Gen Z: 2 milioni a rischio dipendenza: social, videogame e cibo

da | 30 Marzo 2023

È l’indagine che misura la febbre da dipendenza o addiction dei giovanissimi in Italia. Si chiama “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z” ed è stata condotta per la prima volta dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, realizzata con EXPLORA Addiction Research Division.

Della Gen Z fanno parte i ragazzi e le ragazze nati tra il 1996 e il 2010. Lo studio ha coinvolto nell’autunno del 2022 più di 8.700 studenti tra gli 11 e i 17 anni: 3.600 circa delle scuole secondarie di primo grado e 5.100 circa delle secondarie di secondo grado, su tutto il territorio nazionale, selezionati in modo da avere un campione rappresentativo della popolazione. La ricerca ha approfondito anche la relazione tra genitori e figli.

Connessioni pericolose

Cibo, social, videogiochi e ritiro sociale sono le principali dipendenze emerse. Si chiamano dipendenze comportamentali, ma lo studio mostra anche come siano molto spesso accompagnate da altri problemi quali depressione, ansia sociale, impulsività. Inoltre chi ne soffre presenta una peggiore qualità del sonno, un più basso rendimento scolastico e un maggior rischio di consumare alcol, di fumare, di usare cannabis e altre sostanze oltre che ansiolitici. 

Dal rapporto emergono poi i nuovi rischi collegati all’uso dei nuovi media. I ragazzi con dipendenze comportamentali, infatti, hanno un maggior rischio di essere coinvolti in social challenge, ossia sfide online che spesso vengono filmante per essere rese pubbliche. Più alto anche il rischio di doxing, cioè la diffusione online di informazioni personali, e anche l’uso di app per migliorare il proprio aspetto o nascondere imperfezioni. Infine è molto più alto il rischio di essere coinvolti in episodio di sexting, ossia l’invio o la ricezione di messaggi, video e foto personali a sfondo erotico. 

Food addiction

Il rischio della dipendenza  coinvolge 1.152.000 studenti circa tra gli 11 e i 17 anni, di cui più di 750.000 sono femmine (271.773 delle scuole medie e 485.413 delle superiori): il 13,1% (circa 523.000) presenta un rischio lieve; il 6,4% (circa 256.000) un rischio moderato; il 9,3% (più di 373.000) un rischio grave.

SOCIAL E VIDEOGAME ADDICTION

Il 2,5% del campione presenta caratteristiche compatibili con una dipendenza da social media (circa 99.600 studenti), percentuale che nellle ragazze fra gli  11-13 anni raggiunge il 3,1%, mentre tocca il 5,1% nelle studentesse di 14-17 anni. Gli studenti a rischio nella popolazione 11-13 anni hanno 10,1 volte in più di probabilità di avere una ansia sociale grave o molto grave e 5,5 volte in più di presentare un carattere di alta impulsività. 

Il rischio di disturbo da uso di videogiochi vede invece coinvolto il 12% degli studenti (circa 480.000 studenti). I maschi sono più colpit, con la percentuale che arriva al 18% delle secondarie di primo grado e al 13,8% negli studenti delle superiori (contro il 10,8% nelle scuole medie e il 5,5% nelle scuole superiori per le femmine). Rispetto all’età, la percentuale di rischio maggiore si rileva nelle scuole medie con il 14,3% dei ragazzi a rischio.

isolamento sociale

Gli studenti di 11-13 anni che hanno indicato di essersi isolati tutti i giorni negli ultimi 6 mesi sono stati l’1,8% (circa 30.175), mentre la percentuale degli studenti 14-17 anni è del 1,6% (circa 35.792). Rispetto al genere, la prevalenza più alta si ritrova nelle femmine che tendono ad isolarsi nella loro camera senza uscire di casa nell’1,9% nel caso delle studentesse delle scuole medie fino ad arrivare al 2,4% dei casi delle studentesse delle scuole superiori. Il dato allarma per la precocità del fenomeno e l’età più critica risulta essere i 13 anni.

dove sono i genitori

Gli studenti di 11-13 anni con un rischio di social media addiction dichiarano una difficoltà comunicativa con i genitori nel 75,9% dei casi (questa percentuale scende al 40,5% in chi non presenta il rischio); quelli che presentano un rischio di internet gaming disorder nel 58,6% (contro il 38,3% di chi non lo presenta); quelli che presentano una food addiction grave nel 68,5% (contro il 34,4% di chi non ha nessuna food addiction).

Infine, questa difficoltà di comunicazione con i genitori è dichiarata dal 72,1% dei ragazzi delle scuole medie che presentano una tendenza rischiosa al ritiro sociale (contro il 40,8% di chi non presenta questa tendenza); questa percentuale sale al 77,7% nei ragazzi delle scuole superiori con lo stesso disagio (contro 50,3% dei coetanei che non presentano questo rischio).

Tra i genitori che dichiarano di “non osservare problematiche nei figli legate all’uso rischioso dei videogiochi” vi è invece l’8,6% che presenta un figlio con rischio di gaming addiction. Addirittura, nei genitori che dichiarano che il loro figlio “non gioca con i videogiochi” si riscontra il 3,7% di casi di figli che presentano un rischio di gaming addiction. Anche tra i genitori che dichiarano di “non osservare comportamenti di assunzione incontrollata di cibi poco salutari nei loro figlio” si ritrova quasi un 20% di ragazzi con un disturbo di food addiction.
Di contro, tra i genitori che dichiarano di “osservare problemi di gaming addiction nel figlio” c’è una sovrastima del problema in quanto seppure lo screening non ha riportato presenza di rischio nei figli, il 75,9% dei genitori indica una preoccupazione per la dipendenza del figlio. Allo stesso modo anche tra i genitori che dichiarano “assunzione incontrollata di cibi non salutari” da parte dei figli, il 55,8% dei ragazzi non presenta nessun rischio di food addiction, indicando una errata valutazione da parte dei genitori.

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