La cura di Pars contro le dipendenze

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In un posto che sa di paradiso – le colline marchigiane – c’è un luogo che fa da spartiacque tra l’inferno e il purgatorio. Siamo alla P.A.R.S. ( Prevenzione – Assistenza- Reinserimento- Sociale) Cooperativa Sociale “Pio Carosi” che aiuta i minori vittime di violenze e maltrattamenti, i giovani affetti da dipendenze, le persone con disabilità e gli anziani che vivono in solitudine.

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Tra i servizi in particolare l’aiuto a chi soffre di dipendenze da sostanza (droghe, alcol, psicofarmaci…) e comportamentali (gioco d’azzardo, videogiochi, sesso…) è un’attività che potremmo definire straordinariamente attuale, come ci conferma Silvia Serroni, pedagogista che coordina l’area dedicata alla prevenzione della cooperativa Pars : «Incontriamo le persone con dipendenza nei contesti più diversi. Fanno parte di tutti i target di popolazione. Inoltre in sempre più casi dobbiamo parlare di polidipendenze che accomunano sia le addiction da sostanza che quelle comportamentali».
Silvia Serroni spiega come «le dipendenze da sostanza e quelle comportamentali sono accomunate da due comportamenti: la compulsività e l’impulsività. La compulsività è un’azione che si ripete per cercare di evitare un danno, una tensione oppure un dispiacere e coinvolge il circuito della serotonina. L’impulsività si riferisce invece a un comportamento che viene cercato e ripetuto, perché genera piacere e gratificazione; coinvolge il circuito della dopamina».

Il Disturbo da Gioco d’Azzardo

Fra le dipendenze comportamentali il Disturbo da Gioco d’Azzardo occupa un posto importante nell’azione di prevenzione e di cura della cooperativa Pars, con un occhio particolare rivolto ai giovani«Proponiamo diversi progetti che vanno dalle serate a tema alle unità di strada fino alla sensibilizzazione nelle scuole del territorio» ci racconta Silvia Serroni. «Il Disturbo da Gioco d’Azzardo è infatti ormai pervasivo, in quanto è uno dei prodotti più riusciti della nostra società consumistica, dove il mercato continuamente ci offre oggetti materiali o immateriali da acquistare, soprattutto online, inducendo in noi persino bisogni che non abbiamo». 

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I buoni risultati nella cura di persone con dipendenza da gioco d’azzardo della cooperativa Pars arrivano non solo da una lunga esperienza di prevenzione e di cura sul campo, ma anche dai dati raccolti sul territorio. «Abbiamo svolto un’analisi sui giovani dai 13 ai 16 anni» spiega Silvia Serroni «e abbiamo così scoperto che ben il 43% di loro ha già giocato d’azzardo. La maggior parte si avvicina al gioco d’azzardo attraverso le piattaforme di gaming che sono luoghi non presidiati dagli adulti in cui i ragazzi e le ragazze sono continuamente stimolati a spendere soldi (virtuali o reali), spesso senza sapere che cosa otterranno dall’acquisto, come per le loot box».

Anche giochi apparentemente innocui come Fifa mettono in atto meccanismi additivi usando sempre l’unboxing «per esempio con lo shopping dei pacchetti di acquisto dei giocatori. I ragazzi, invogliati a creare la propria squadra di calcio, vengono indotti a continuare a comperare i pacchetti senza sapere quali giocatori contengano. Un po’ come per le ‘vecchie’ figurine cartacee, ma online è tutto più veloce, disintermediato e pervasivo. Oltre al fatto che la dinamica online, non prevedendo lo scambio fisico, non permette di instaurare relazioni di scambio con un’altra persona in carne ed ossa, come invece si faceva con le figurine di carta. Online davvero la persona spesso è sola» e i giovani sono i primi a pagare le conseguenze di questo isolamento.

La malattia della solitudine

L’attività di prevenzione e cura della cooperativa Pars fa emergere quanto la solitudine sia una delle caratteristiche principali dei giovani a rischio o affetti da dipendenze. È infatti proprio «la solitudine è uno dei criteri da cui partiamo nei nostri percorsi con i ragazzi, offrendo spazi di socialità in cui possano sentirsi una comunità» spiega José Berdini, responsabile delle comunità terapeutiche di Pars.

