Maurizio Avanzi – Vent’anni in prima linea contro il Disturbo da Gioco d’Azzardo

da | 12 Settembre 2022

Incontrare, conoscere e indirizzare verso il corretto percorso di diagnosi e cura tutte le persone che si rivolgono al Ser.D.P. (Servizio per le Dipendenze Patologiche) di Piacenza e provincia. Lo fa tutti i giorni Maurizio Avanzi, dirigente medico dell’AUSL di Piacenza, nonché responsabile della cura e della prevenzione del DGA (Disturbo da Gioco d’Azzardo).

Il dottor Avanzi è un infettivologo che arriva al Ser.D.P. di Piacenza nel 1992, in piena emergenza HIV. Sono gli anni Novanta e l’Aids colpisce quasi come una pandemia. Già dal 1993 Maurizio comincia però ad occuparsi anche di un’altra emergenza sanitaria e sociale: l’alcolismo. Fino a quando, nel 1999, «un paziente che avevo curato per l’alcolismo torna da me, dicendo di essere un giocatore di videopoker a cui si dedica in modo compulsivo». Le slot machine non sono ancora legali e così nei bar ci sono i videopoker che non erogano denaro, bensì ticket che dovrebbero essere usati per avere come premio le consumazioni e che invece vengono cambiati in contanti e subito rigiocati. «Lo stesso meccanismo delle ticket redemption di oggi destinate ai bambini: se vinci ti vengono dati ticket per avere dei premi e la vincita è dovuta al caso e non alle tue abilità. Un vero e proprio gioco d’azzardo».

Maurizio Avanzi comincia così a studiare, curare e a fare azione di prevenzione e contrasto al disturbo da gioco d’azzardo, tanto che oggi sono più di 20 anni che lavora in prima linea in provincia di Piacenza ed è una delle voci più autorevoli in merito al contrasto al Disturbo da Gioco d’Azzardo a livello nazionale.

Cosa è successo al suo primo paziente affetto da DGA?

Nel 2003 sono arrivate le slot machine (new slot) e nel 2009 le famigerate video lotterie telematiche (VLT): tutto legale. Lui ha smesso di bere, ma ha continuato a giocare con le slot machine. Una storia paradigmatica dei danni che la capillare, direi pervasiva, offerta di gioco d’azzardo comporta.

Cosa è successo invece in questi anni che lei ha vissuto in prima linea?

In più di 20 anni ho potuto vedere, seguire e spesso curare tutte le degenerazioni del gioco d’azzardo che si è progressivamente diffuso in modo capillare nei territori che generalmente sono lo specchio del Paese. Per esempio, nel 2019 l’80% dei giocatori d’azzardo in cura in provincia di Piacenza giocava alle slot machine, proprio come nel resto d’Italia. Ricordiamo che new slot e VLT sono i giochi d’azzardo che causano maggiore dipendenza. Addirittura, le VLT vengono definite in letteratura scientifica: ’crack’, che è il tipo di cocaina che causa in modo maggiore l’addiction. Ormai lo sappiamo, lo ha stabilito il DSM-5, ossia il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders: il gioco d’azzardo causa dipendenza patologica, esattamente come le sostanze stupefacenti. 

Cosa succede quando una persona (giocatore o familiare) si rivolge al Ser.D.P.?

Per prima cosa verifico che la persona non faccia uno di sostanze stupefacenti e/o non ci sia una comorbilità psichiatrica. A seguito di questa valutazione preliminare, attivo il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale. La maggior parte dei giocatori problematici o patologici non ha problemi psichiatrici e generalmente non fa uso di sostanze stupefacenti, ma la stragrande maggioranza fuma sigarette. Parecchio. Tanto che una delle azioni di prevenzione al DGA potrebbe essere quella di vietare il fumo nei bar/tabacchi e sale bingo/slot. Per quanto riguarda i malati psichiatrici il percorso non è tanto diverso da quello degli altri giocatori: quello che si può fare è anzitutto bloccare l’accesso al denaro e organizzare il loro tempo libero. Se invece c’è una dipendenza da sostanze, prima bisogna curare questa, poi il DGA.

