La stimolazione del cervello che cura le dipendenze. L’rTMS spiegata da Ilaria Petrucci

da | 5 Dicembre 2022

La Promessa Impresa Sociale da oltre 20 anni si occupa del trattamento di tutte le forme di dipendenza patologica dalla tossicodipendenza al disturbo da gioco d’azzardo, passando per l’alcolismo, la dipendenza di internet, da cibo ecc. Una realtà molto attiva sul territorio con percorsi di cura, trattamenti e progetti che raggiungono e aiutano chi soffre di una (o più) delle molte dipendenze da sostanza o senza sostanza a cui siamo tutti esposti. La Promessa inoltre ha un’attenzione e attività concrete di sostegno ai familiari. Ha cominciato con il metodo dell’auto-mutuo-aiuto per introdurre, fra le varie modalità di trattamento, anche la Stimolazione Magnetica Transcranica Ripetitiva (rTMS)

Scopriamo di cosa si tratta con Ilaria Petrucci, psicologa coordinatrice del Centro Dipendenze de La Promessa. 

Prima però: che cosa è l’rTMS?

La rTMS è un trattamento approvato dalla Comunità Europea per le depressioni maggiori farmaco-resistenti ed è applicato in larga scala negli Stati Uniti. Da qualche anno sta avendo un‘enorme efficacia clinica sul trattamento delle dipendenze da cocaina, gioco d’azzardo e cibo compulsivo. A differenza dei farmaci, la rTMS agisce modulando direttamente le aree del cervello alterate dalla patologia, con l’obbiettivo di riportarle gradualmente agli standard pre-patologia. Questa tecnica utilizza impulsi elettromagnetici concentrati sull’area cerebrale di interesse, applicati con modalità specifiche per ogni condizione patologica. In pratica un impulso elettrico genera un campo magnetico che penetra attraverso il cranio e induce lo stimolo nel tessuto nervoso che modula l’attività dei neuroni.

Di fatto, spiega la dott.ssa Petrucci «con l’rTMS si stimolano aree specifiche del cervello, nello specifico del sistema cerebrale della ricompensa, che nella persona con dipendenza innesca una produzione errata del neurotrasmettitore dopamina. Come? Attraverso un’induzione elettromagnetica indolore che stimola o inibisce l’attività neuronale, modulando i meccanismi di riassorbimento, trasporto e conservazione del neurotrasmettitore che modula la sensazione di piacere e gestisce il bisogno di ricompensa. Entrambi impulsi interessati nello scatenarsi delle patologie e del craving, ossia l’impulso irrefrenabile di giocare in grado di modificare i pensieri e persino ciò in cui si crede».

Avete quindi trovato la cura definitiva al Disturbo da Gioco d’Azzardo?

L’rTMS può rivelarsi in alcuni casi un trattamento definitivo, ma non è la bacchetta magica. Inoltre va sempre abbinata a un trattamento psicoterapeutico. 

Nel contesto attuale quanto è urgente intervenire sia nella cura sia nella prevenzione al Disturbo da Gioco d’Azzardo?

È sempre più urgente. Ce lo dimostrano sia la pratica clinica sia i numeri, in particolare con un aumento negli ultimi tre anni del gioco online, disponibile 24 ore su 24, ci puoi giocare anche in fila al supermercato ed è facilmente accessibile ai giovani. È stato inoltre rilevato e dimostrato un aumento delle distorsioni cognitive legate al gioco digitale, anzitutto perché, per come è concepito il web, non ci si rende effettivamente conto del tempo che si trascorre a giocare davanti a uno schermo. Questo induce una compromissione delle capacità di controllo. Abbiamo per esempio pazienti che addirittura non escono più di casa.

Ci può condividere qualche progetto a cui state lavorando?

Partecipiamo al progetto Gioco d’Azzardo Bugiardo insieme a APM HEOLO E Iraim ASP finanziato dalla Regione Lazio per la gestione, sul territorio della Città Metropolitana di Roma, di interventi mirati e specifici per il  sostegno, alla cura e la riabilitazione delle persone con comportamenti di dipendenza dal gioco d’azzardo patologico. Ci muoveremo con interventi innovativi sul territorio in grado di sviluppare servizi di prevenzione, contrasto e cura come gruppi di auto-mutuo-aiuto (spazi di incontro e aiuto, guidati da personale esperto) e unità di strada (ascolto, consulenza ed orientamento ), ma verrà anche garantito un implemento dei servizi sul territorio.

Oltre che clinicamente servirebbe dunque un intervento ad ampio raggio che investa più ambiti?

Certamente. Serve un intervento sul mercato online sia come regolamentazione sia da parte di chi cura che necessariamente deve spostarsi (portando le proprie competenze) anche nel digitale, dove intercettare e aiutare il giocatore. Non dimentichiamoci che chiunque giochi d’azzardo, anche se poco, è sempre a rischio di dipendenza. Oltre che di indebitamento. 

Per approfondire qui.

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