“Pensavo fosse solo una distrazione”: la storia di Laura

da | 16 Gennaio 2026

Quando qualcuno che amiamo comincia a giocare d’azzardo, spesso non ce ne accorgiamo subito. La dipendenza si insinua lentamente, mascherata da “svago” o “distrazione”. Laura, 42 anni, ci racconta come è iniziato tutto.

Trovi la storia di Laura (nome di fantasia) qui.

Parlo della mia esperienza personale con la dipendenza dal gioco d’azzardo, iniziata circa dieci anni fa, dopo la fine di una relazione lunga un decennio. Ho iniziato a frequentare le sale slot come mezzo di fuga dai miei problemi, trasformando una visita occasionale in una vera e propria dipendenza.

La storia di Laura

La testimonianza di Laura illumina un aspetto cruciale della dipendenza dal gioco d’azzardo: spesso nasce in momenti di fragilità emotiva come separazioni, lutti, perdita del lavoro o periodi di forte stress.

Quello che Laura cercava era una via di fuga temporanea dal dolore, una distrazione dai problemi. Ma la “visita occasionale alle sale slot” si è trasformata in trappola: le slot machine sono diventate dipendenza, occupando sempre più spazio nella sua vita fino a diventare prioritarie rispetto a lavoro, relazioni e benessere personale.

Laura ha impiegato tempo per ammettere di avere un problema. La negazione è parte integrante della dipendenza. I familiari possono fare la differenza, manifestando preoccupazione senza giudizio, offrendo informazioni sui servizi di aiuto, stabilendo confini sani (come non prestare denaro o coprire bugie) a anche accompagnando ai SerD o ad altri tipi di aiuto professione come Giocatori Anonimi.

Ti ricordiamo il nostro servizio gratuito di supporto per le famiglie qui
Se questo articolo ti è stato utile, condividilo con altri familiari che potrebbero beneficiarne. La consapevolezza si diffonde attraverso la condivisione.

0 commenti

Invia un commento

Articoli e approfondimenti

Articoli recenti

Giornata dei lavoratori: quando l’azzardo entra in fabbrica, in ufficio e quindi in famiglia

Il lavoro può essere una delle ultime cose che una persona con disturbo da gioco d’azzardo riesce a tenere in piedi. A volte è l’unico spazio in cui si sente ancora competente, ancora utile, ancora qualcuno.Perderlo o rischiare di perderlo può essere la scossa che apre la strada alla richiesta di aiuto. Ma può anche essere il crollo finale. Ecco perché chi sta vicino — colleghi, superiori, sindacalisti, amici di lavoro — ha un ruolo che non è da sottovalutare. Non si tratta di salvare nessuno. Si tratta di non voltarsi dall’altra parte.

Come si comporta chi gioca d’azzardo

"Torna sempre più tardi la sera e quando gli chiedo dove è stato, le sue risposte sono vaghe". "Mi chiede soldi con scuse sempre diverse". "È diventato nervoso, scatta per un nonnulla". "Ho trovato ricevute di prestiti che non sapevo esistessero". Queste sono le frasi che ascoltiamo più spesso dalle famiglie che si rivolgono ai [...]

“L’unico vizio che ho” La storia di Lorenzo, giocatore d’azzardo

Lorenzo ha 59 anni. Vive nella sua città natale, nel Sud Italia, nella stessa casa in cui è cresciuto. È l’unica cosa che gli è rimasta. In trent’anni di azzardo ha perso il lavoro, i risparmi, gli amici, e infine la sua famiglia. Sua moglie ha chiesto il divorzio. I due figli non gli rivolgono la parola. Percepisce una pensione di invalidità per disturbo da gioco d’azzardo e depressione. È dipendente anche dagli ansiolitici. Va e viene dai Ser.D. senza riuscire ancora a fare il passo definitivo verso la guarigione. Eppure ha voluto raccontarsi. Perché la sua storia, dice, possa servire a qualcun altro