Mettere in atto relazioni sane «è infatti un modo utile per togliere i più giovani e i più fragili dalle periferie esistenziali nelle quali la società attuale li relega». Il contesto sociale in cui viviamo è infatti fortemente additivo, cioè progettato e proposto per indurci a comportamenti dipendenti e «questo trend è peggiorato negli ultimi anni, causando, soprattutto nei più giovani, sempre più occasioni di ritiro sociale».
L’attenzione di Pars per chi è malato di azzardo nasce dalla consapevolezza del paradosso tipico del Disturbo da Gioco d’Azzaardo, e cioè che «il giocatore problematico e ancor più quello patologico è lucido, eppure non è padrone di sé. È lucidamente senza volontà. Questo perché l’azzardo aliena la mente: al giocatore patologico importa solo continuare a giocare, a rimanere nella zona».

josè berdini cooperativa pars

L’attenzione di Pars per chi è malato di azzardo nasce dalla consapevolezza del paradosso tipico delle dipendenze, in particolare del Disturbo da Gioco d’Azzaardo, e cioè che «il giocatore problematico e ancor più quello patologico è lucido, eppure non è padrone di sé. È lucidamente senza volontà. Questo perché l’azzardo aliena la mente: al giocatore patologico importa solo continuare a giocare, a rimanere nella zona».

José Berdini è un ‘veterano’ della cura delle persone con dipendenza che ben conosce luci e ombre della storia delle addiction in Italia: leggi, presa in carico, numeri, ma soprattutto storie della tantissime persone che ha saputo e sa accompagnare, portando una possibilità di luce nella loro solitudine. Anche grazie a un metodo di cura ben preciso che dovrebbe essere un modello riconosciuto per una società sana.

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Il metodo della comunità

Sono anni che José Berdini condivide il disagio e la malattia di tante persone e, proprio a fronte di questa esperienza, Pars ha potuto nel tempo adattarsi ai nuovi bisogni della società: «Il nostro metodo di cura ci permette di essere attenti e flessibili. perché mette la comunità al centro della terapia. Con questa impostazione realizziamo percorsi di cura e di accompagnamento per le persone dimenticate che consumano sostanze o che si lasciano ‘consumare’ da comportamenti additivi».

Le Comunità realizzano più specificatamente attività di prevenzione, cura e riabilitazione psicofisica, sociale e lavorativa di persone dipendenti da sostanze di abuso e con disturbi psichici correlati. Il percorso riabilitativo è impostato secondo un metodo di approccio integrato, collaudato nell’esperienza di Pars, che si articola in tre dimensioni principali di intervento: educativa, psicoterapeutica e farmacologica. Di recente è stata anche inaugurata una nuova comunità, La Ginestra, per donne vittime di violenza.

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In cosa dunque consiste il metodo della comunità? «Si comincia con la relazione, l’incontro, la conoscenza reciproca in una dimensione appunto comunitaria, in cui il farmaco non è l’unica né la principale soluzione di cura, ma ne è solo una parte. Partiamo insomma sempre dalla relazione tra le persone. Una pratica consolidata che per noi è anche un metodo e che vediamo, ormai da tanti anni, funzionare. Oggi più che mai infatti questa dimensione comunitaria della cura è fondamentale, in una società che – lo vediamo molto bene con il Disturbo da Gioco d’Azzardo – lascia campo libero, anzi incoraggia, le dipendenze a prendersi tutti gli sfere della vita delle persona, contaminandole. Ecco perché il gambling non va chiamato ludopatia, perché non c’è nulla che abbia a che fare con il gioco. Per riprendere il bel nome del vostro progetto, possiamo dire che quando c’è di mezzo l’azzardo, questo non è più un uomo».

I servizi che la cooperativa Pars mette in atto sul territorio da oltre 25 anni, nel campo della prevenzione e della cura alle dipendenze, sono numerosi; vanno dai servizi ambulatoriali ai percorsi riabilitativi semi-residenziali e residenziali fino alle unità di strada e ai servizi di counseling per le famiglie. In particolare Pars ha aperto diverse comunità terapeutiche residenziali e diurne, autorizzate, convenzionate e accreditate al Servizio Sanitario Nazionale. Le comunità di Pars accolgono persone con problemi di dipendenza e anche con patologie psichiatriche correlate (la cosiddetta doppia diagnosi), e persone che hanno ottenuto provvedimenti alternativi al carcere. La cooperativa Pars è stata una delle prime realtà di accoglienza in Italia di persone con doppia diagnosi, tanto da acquisire una specializzazione nel settore che è stata ufficialmente riconosciuta dalla Regione Marche. Tutti i percorsi terapeutici sono personalizzati e organizzati in fasi che prevedono anche il reinserimento sociale, sempre mettendo a disposizione un team multidisciplinare.

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