di più e consolida la doppia vita.
Minimizzare il problema. “Gioca, sì, ma non è così grave”, “lo fa per rilassarsi”, “tanto poi si sistema”. Ridimensionare la dipendenza, anche solo interiormente, ritarda la presa di coscienza di tutti, compreso il giocatore stesso.
Fare da cuscinetto con i figli. Nascondere la realtà ai minori è comprensibile, ma quando diventa sistematico li priva degli strumenti per capire e proteggersi emotivamente.
Come uscire dalla co-dipendenza
Riconoscere la co-dipendenza non significa colpevolizzarsi. Significa iniziare a riprendere in mano la propria vita, indipendentemente da quello che farà l’altro o l’altra.
Il primo passo è smettere di credere che il proprio compito sia risolvere la dipendenza del familiare. Solo la persona che gioca può scegliere di chiedere aiuto. Quello che si può fare è smettere di rendere quella scelta più facile da rimandare.
Gruppi come Gam-Anon sono stati creati apposta per questo: spazi in cui i familiari imparano a distinguere il proprio benessere da quello del giocatore, a stabilire confini, a smettere di portare un peso che non appartiene loro. Sono gratuiti.
Quando la famiglia è parte del problema
C’è una verità scomoda che vale la pena nominare in questa giornata dedicata alle famiglie: a volte il problema non entra in casa dall’esterno. È già all’interno.
Le ricerche lo confermano: crescere in un contesto in cui il gioco d’azzardo è normalizzato — il nonno che gioca alle scommesse, la tombola ogni domenica che diventa abitudine irrinunciabile, i Gratta e Vinci comprati e regalati come se fossero caramelle — aumenta concretamente il rischio di sviluppare un disturbo da gioco in età adulta.
Non perché il gioco in famiglia sia sempre un problema, ma perché abbassa la soglia di attenzione, costruisce un’abitudine precoce e trasmette implicitamente il messaggio che giocare denaro sia un modo normale di affrontare la vita. In una parola: normalizza.
Far finta di niente: il silenzio che costa caro
L’altra forma di responsabilità familiare è quella del silenzio. Vedere i segnali e non nominarli. Sapere e non intervenire. Proteggersi da una conversazione difficile a scapito di chi sta annegando.
Il silenzio, in questi casi, non è neutro. È una scelta. E come tutte le scelte, ha conseguenze.
I familiari che scelgono di non vedere per paura del conflitto, per non “distruggere la famiglia”, per sperare che passi da solo, spesso si ritrovano, qualche anno dopo, davanti a una situazione molto più difficile di quella che avrebbero affrontato prima. La dipendenza da gioco d’azzardo non si risolve da sola. Senza intervento, peggiora.
La famiglia può fare la differenza
Questo non è un atto d’accusa verso le famiglie. È un invito alla consapevolezza. Le famiglie che riconoscono il problema, che non lo coprono, che non lo alimentano, che sanno dire la cosa giusta nel momento giusto, svolgono un ruolo cruciale nel percorso di cura. Il coinvolgimento familiare nei trattamenti per il disturbo da gioco d’azzardo migliora i risultati in modo significativo: aiuta il giocatore ad accedere alle cure, a mantenerle nel tempo, a evitare le ricadute.
Ma tutto questo richiede che la famiglia abbia prima fatto i conti con sé stessa: con i propri silenzi, con i propri comportamenti di copertura, con le proprie responsabilità e con il proprio bisogno di aiuto.
Dove chiedere aiuto
Telefono Verde Nazionale per il Gioco d’Azzardo: 800 55 88 22 Gratuito, anonimo, attivo tutti i giorni. Per giocatori, familiari e chi vuole informarsi.
Ser.D. (Servizio per le Dipendenze) della tua ASL Accesso diretto, gratuito, senza ricetta medica. Équipe multidisciplinare specializzata.
Gam-Anon Gruppi di supporto per i familiari dei giocatori dipendenti. Trovi i gruppi su: www.gamanon.it
Giocatori Anonimi Gruppi di mutuo aiuto per chi soffre di dipendenza dal gioco. Trovi i gruppi su: www.giocatorianonimi.it
Se questo è un gioco Il nostro servizio di supporto psicologico online in collaborazione con gli esperti di Vinciamo il gioco che trovi qui.

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