storie di gioco

“L’unico vizio che ho” La storia di Lorenzo, giocatore d’azzardo

Lorenzo ha 59 anni. Vive nella sua città natale, nel Sud Italia, nella stessa casa in cui è cresciuto. È l’unica cosa che gli è rimasta. In trent’anni di azzardo ha perso il lavoro, i risparmi, gli amici, e infine la sua famiglia. Sua moglie ha chiesto il divorzio. I due figli non gli rivolgono la parola. Percepisce una pensione di invalidità per disturbo da gioco d’azzardo e depressione. È dipendente anche dagli ansiolitici. Va e viene dai Ser.D. senza riuscire ancora a fare il passo definitivo verso la guarigione. Eppure ha voluto raccontarsi. Perché la sua storia, dice, possa servire a qualcun altro

Azzardo e amore tossico. La storia di Elena

San Valentino è la festa degli innamorati, ma per molte persone che vivono accanto a un giocatore d’azzardo, l’amore è diventato qualcosa di profondamente diverso da quello che sognavano. Questa è la storia di Elena, quarantadue anni, sposata da diciassette con Marco. Una storia che potrebbe essere quella di migliaia di donne e uomini in Italia

Azzardo Live

Come si comporta chi gioca d’azzardo

"Torna sempre più tardi la sera e quando gli chiedo dove è stato, le sue risposte sono vaghe". "Mi chiede soldi con scuse sempre diverse". "È diventato nervoso, scatta per un nonnulla". "Ho trovato ricevute di prestiti che non sapevo esistessero". Queste sono le frasi che ascoltiamo più spesso dalle famiglie che si rivolgono ai [...]

i nostri esperti

Giornata dei lavoratori: quando l’azzardo entra in fabbrica, in ufficio e quindi in famiglia

Il lavoro può essere una delle ultime cose che una persona con disturbo da gioco d’azzardo riesce a tenere in piedi. A volte è l’unico spazio in cui si sente ancora competente, ancora utile, ancora qualcuno.Perderlo o rischiare di perderlo può essere la scossa che apre la strada alla richiesta di aiuto. Ma può anche essere il crollo finale. Ecco perché chi sta vicino — colleghi, superiori, sindacalisti, amici di lavoro — ha un ruolo che non è da sottovalutare. Non si tratta di salvare nessuno. Si tratta di non voltarsi dall’altra parte.

Come si comporta chi gioca d’azzardo

"Torna sempre più tardi la sera e quando gli chiedo dove è stato, le sue risposte sono vaghe". "Mi chiede soldi con scuse sempre diverse". "È diventato nervoso, scatta per un nonnulla". "Ho trovato ricevute di prestiti che non sapevo esistessero". Queste sono le frasi che ascoltiamo più spesso dalle famiglie che si rivolgono ai [...]

Compagni di gioco

Cambio Gioco 2026: Giocare d’anticipo contro l’azzardo

Si è conclusa la quarta edizione di Cambio Gioco, la settimana di prevenzione contro il gioco d’azzardo patologico organizzata dal Dipartimento per le Dipendenze dell’ULSS 6 Euganea e finanziata dal Ministero della Salute. Dal 9 al 13 marzo 2026, Padova è stata il centro di un’iniziativa che ha coinvolto — in presenza e online — 16.700 partecipanti, distribuiti in 12 appuntamenti e accompagnati da 26 relatori tra i più autorevoli in Italia sui temi delle dipendenze, della salute mentale e dell’educazione. Se questo è un gioco, è media partner dell’iniziativa: seguiamo Cambio Gioco perché ne condividiamo la missione — portare informazione seria, accessibile e concreta a chiunque voglia capire cosa sia davvero il gioco d’azzardo patologico e come proteggersi.

8x1000 avventista

Se questo è un gioco è un progetto finanziato grazie ai fondi Otto per mille della Chiesa Avventista. Clicca qui per saperne di più.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.