All’alba vincerò. Lo spettacolo verità sul gioco d’azzardo

da | 8 Dicembre 2023

Una slot machine confessa di essere una “mangiatrice di denaro”.

Se questo è un gioco l’ha intervistata, eppure non siamo riusciti a strapparle questa ammissione.
La verità, nuda, si mostra piuttosto a teatro, dove avvengono i miracoli artistici che, se messi in scena
e guardati con onestà, possono cambiare la vita di tante persone.

All’alba vincerò è uno di questi sorprendenti momenti epifanici. Un futuro di vincite che mai arriverà, in un presente palcoscenico che offre al pubblico il monologo, profondo e allo stesso tempo ironico, di una slot machine che confessa agli spettatori la sua vera natura a cui seguono brevi dialoghi e monologhi, tratti da storie vere di giocatori patologici.

antonietta centoducati

Ho incontrato un mondo di disperazione

All’alba vincerò è un interessante e utile spettacolo teatrale sul gioco d’azzardo di e con Maria Antonietta Centoducati e Gianni Binelli. Le musiche sono a cura di Ovidio Bigi, mentre i testi sono stati scritti in stretta collaborazione con Matteo Iori. Si tratta di un ottimo esempio di teatro sociale itinerante che dispiega tutta
la sua generatività nelle comunità che raggiunge, grazie alla collaborazione con enti ed esperti sul tema azzardo. E così dal palco alla realtà e viceversa avviene il miracolo: quando guardi All’alba vincerò scopri mondi che non sospettavi e diventi partecipe di una nuova consapevolezza, come ci dice Maria Antonietta Centoducati: «Lavorando allo spettacolo, ho conosciuto un universo di solitudine e di frustrazione disumane
di cui non avevo idea. Ho poi capito che buona parte del disagio sociale dell’epoca che stiamo vivendo va a finire proprio nell’azzardo. È come se avessimo l’esigenza di riempire la nostra solitudine e la nostra frustrazione e così, se ci imbattiamo nel gioco, ormai pervasivo, facilmente ne rimaniamo intrappolati».

Ho visto giocatori letteralmente incollati alla slot machine

Maria Antonietta Centoducati ha scritto All’alba vincerò nel 2017 insieme all’allora presidente di CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi Giocatori d’Azzardo) Matteo Iori «la cui consulenza per la scrittura del testo è stata fondamentale» dice Maria Antonietta.

Il suo è stato infatti un lungo lavoro preparatorio, non privo di difficoltà: «È stato difficile intercettare
e raccogliere le testimonianze delle persone che stavano vivendo o avevano avuto un problema
con il gioco d’azzardo.
Le storie che sono nello spettacolo sono infatti tutte vere. Ovviamente anonime.
L’altro lavoro complicato, ma nello stesso tempo fondamentale per poter capire davvero cosa stavo portando sul palcoscenico, è stato il percorso di immedesimazione nel giocatore d’azzardo. Ho visitato diverse sale da gioco, dove ho incontrato una umanità varia, eppure ugualmente distrutta dall’azzardo:
dai professionisti in giacca cravatta alle signore di mezza età, tutti sempre – letteralmente – incollati alla macchina. Un tutt’uno con la slot. Mi ricordo che per attirare l’attenzione di una signora che freneticamente schiacciava i tasti della “sua” macchina, ho dovuto chiamarla per quattro volte. Come molti altri giocatori, era completamente immersa nella ‘
zona’, tanto da parlare con la slot machine: “Dai non farmi questo”, “Muoviti”, “Oggi trattami bene”».

Porto in scena anche l’ironia

Maria Antonietta è in scena, vestita con un abito attillato e coloratissimo, interpreta proprio la slot-machine che si rivolge direttamente al pubblico: «Rappresento la seduzione, grottesca e illusoria dell’azzardo
che si confessa, in un monologo che non sa di predica, anzi che attinge anche all’ironia.
Poi entrano in scena i dialoghi tratti dalle storie vere per esempio della madre che svela al figlio la sua dipendenza oppure della coppia in cui la moglie deve scegliere se perdonare oppure abbandonare il marito che ancora una volta ha scommesso sui cavalli e ha perso molti soldi… A un certo punto però la slot-machine non ce la fa più a vedere tutta questa disperazione e decide di aiutare il signor Diego a smettere di giocare. Come? Facendolo vincere, finalmente! Così magari poi non torna più! La slot tuttavia non ha fatto i conti con chi tiene i cordoni della borsa: quella vincita è eccessiva e così la macchina viene disattivata. Anche questa volta l’alba è arrivata e nessuno ha vinto».

Vado dappertutto anche nelle scuole

Lo spettacolo All’alba vincerò si è rivelato negli anni e continua ad essere utile. Viene messo in scena non solo nei teatri, ma anche nelle biblioteche, nelle piazze, negli oratori e nei centri sociali, inoltre viene portato anche nelle scuole superiori. All’alba vincerò si muove lungo lo Stivale grazie anche alla Cooperativa Centro Sociale Papa Giovanni XXIII con cui attivare collaborazioni sui territori; per esempio la USL Ferrarese, dopo lo spettacolo, mette a disposizione del pubblico alcuni psicologi.

Per le scuole medie è stata realizzata una riduzione ad hoc intitolata Gaming: «L’incontro con i ragazzi è sempre meraviglioso. Se da una parte questo spettacolo apre a loro un mondo, molto più di come potrebbero fare una classica lezione frontale o una conferenza, dall’altra loro per primi ci ri-danno tantissimo. Si fermano infatti sempre in molti a parlare con noi; possiamo dire che lo spettacolo lo facciamo insieme:
c’è parecchia interazione e spesso le loro domande e le loro considerazioni diventano spunti per le performance successive».

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