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Fausto: “Oggi sono un Giocatore Anonimo”

Giocatori Anonimi - Jonata

Ho iniziato per scherzo. Al bar. Con quei poker che bastava inserire una moneta. E sfortunatamente ho vinto. Avevo 15 anni

Fausto da quel giorno diventa un giocatore, prima compulsivo e poi patologico. Passano 20 anni. Poi, nel 2017, scatta la molla che gli fa decidere di chiedere aiuto. «È stato quando mio figlio ha chiamato papà un’altra persona e mia moglie mi ha detto: “Hai visto che cosa hai fatto – avevo di nuovo perso molti, troppi, soldi – Fatti curare da uno bravo”».

 

Una storia di gioco durata 20 anni

In 20 anni Fausto ha costruito una famiglia che ama e che lo ama «il supporto di mia moglie è stato ed è ancora fondamentale. È una donna straordinaria a cui devo moltissimo».

Il mio più grande dolore è quello di essermi perso i primi anni di vita di mio figlio

Quando Fausto ha giocato per la prima volta «era un periodo in cui mi sentivo un po’ abbattuto e quella vincita mi ha fatto provare un senso di sollievo. Tutto è cominciato così. Giocare mi accendeva l’adrenalina. Qualsiasi gioco. Bastava che fosse un ‘gioco’. Il mio pensiero era sempre lì». Fausto gestiva un’attività in proprio e così poteva gestire anche il tempo che sempre di più dedicava all’azzardo. «Quando tornavo a casa, mi stampavo un falso sorriso in faccia e per molto tempo nessuno si è accorto che in realtà non stavo bene: la notte non dormivo, mangiavo pochissimo, tutti i miei pensieri, le mie azioni e le mie decisioni erano volte a trovare il modo per tornare a giocare».

Non avevo più una vita mia. Ero come un burattino e il gioco era il mio Mangiafuoco

Perfino sposarsi e diventare padre è passato in secondo piano «era come se quasi non me ne fossi accorto… tanto da arrivare a perdere i soldi che servivano per comprare il latte a mio figlio. Intanto la mia vita di bugie continuava, perché noi giocatori patologici siamo attori da Oscar. Ci sentiamo bene solo quando siamo in azione, quando l’adrenalina ci scorre nelle vene. Quando invece smettiamo di giocare, ecco che allora ci sentiamo male. Io ho pensato due volte al suicido. Lontano dall’azzardo mi sentivo vuoto, non appartenente a questa realtà. Ripensando ai miei ultimi 20 anni è come se ci fossero due film diversi della mia vita».

Mentre giocavo non sentivo né il sonno né la fame. Oggi capisco quanto sia bello essere stanchi!

A un certo punto però, per quanto Fausto fosse un bravo attore, i sintomi della malattia cominciano a diventare sempre più evidenti. La moglie capisce che cosa sta succedendo e ha la forza di mettere Fausto di fronte a una scelta. «Mi ero creato una sorta di doppia vita. Per un po’ di tempo sono riuscito a far quadrare tutto, anche i conti, ma a un certo punto è successo il ‘patatrac’ economico e a qual punto mia moglie mi ha messo di fronte a un bivio».

 

L’incontro con Giocatori Anonimi

Fausto decide di farsi aiutare e di affidare il proprio percorso di recupero a Giocatori Anonimi. Si tratta del Gruppo di auto-mutuo-aiuto attivo in Italia dal 1999 e che oggi conta 90 gruppi territoriali. «Ci riuniamo settimanalmente» spiega Fausto «e lavoriamo sui 12 passi del recupero usati dagli alcolisti anonimi. Precisiamo che dalla dipendenza non si guarisce, perché l’impulso rimane. Per questo gli incontri vengono proposti come un accompagnamento lungo tutta la vita. Inoltre Giocatori Anonimi ha il grande pregio di non giudicare mai la persona, anche qualora ci fosse una ricaduta. Io e i miei compagni non solo ci sentiamo capiti e accolti, ma sappiamo che, in qualunque momento dovessimo avere bisogno, il gruppo c’è. Anche quando ci sono delle ricadute, noi non le giudichiamo sconfitte o fallimenti. Le vediamo come massi, sassi di inciampo che fanno parte del percorso di recupero. Il Gruppo è la nostra seconda famiglia. Io ormai non sono più solo, anche quando sono fuori dalla stanza in cui facciamo gli incontri». 

