Sono state 5.500 le persone che hanno seguito, in presenza e online, Cambio Gioco, la Settimana della Prevenzione delle Dipendenze Comportamentali e del Gioco d’Azzardo Patologico che da tre anni informa e sensibilizza la popolazione con il contributo degli esperti, generando consapevolezza diffusa. Facendo dunque prevenzione, non solo sul territorio grazie agli eventi online divisi per target di età – dalle scuole la mattina fino agli incontri aperti al pubblico la sera – ma anche sul web. Su Youtube infatti è disponibile la registrazione degli incontri che ormai costituisce una videoteca con informazioni utili su tutti gli aspetti delle dipendenze comportamentali.
Fare prevenzione in rete
Cambio Gioco, finanziato dal Ministero della Salute e organizzato dall’Ulss6 Euganea, anche quest’anno ha raggiunto un secondo scopo: mettere in rete i cittadini e i Comuni, i medici di base, le scuole, i Ser.D, le associazioni e le comunità come per esempio quelle di auto-mutuo-aiuto che durante la settimana hanno aperto le loro porte al territorio. È proprio questa la motivazione che ha spinto la dott.ssa Arianna Camporese, dirigente medico psichiatra U.O.C. Ser.D. Alta e Bassa Padovana, a volere questa settimana. «Favorendo connessioni concrete, rispondiamo a due domande che devono trovare una immediata risposta: Dove vado a chiedere aiuto? e anche Dove vado per capire se ho un problema?». Il titolo di Cambio Gioco quest’anno è stato infatti: Connettiamoci.Anche quest’anno la partecipazione, oltre che numerosa, è stata attiva e interattiva: «Possiamo dire che stiamo intercettando i bisogni sul territorio e che grazie ai contenuti online favoriamo la diffusione di consapevolezza anche oltre i nostri confini. Riscontriamo infatti un desiderio, oltre che un bisogno, di avere risposte che professionisti e comunità cercano di soddisfare. Tuttavia serve l’aiuto delle istituzioni».
Scuole e Gen Z in prima linea
Cambio Gioco intercetta molti giovani attraverso la collaborazione con le scuole del territorio: «Anche quest’anno abbiamo impostato un dialogo basato sulla reciprocità. Un reale scambio in cui noi adulti per primi ascoltiamo i bisogni dei ragazzi e ragioniamo insieme a loro sulle difficoltà e sulle soluzioni. Noi adulti, infatti, dobbiamo essere consapevoli di non essere sempre pronti né in grado di educare digitalmente» anche questa è consapevolezza.
Sono state coinvolte 12 classi dalla terza media alle superiori, mentre i ragazzi che hanno partecipato anche online sono stati 900.
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