San Valentino è la festa degli innamorati, ma per molte persone che vivono accanto a un giocatore d’azzardo, l’amore è diventato qualcosa di profondamente diverso da quello che sognavano. Questa è la storia di Elena, quarantadue anni, sposata da diciassette con Marco. Una storia che potrebbe essere quella di migliaia di donne (ma anche di uomini seppur in misura minore) in Italia.
“All’Inizio era l’uomo dei miei sogni”
Elena sorride guardando le foto del suo matrimonio. Era il 2009. Lei e Marco si erano conosciuti tramite amici comuni e lui l’aveva conquistata con la sua allegria, il suo entusiasmo per la vita e la sua capacità di farla sentire speciale: «Era quello che avevo sempre desiderato». Marco lavorava come tecnico informatico, lei come impiegata in una azienda di grafica. Avevano comprato casa con un mutuo e facevano progetti per il futuro. Parlavano di avere figli, magari due. Una vita normale, serena, costruita giorno dopo giorno.
«Il gioco c’era già, ma io non lo sapevo. O meglio, sapevo che ogni tanto giocava una schedina insieme ai colleghi e che il sabato sera andava al bar a giocare a poker con gli amici. Mi sembrava normale, una cosa ‘da uomini’. Mio padre faceva le stesse cose. Non mi sono mai preoccupata». Quello che Elena non sapeva era che Marco già allora aveva iniziato a scommettere alle slot machine nel bar dove spesso faceva pausa pranzo. Pochi euro alla volta. All’inizio.
Una nebbia che lentamente si infittisce
Il cambiamento non è arrivato all’improvviso. Non c’è stata una data precisa in cui tutto è precipitato. È stato più simile a una nebbia che si infittisce lentamente, tanto che ti accorgi del buio solo quando ormai non vedi più nulla davanti a te. Elena ricorda il primo episodio strano nel 2012: «Eravamo andati a fare la spesa al supermercato. Al momento di pagare, la sua carta è stata rifiutata. Mi ha detto che c’era stato un errore della banca, che si era dimenticato di spostare i soldi dal conto risparmio a quello corrente. Gli ho creduto. Perché non avrei dovuto?».
Da quel momento, piccole stranezze hanno iniziato ad accumularsi come granelli di sabbia. Marco tornava a casa sempre più tardi dal lavoro, dicendo che c’erano progetti urgenti, clienti difficili, scadenze da rispettare. A volte spariva nel weekend, dicendo che doveva andare in ufficio a sistemare un problema tecnico. Il suo umore era diventato ballerino, passava dall’euforia alla irritabilità nel giro di poco. «Quando cercavo di parlargliene, si arrabbiava. Mi diceva che ero io quella strana, che lo controllavo troppo, che non sopportava di dover sempre dare spiegazioni. Mi faceva sentire in colpa per aver osato chiedere».
I partner di giocatori d’azzardo spesso vivono in uno stato di confusione crescente, proprio perché la dipendenza si manifesta in modo subdolo. All’inizio i comportamenti sembrano avere spiegazioni razionali e plausibili, tanto che chi sta accanto al giocatore finisce per dubitare delle proprie percezioni piuttosto che della parola del partner.
Tutto nascosto in un cassetto
La verità è emersa nel modo più banale possibile. Era il 2015. Elena stava cercando una ricevuta per la dichiarazione dei redditi e ha aperto il cassetto della scrivania di Marco. Dentro c’era di tutto: bollettini di pagamento insoluti, lettere della banca che parlavano di scoperti, ricevute di prestiti che lei non conosceva. E decine di ticket delle slot machine.
«Mi è mancato il respiro. Quando l’ho affrontato quella sera, urlavo, piangevo, gli ho detto che era finita. Lui si è messo a piangere e mi ha confessato tutto. Le slot, le scommesse online, i soldi persi. Tantissimi soldi. I nostri risparmi erano spariti. Avevamo 20.000 euro di debiti!». Marco quella sera le ha giurato che avrebbe smesso, che era stato un periodo difficile, che aveva avuto solo un po’ di sfortuna, ma che era finita: «Pensavo bastasse che si rendesse conto del problema».
La dipendenza dal gioco d’azzardo è una vera e propria patologia che coinvolge alterazioni neurobiologiche profonde. Non è questione di volontà o di amore. Il cervello del giocatore è cambiato, i circuiti della dopamina sono stati modificati dalla dipendenza. Senza un aiuto specialistico, le promesse restano solo parole vuote, per quanto sincere nel momento in cui vengono pronunciate.
Il loop infinito: promesse, ricadute, bugie
Da quel giorno, la vita di Elena è diventata un’altalena emotiva continua. Marco smetteva di giocare per un po’, ma poi ci ricascava e ogni volta ricominciava il ciclo di litigi, pianti, promesse, perdono.
«Il peggio era che Marco era diventato un bugiardo incredibile. Poteva guardarmi negli occhi e dirmi con la massima sincerità cose completamente false. Inventava storie elaborate, dettagliate, credibili. Mi faceva sentire pazza, quando lo mettevo di fronte alle sue contraddizioni. Diceva che ero io a ricordare male, che ero io quella ossessionata dal controllo, che non mi fidavo di lui». La fiducia che è alla base di ogni relazione si era disintegrata.
