Perché oggi si gioca più d’azzardo. La prevenzione in famiglia

da | 27 Febbraio 2026

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente qualcuno a cui tieni gioca d’azzardo e ti stai chiedendo: Perché lo fa? Perché non riesce a smettere? E soprattutto: Perché oggi sembra che sempre più persone cadano in questa trappola?

Il gioco d’azzardo oggi è più diffuso, perché viviamo in un’epoca di stress, incertezza e isolamento. Inoltre l’azzardo è sempre accessibile, socialmente normalizzato e progettato scientificamente per creare dipendenza. Chi gioca non lo fa per scelta o per debolezza. È intrappolato in un loop neurobiologico, dove lo stress porta al gioco e il gioco crea ancora più stress. Il cervello cambia, i circuiti si alterano, e quella che sembrava una distrazione diventa una prigione.

Le risposte a queste domande sono complesse, ma comprenderle è il primo passo per capire cosa sta realmente accadendo e se e come puoi essere d’aiuto. Non è colpa tua e spesso non è nemmeno una “scelta” della persona che gioca. È un meccanismo che si innesca nel cervello, alimentato da fattori sociali e psicologici che oggi sono più presenti che mai.

I numeri dell’emergenza: quanto si gioca in Italia

Cominciamo dai fatti. Nel 2024 gli Italiani hanno giocato oltre 157 miliardi di euro tra slot, scommesse, lotterie e altri giochi. Per capire la portata di questa cifra: equivale a circa il 7% del PIL nazionale, più di quanto lo Stato spende per l’intero Servizio Sanitario Nazionale. Nel 2025 si stima che si siano superati i 160 miliardi.

Ogni cittadino maggiorenne ha dunque speso nel 2024 in media 3.137 euro all’anno in gioco d’azzardo. Anche se non ha mai giocato, perché questa voce di spesa tocca le tasche di tutti noi. Tuttavia questa media – 3.137 euro all’anno – nasconde una realtà ancora più preoccupante: mentre molti giocano poco o nulla, una minoranza gioca cifre enormi. E sono proprio questi giocatori a tenere in piedi l’industria dell’azzardo. Si stima che almeno l’80% dei ricavi dell’industria del gambling e dello Stato provendano da chi gioca in modo problematico e patologico. A questa cifra si aggiungono gli oltre 20 miliardi (sottostimati) che gonfiano le tasche della criminalità organizzata.

Se qualcuno nella vostra famiglia gioca, non siete soli. Siete parte di una realtà che tocca oltre 20 milioni di Italiani, tra giocatori e loro familiari che ne pagano le conseguenze dirette.

Perché oggi si gioca di più? Cosa è cambiato?

  1. Il Gioco è sempre disponibile e accessibile

Fino a qualche anno fa, per giocare d’azzardo bisognava andare in una sala slot o in un casinò. Oggi basta uno smartphone. Il gioco online ha superato il 70% del mercato totale, e continua a crescere. Cosa significa per chi è vulnerabile? Che la tentazione è sempre in tasca, 24 ore su 24. Non serve uscire di casa. Si può giocare dal divano, dall’ufficio, dal bagno, sull’autobus, in fila al supermercato… appena ti annoi. Questa accessibilità costante rende molto più difficile controllare l’impulso. In sintesi: più è facile giocare, più persone sviluppano dipendenza.

  1. La Pandemia ha accelerato il fenomeno

Durante i lockdown del 2020-2021, milioni di persone si sono ritrovate isolate, stressate, preoccupate. Molte hanno cercato una via di fuga nell’intrattenimento online. E il gioco d’azzardo era lì, a portata di click. I numeri infatti mostrano che dopo la pandemia il gioco online è esploso, passando dal 33% (2019) al 56% (2023) del totale, infatti molte persone che non avevano mai giocato d’azzardo hanno cominciato, mentre chi già giocava ha intensificato il comportamento. La solitudine e lo stress della Pandemia hanno creato il terreno perfetto perché la dipendenza attecchisse.

