Quando pensiamo ai programmi di prevenzione nelle scuole italiane, ci vengono subito in mente le campagne contro il fumo, l’alcol, le droghe o il bullismo. Giusto? E il gioco d’azzardo? Quante scuole ne parlano davvero ai nostri ragazzi? Se la vostra percezione è che questo tema sia poco trattato, sappiate che non è solo un’impressione. La prevenzione del gioco d’azzardo nelle scuole italiane è frammentata
Cosa (non) dice la legge
In Italia non esiste una legge unica che imponga alle scuole un programma nazionale obbligatorio anti-azzardo. La prevenzione scolastica è prevista soprattutto all’interno di cornici di sanità pubblica attraverso Piani e Intese, anche inserita in molte leggi regionali sul gioco d’azzardo patologico. Molte di queste leggi regionali prevedono esplicitamente iniziative in ambito scolastico: campagne informative rivolte agli studenti, formazione per il personale scolastico, collaborazione con ASL e SerD (Servizi per le Dipendenze), campagne rivolte anche alle famiglie. Tutto questo viene attivato attraverso piani locali, ATS e reti territoriali.
Un gran lavoro, ma non completamente sufficiente, perché non esiste alcun obbligo nazionale per le scuole di fare prevenzione sull’azzardo. Perciò tutto dipende da iniziative regionali, dalla collaborazione volontaria tra ASL e singoli istituti e dalla sensibilità dei singoli dirigenti scolastici.
Il vuoto nei dati: nessuno sa quante scuole fanno prevenzione
Ecco un dato che dovrebbe farci riflettere: in Italia non esistono statistiche nazionali su quante scuole affrontano il tema del gioco d’azzardo. Non c’è un monitoraggio centralizzato, non ci sono report annuali, non esistono obiettivi di copertura da raggiungere.
L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato dati importanti sulla prevalenza del gioco d’azzardo tra gli studenti, basati su indagini rappresentative nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Ma questi studi misurano quanti ragazzi giocano, non quante scuole fanno prevenzione.
Eppure, mentre questi numeri peggiorano, la prevenzione nelle scuole resta marginale e il gioco d’azzardo continua ad essere il “parente povero” della sensibilizzazione rispetto a tabacco, alcol, droghe, bullismo ed educazione alimentare, che hanno tutti programmi (per fortuna) più consolidati.
Come funziona (o non funziona) la prevenzione a scuola
- Le Regioni elaborano Piani Regionali sul gioco d’azzardo patologico
- Le ASL/ATS locali preparano “cataloghi” di progetti
- Le scuole decidono se aderire o meno
- I progetti richiedono iscrizioni attive dei dirigenti scolastici.
Purtroppo non sempre c’è continuità, perché i progetti sono annuali e non c’è ad oggi una formazione sistematica degli insegnanti. Il risultato? Solo le scuole già sensibilizzate partecipano, manca una capillarità nazionale e la copertura è insufficiente.
Cosa dovrebbe essere fatto
Le Linee Guida dell’Osservatorio per il Gioco d’Azzardo del 2017 sono chiare su come dovrebbe essere strutturata una prevenzione efficace. L’Osservatorio formalmente è stato soppresso dalla Legge di Bilancio 2025 e le sue funzioni sono in fase di assorbimento da parte della nuova Consulta (D.Lgs 41/2024) e dei dipartimenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, tuttavia le Linee Guida sono ancora valide, almeno da un punto di vista scientifico.
- Partire dalla scuola secondaria di primo grado (11-13 anni), dato che è la fascia d’età in cui avviene il primo contatto con il gioco (spesso tramite gaming o piccoli scommesse tra pari). Intervenire prima del consolidamento dell’abitudine è dunque cruciale.
- Prevedere almeno 3-4 sessioni di sensibilizzazione fino a 11-12 nell’arco di due anni. La prevenzione “una tantum” (il classico incontro isolato di 2 ore) non serve a nulla. Serve un percorso longitudinale che accompagni lo studente nel tempo.
- Includere una formazione specifica per i docenti. Gli insegnanti devono saper riconoscere i segnali di allarme (calo dei voti, isolamento, ansia legata al denaro) e non limitarsi a “fare la predica”.
- Combinare informazione con life skills (competenze di vita). Non si parla solo di azzardo. Si insegna a gestire lo stress, a dire di no al gruppo e a prendere decisioni critiche. Chi ha forti competenze di vita è meno vulnerabile alle dipendenze.
- Usare approcci evidence-based: non solo messaggi del tipo “non giocare”, ma comprensione dei meccanismi psicologici, probabilistici ed economici del gioco d’azzardo. Questo approccio serve a “smontare” le false credenze. Primo fra tutti, capire la matematica del gioco che è un potente anticorpo contro l’illusione di vincita.
- Coinvolgere le famiglie, perché il contesto familiare influenza la percezione del rischio e i comportamenti di gioco dei giovani. Il gioco d’azzardo è spesso normalizzato in casa (es. il gratta e vinci comprato dai genitori). Senza la famiglia, il messaggio della scuola perde forza.