Elena ha iniziato a controllare ossessivamente il conto corrente, a cercare prove nascoste, a verificare dove Marco fosse stato realmente quando diceva di essere da qualche parte. «Sono diventata una detective della mia stessa vita di coppia. Non dormivo più la notte. Avevo sempre l’ansia. Mi vergognavo di quello che stava succedendo e non ne parlavo con nessuno. Pensavo fosse colpa mia se Marco giocava, che forse non ero abbastanza, che non lo rendevo felice».
Il gioco d’azzardo patologico crea un taglio nella relazione. I partner riferiscono di sentirsi traditi esattamente come se ci fosse un’amante di mezzo, perché il gioco occupa una parte così grande della relazione che tutto il resto passa in secondo piano. La disonestà sistematica erode la fiducia non solo nel partner, ma anche in sé stessi, nella propria capacità di giudizio, nella propria percezione della realtà.
“Mi vergognavo di me stessa”
Elena comincia ad avere attacchi di panico e una depressione che la costringe a prendere un periodo di aspettativa dal lavoro. Perde dodici chili e si isola da tutti: «I miei genitori erano preoccupatissimi ma io continuavo a mentire anche a loro, a dire che andava tutto bene, che ero solo stanca. Mi vergognavo. Mi vergognavo di aver sposato un giocatore, di non essere riuscita a fermarlo, di aver perso un figlio per colpa di questo. Mi vergognavo di me stessa».
Nel 2019 Marco perde il lavoro, perché arrivava sempre in ritardo e aveva problemi di concentrazione ed Elena è l’unica fonte di reddito della famiglia, lavorando turni extra per pagare i debiti e le rate del mutuo. «Tornavo a casa dopo dieci ore di lavoro e lo trovavo seduto sul divano a giocare con il tablet. Diceva che stava cercando lavoro, ma stava giocando online. I soldi della spesa sparivano. Abbiamo rischiato di perdere la casa… Mi sentivo sua madre, non sua moglie. E lui mi odiava per questo. Litigavamo continuamente. Non facevamo più l’amore da mesi. Non parlavamo più di nulla che non fossero soldi e debiti. Non era più una relazione, era una prigione per entrambi».
Il paradosso crudele della dipendenza da gioco d’azzardo nelle relazioni è che chi sta accanto al giocatore finisce spesso per sviluppare comportamenti simili a quelli di una dipendenza. Il partner rincorre il giocatore esattamente come i giocatori d’azzardo rincorrono la perdita. Non riesce a lasciare la relazione anche quando questa genera solo sofferenza, nella speranza illusoria che il partner possa cambiare, che basti amare abbastanza, che prima o poi tutto si sistemi.
Il punto di rottura: “Ho scelto me stessa”
La svolta è arrivata nell’estate del 2023. Elena rientra a casa prima dal lavoro e trova Marco mentre svuota il suo salvadanaio. C’erano forse cinquanta euro in monetine.
«Qualcosa dentro di me si è spezzato. Non è stata rabbia, è stata una specie di chiarezza improvvisa. Ho guardato quell’uomo di quarantaquattro anni che rovistava nel salvadanaio di sua moglie per trovare soldi da giocare e ho capito che non era più l’uomo che avevo sposato. O forse non lo era mai stato veramente. E ho capito che io non ero più la persona che ero. Ero diventata una guardia carceraria, una detective, una vittima. Avevo rinunciato a tutto, ai figli, alle amicizie, alla mia serenità, alla mia salute. Per cosa? Per un amore che era diventato solo dolore».
Quella sera Elena ha chiamato sua sorella e le ha raccontato tutto. Il giorno dopo ha contattato un avvocato. Due settimane dopo si è trasferita dai suoi genitori. Ha iniziato le pratiche di separazione. «Marco mi ha supplicata di non lasciarlo, ha pianto, ha detto che stavolta era diverso, che aveva capito, che sarebbe cambiato. Le stesse cose che mi diceva da anni. Ma io non potevo più. Non volevo più. Ho dovuto scegliere tra lui e me stessa».
Il percorso non è stato facile. Elena ha iniziato una terapia per elaborare il trauma di quegli anni. Ha scoperto di soffrire di disturbo post-traumatico da stress e ha dovuto affrontare sensi di colpa fortissimi per aver “abbandonato” Marco.
Un finale ancora da scrivere
Oggi Elena ha cambiato lavoro, si è trasferita in un monolocale tutto suo, ha ricominciato a frequentare le amiche che aveva perso di vista. Ha ancora debiti da pagare, eredità di quegli anni difficili, ma li sta affrontando con un piano di rientro sostenibile. «Non ho più attacchi di panico. Dormo la notte. Quando mi alzo la mattina, non ho più quella morsa allo stomaco chiedendomi quale disastro troverò oggi. Sto bene. Per la prima volta dopo tantissimo tempo, sto bene».
Marco dopo la rottura si è visto costretto a prendere in mano la propria vita e ha finalmente iniziato un percorso al SerD. «La dipendenza è una malattia e serve un aiuto professionale». Le ferite possono restare aperte a lungo. Ma la guarigione è possibile, sia per chi gioca sia per chi ha vissuto accanto a chi gioca e «forse il finale della nostra storia è ancora da scrivere.
«Se potessi tornare indietro cercherei aiuto prima sia per lui che per me. Parlerei con qualcuno, non terrei tutto dentro per vergogna. Stabilirei confini chiari fin dall’inizio. Ma soprattutto, capirei prima che non è compito mio salvarlo. Che posso stargli accanto, supportarlo, ma non posso fare il lavoro al posto suo».
Cosa fare se il tuo partner ha un problema con l’azzero qui.
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