Il 60% dei Giocatori Anonimi è composto da uomini, in media dai 25 ai 60 anni. Esiste inoltre anche un gruppo per i familiari e gli amici in cui vengono fornite linee guida sui comportamenti da tenere con il giocatore. Per esempio non lasciargli/le in mano bancomat, carte di credito o troppi contanti. 

La prima volta che sono andato al gruppo dei Giocatori Anonimi ero distrutto. Sono entrato nella stanza in lacrime. Oggi sono 5 anni che non gioco

Far parte di Giocatori Anonimi significa fidarsi anche quando emergono soluzioni che cambiano radicalmente le scelte di vita. Per esempio Fausto ha cambiato lavoro: «Essere libero professionista costituiva un incentivo al gioco. Avere infatti la possibilità di gestire il mio tempo e il non dover rendere conto a nessuno per me non andava bene. E così ho trovato lavoro come impiegato. Avere orari, regole, compiti e soprattutto qualcuno a cui rendere conto mi aiutano a non sgarrare e, infatti, è da 5 anni che non gioco».

Fra i molti cambiamenti di vita e di abitudini d Fausto c’è anche il modo di parlare. «Tutto ciò che ci ricorda il gioco può tornare a diventare dipendenza. E questo succede anche per altri tipi di addiction. Per questo motivo, per sempio, ho eliminato alcune parole e modi dire dal mio vocabolario come per esempio “scommettiamo?” “Gioco di parole”, “Cosa ci fai su?” che significa sempre scommettiamo…».

È inevitabile continuare a pensare al gioco, ma procedendo nel percorso di recupero pensiamo sempre di più alla sua parte negativa, a quella che ci faceva stare male

Perché l’anonimato

Proviamo a pensare ai luoghi in cui si gioca d’azzardo? Prima ancora delle sale bingo o VLT, sono i bar e tabaccai. Luoghi che fanno parte della vita di tutti i giorni e nei quali «ci sentiremmo esposti e giudicati, in una società che ancora fa fatica a comprendere – e quindi ad accettare – i rischi del gioco e il fatto che tutti ne siamo esposti. Il Disturbo da Gioco d’Azzardo viene ancora troppo spesso considerato un vizio. Per questo motivo l’anonimato ci permette di affrontare con maggiore serenità la vita quotidiana. Quando mi sento giudicato, infatti, mi sento debole, vulnerabile, esposto… prima di tutto al gioco».

Il giudizio degli altri rende fragili, proprio come quando vieni giudicato per il tuo aspetto fisico

In questo rischio continuo di esposizione all’azzardo «la tecnologia non aiuta, soprattutto i più giovani che hanno in mano un’arma. Non solo a causa dei giochi online come il casinò, ma anche, in modo molto subdolo, a causa dei giochini che quasi tutti noi abbiamo provato almeno una volta. Per esempio Candy Crash. È fatto da diversi livelli e quando finisci le tue vite, devi acquistare un nuovo livello. È una continua offerta, un costante impulso. Lo stesso identico meccanismo delle slot machine. Io avevo cominciato a giocare a Candy Crash, ma ho smesso quasi subito. Il problema è che anche i giochi per i bambini dai 4 anni in su sono vere e proprie slot».

A causa dell’online, dopo i lockdown, sono infatti aumentati i giovani che hanno cominciato a frequentare Giocatori Anonimi

Testimonianza raccolta in collaborazione con Giocatori Anonimi
e-mail: info@giocatorianonimi.org
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