Le linee guida del 2017 sono ancora il documento tecnico più solido che abbiamo in Italia per la prevenzione scolastica. Anche se l’assetto politico dell’Osservatorio sta cambiando, il metodo scientifico descritto rimane quello più efficace per contrastare il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA). Fa ben sperare la tendenza attuale di integrare queste Linee Guida nei Piani Regionali di Prevenzione (PRP), rendendole obbligatorie per le scuole che decidono di attivare progetti sul tema.
Cosa si fa quando si fa prevenzione
Quando le scuole aderiscono ai programmi disponibili, le attività possono includere:
- Laboratori interdisciplinari sul gioco d’azzardo e sui meccanismi delle scommesse
- Peer education e attività di gruppo per costruire competenze sociali e decisionali
- Questionari anonimi per rilevare conoscenze e comportamenti degli studenti
- Attività di sensibilizzazione su legalità, manipolazione pubblicitaria ed economia critica
- Moduli di coinvolgimento dei genitori e incontri con le famiglie
Ricerche hanno dimostrato che un forte ethos scolastico, definibile come un insieme di atteggiamenti e valori pervasivi in una scuola, è associato a una minore inclinazione degli studenti verso i comportamenti a rischio.
Il ruolo della scuola è sempre integrato con ASL, servizi psicosociali, enti locali e organi sanitari pubblici, ecco perché è un nodo centrale nelle reti di prevenzione locali.
Le risorse che esistono ma che non tutti conoscono
L’Istituto Superiore di Sanità ha lanciato il portale Indipendenti a scuola materiali per scuole, docenti, studenti e famiglie su diverse dipendenze, inclusa la prevenzione del gioco d’azzardo. È una risorsa preziosa che molte scuole e famiglie però non conoscono. Esistono progetti validati e materiali didattici pronti all’uso, ma il problema è la diffusione: senza obbligo e senza monitoraggio, l’accesso a queste risorse dipende dalla proattività di singole scuole o famiglie.
Cosa dovrebbero fare le famiglie
Di fronte a questo quadro, è fondamentale che le famiglie prendano coscienza di una verità scomoda: non possono dare per scontato che la scuola affronti il tema del gioco d’azzardo. Quindi devono diventare parte attiva. In che modo?
- Chiedendo al dirigente scolastico se esistono progetti di prevenzione sull’azzardo e, in caso negativo, sollecitarne l’attivazione
- Verificando nella propria Regione e ASL locale quali programmi sono disponibili e proporre alla scuola di aderire
- Segnalando il portale ISS Indipendenti a scuola come risorsa gratuita e scientificamente validata
- Unendosi ad altri genitori per fare richieste collettive attraverso i rappresentanti di classe
- Partecipando agli organi collegiali (consigli di classe, consigli d’istituto) per portare il tema all’attenzione della comunità scolastica
- Chiedendo che vengano somministrati questionari anonimi per mappare la situazione nella propria scuola
Le famiglie hanno il diritto di sapere cosa fa la scuola dei propri figli in termini di prevenzione. Possono e devono chiedere:
- Quali progetti sono stati attivati negli ultimi anni
- Quante ore sono dedicate alla prevenzione delle dipendenze e quale spazio specifico ha il gioco d’azzardo
- Se i docenti hanno ricevuto formazione specifica sul tema
- Se esistono protocolli per segnalare situazioni di rischio
- Se la scuola collabora con i servizi territoriali (ASL, SerD)
Una responsabilità condivisa che non può essere delegata
Il quadro è chiaro: la scuola italiana non è “sul pezzo” sulla prevenzione del gioco d’azzardo perché:
- Non c’è obbligo nazionale di fare prevenzione
- Non esistono programmi nazionali strutturati e obbligatori
- Non c’è monitoraggio di quante scuole lo fanno
- La copertura è frammentata, volontaria e insufficiente
- I dati sui giovani peggiorano mentre la prevenzione resta marginale
- C’è forte disparità regionale e locale
- Manca formazione sistematica degli insegnanti
Di fronte a questa situazione, le famiglie non possono permettersi di restare passive o di delegare completamente alla scuola. La consapevolezza dei rischi del gioco d’azzardo non può essere lasciata al caso o alla buona volontà del singolo insegnante sensibile al tema.
La scuola deve essere sollecitata, supportata e monitorata dalle famiglie. E nel frattempo, la conversazione deve iniziare in casa, prima che sia troppo tardi.
Risorse utili
- Numero Verde Gioco d’Azzardo: 800 55 88 22 (Ministero della Salute – attivo dal lunedì al venerdì, 10-16)
- Portale ISS “Indipendenti a scuola”: materiali gratuiti per scuole, docenti, studenti e famiglie
- Osservatorio per il Gioco d’Azzardo
- Istituto Superiore di Sanità – Area Dipendenze
- Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo: per trovare gruppi di auto-aiuto nella tua zona
- ASL/ATS della tua Regione: contattale per conoscere i progetti disponibili sul territorio

0 commenti