  1. Stress, ansia e incertezza economica

Viviamo in un’epoca di grande incertezza: crisi economiche, lavoro precario, costo della vita in aumento, futuro incerto. Si gioca di più al Sud, confermando che dove c’è più disagio economico, l’azzardo attecchisce maggiormente. Il paradosso è che chi gioca spera spesso di risolvere problemi economici, ma finisce per peggiorarli drammaticamente. È quello che gli esperti chiamano “l’illusione del colpo di fortuna”: la speranza che una vincita possa cambiare tutto in un istante.

  1. La normalizzazione dell’azzardo

Nonostante in Italia dal 2019 sia vietata la pubblicità del gioco d’azzardo, il messaggio “gioco responsabile” delle compagnie di azzardo è ovunque. Si tratta di una strategia di marketing geniale: associare il marchio delle società di azzardo a concetti di sicurezza e responsabilità. Il risultato? Il gioco d’azzardo viene percepito come normale, accettabile, persino innocuo. E questo abbassa le difese, soprattutto nei più giovani.

Come funziona la trappola. Si parta dal nostro cervello

Per capire perché una persona continua a giocare, anche quando continua a perdere, dobbiamo capire cosa succede nel suo cervello. Non è questione di volontà debole o di mancanza di intelligenza. È un meccanismo neurobiologico.

La dopamina: il neurotrasmettitore del: “Ne voglio ancora”

Tutto parte dalla dopamina, un neurotrasmettitore che il cervello usa per segnalare il piacere e la ricompensa. Quando una persona gioca d’azzardo, infatti, il suo cervello rilascia dopamina, creando così una sensazione di euforia simile a quella prodotta da droghe come la cocaina. Ecco perché l’azzardo può diventare molto coinvolgente e difficile da interrompere, anche quando si perde. Infatti la dopamina non viene rilasciata solo quando si vince. Viene rilasciata in attesa della vincita. È l’anticipazione, la speranza, la prospettiva della vincita che innesca il meccanismo. Per questo motivo, anche perdere, può mantenere attiva la dipendenza: “Forse la prossima volta vincerò”.

Con il tempo il cervello si abitua e sviluppa un livello di tolleranza al piacere dato dalla vincita, perciò per raggiungere lo stesso livello di piacere dovrà giocare ancora di più. La tolleranza indurrà la persona a ricercare ancora più stimoli con sessioni di gioco più lunghe e frequenti. È per questo che chi gioca tende ad aumentare progressivamente le puntate e il tempo dedicato al gioco. Non per avidità, ma perché il cervello richiede stimoli sempre più forti per sentire lo stesso effetto.

Il rinforzo intermittente: la ricetta perfetta per la dipendenza

Le slot machine e i giochi d’azzardo sono progettati secondo quello che gli psicologi chiamano “rinforzo intermittente casuale”. In pratica: vinci a volte sì e a volte no, in modo imprevedibile. Questo tipo di rinforzo è il più potente e il più difficile da estinguere. Molto più di una ricompensa costante. È lo stesso meccanismo che rende così coinvolgenti i social media: non sai mai quando arriverà il prossimo “mi piace” o messaggio interessante, quindi continui a controllare.

Il craving: il desiderio incontrollabile

Chi gioca sviluppa quello che si chiama craving: un desiderio improvviso, potente e quasi incontrollabile di assumere una sostanza psicoattiva o di replicare un comportamento additivo come giocare d’azzardo. Il craving si verifica sia quando si è in fase di dipendenza attiva sia quando si sta affrontando un percorso di recupero.

Il craving può essere scatenato da: vedere un’insegna di sala giochi così come una pubblicità online o una semplice slot machine in un bar; avere soldi disponibili; sentirsi stressati o ansiosi. Per chi non ha mai sperimentato una dipendenza, è difficile capire quanto possa essere potente questo impulso. Ma per chi gioca, può diventare quasi irresistibile.

Il loop incontrollabile

Molte persone iniziano a giocare in momenti di fragilità: dopo una separazione, la perdita di un lavoro, un lutto o semplicemente durante un periodo di forte stress. Come abbiamo tante volte raccontato qui.

Inizialmente, infatti, l’azzardo viene percepito come un gioco e sembra funzionare, perché offre: distrazione dai problemi, eccitazione, speranza di una svolta economica, evasione dalla realtà dolorosa e faticosa, o anche solo poco stimolante. È quello che gli esperti chiamano “gioco per fuga”: non si gioca per vincere, ma per non sentire emozioni negative, per entrare in una vera e propria zona di trance e alienazione.

Il circolo vizioso si attiva

Ben presto lo stesso ‘gioco’ diventa fonte di stress:

  1. Iniziano le perdite che generano ansia 
  2. Si gioca per recuperare 
  3. Si mente ai familiari provando senso di colpa e vergogna
  4. I debiti si accumulano
  5. Le relazioni si deteriorano così come iniziano i problemi sul lavoro, innescano o aumentando solitudine e isolamento
  6. Si ‘gioca’ ancora di più per “evadere” dai problemi causati dall’azzardo.

E così il loop ricomincia, sempre più veloce e distruttivo.

Il paradosso: l’azzardo causa ciò che promette di curare

Ecco il paradosso crudele della dipendenza da gioco d’azzardo:

  • Si gioca per alleviare lo stress → Ma il gioco crea ancora più stress
  • Si gioca per dimenticare i problemi → Ma il gioco crea problemi enormi
  • Si gioca per sentirsi meno soli → Ma il gioco isola sempre di più
  • Si gioca sperando in una soluzione economica → Ma il gioco porta alla rovina finanziaria

I fattori della dipendenza

I fattori della dipendenza da azzardo sono un mix tra predisposizione personale e contesto sociale. I fattori neurobiologici comprendono alterazioni nel sistema della dopamina, dassi livelli di serotonina (legati a impulsività), ma anche una predisposizione genetica a forme di dipendenza. Ci sono anche fattori psicologici come difficoltà nella regolazione emotiva, bassa tolleranza allo stress, disturbi d’ansia o depressione preesistenti, traumi o esperienze infantili difficili così come impulsività e ricerca di sensazioni forti. Per cui l’azzardo può diventare una strategia disfunzionale per affrontare lo stress, l’ansia o altri stati emotivi negativi. Se guardiamn al contesto di vita, sicuramente non aiutano isolamento sociale e solitudine, pressione economica, familiarità con il gioco (genitori o parenti che giocano)

Cosa possono fare i familiari

Capire questi meccanismi è il primo passo per poter aiutare davvero chi gioca. Ecco cosa è importante sapere e ricordare:

  1. Non si tratta di forza di volontà La persona che gioca non è “debole” o “senza carattere”. Ha una dipendenza che coinvolge circuiti cerebrali profondi. Dire “smetti e basta” è come dire a una persona depressa “stai su di morale”: non funziona e fa sentire peggio.
  1. Il senso di colpa non aiuta Molti familiari pensano di non aver fatto abbastanza o di aver sbagliato qualcosa. Ma la dipendenza ha cause complesse che vanno oltre le dinamiche familiari. Ciò che conta ora è come vi comportate da questo momento in poi.
  1. Riconosci i segnali del loop Capire quando la persona sta vivendo il loop stress-gioco-stress può aiutarvi a intervenire nel momento giusto:
  • Aumentata irritabilità o nervosismo
  • Isolamento crescente
  • Bugie sui soldi o sul tempo
  • Momenti di euforia seguiti da profonda tristezza
  • Richieste improvvise di denaro
  1. Il tuo benessere in primo piano Vivere con una persona con dipendenza da gioco è stressante e doloroso. Come familiare, anche voi avete bisogno di supporto. Se Questo è un Gioco offre gruppi di supporto gratuiti per i familiari, dove puoi confrontarvi con chi sta vivendo la tua stessa situazione.
  1. Stabilisci confini sani Amare qualcuno non significa accettare tutto:
  • Non prestate denaro che potrebbe essere usato per giocare
  • Non coprite le bugie o i debiti
  • Non isolatevi per vergogna
  • Cercate aiuto professionale – per voi e per chi gioca

Il primo passo è ammettere il problema. Il secondo è chiedere aiuto. I Servizi per le Dipendenze (SerD) offrono percorsi gratuiti e specializzati, così come Giocatoi Anonimi. La strada è lunga, ma non sei sola/o. E con l’aiuto giusto, si può uscire da questa trappola.

Se questo articolo ti è stato utile, condividilo con chi potrebbe averne bisogno. La consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento.

 

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