Per chi invece non ha disturbi di natura psichiatrica né dipendenza da sostanze?

Comincia come si diceva il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale, tenendo presente che si ha a che fare con persone che sono state condizionate e quando si è condizionati si resta capaci di intendere, ma non di volere. Il percorso è dunque articolato e comprende l’intervento di più specialisti. Per esempio, circa il 30% ha o ha avuto idee suicide che in alcuni casi si sono concretizzate in tentativi di suicidio. Va inoltre indagato se ci sono debiti e di che entità sono. Questo aspetto, infatti, generalmente è il primo motivo che induce a idee suicide, anzitutto per il senso di vergogna soverchiante che si prova. Allora per prima cosa dico: Io riesco a curare solo persone vive! L’accompagnamento costante – i nostri pazienti non vengono mai lasciati soli – continua poi con un altro step che è il test per differenziare il tipo di giocatore patologico (GPQ – Gambling Pathways Questionnaire), così da affinare ancora di più il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale.

Quante persone si rivolgono a voi?

Troppo poche. Anche se lavoriamo a pieno ritmo – io personalmente ho preso in carico oltre 700 persone con DGA – rientriamo nella media nazionale che rileva come il numero dei giocatori problematici e patologici che si rivolgono ai Ser.D.P. sia solo il 3% di quelli che dovrebbero farlo. 

Come si può intercettare l’altro 97%?

Fino ad oggi è stata una mission impossible! Si tratta di un tema attualissimo che sarà protagonista del prossimo futuro. Io posso dire anzitutto che per cominciare a intercettare questo 97% si potrebbe partire dalle banche e dagli amministrativi che fanno le buste paga. Sono proprio loro a conoscere per primi chi si sta indebitando, ma sono tenuti al segreto professionale. E poi ci sono le finanziarie, un’altra trappola per i giocatori, capillarmente distribuita sul territorio, quanto il gioco d’azzardo ed altrettanto legale. La base della trappola, come nel caso del gioco d’azzardo è “un impianto legislativo a tutela più del venditore che dell’acquirente”. 

Fondamentale rimane comunque la riduzione dell’offerta di gioco d’azzardo generalizzata e il divieto di gioco in alcuni luoghi, in quanto la prevenzione ambientale è fondamentale per la riduzione del rischio. La sola informazione usata a fini preventivi, infatti, non basta, se non ad alimentare la favoletta del ‘gioco responsabile’ che invece è un paradosso. È come dire a un alcolista di bere responsabilmente! Sa cosa mi è successo a tal proposito non molto tempo fa?

Cosa?

Qui in Emilia-Romagna sono molto diffuse le locandine che avvertono sui rischi del gioco d’azzardo e che vengono affisse in diversi luoghi tra cui bar e tabaccherie e sulle quali viene indicato il numero di telefono per contattare i Ser.D.P. Un giorno mi chiama un signore che stava giocando a una slot machine, sopra la quale campeggiava una di queste locandine. Era completamente assorbito da gioco, quando, a un certo punto, la sua slot ha smesso di funzionare; allora ha alzato lo sguardo, ha letto il numero, lo ha composto e mi ha chiesto: “Scusi, siete voi che intervenite quando ci sono problemi con le slot? Perché qui si è inceppata la macchinetta, come faccio a farla ripartire?”.

Ovviamente stiamo parlando di un intero sistema che va corretto e regolato, quindi ci vuole tempo. Intanto io mi sto per attivare in un’impresa complessa, ma che ritengo utile.

Quale?

Andrò a parlare con tutti i medici di medicina generale del territorio per informarli in merito ai sintomi caratteristici di un giocatore d’azzardo problematico che se conosciuti possono facilitare la diagnosi e portare più precocemente a un lavoro di cura e di prevenzione comune e in rete. Insomma, io ti spiego i sintomi e tu più agevolmente intercetti la persona a rischio o affetta da DGA, e riduci i danni economici a tutta la famiglia.

Quali sono i sintomi più generali che andrebbero indagati e collegati al gioco?

Si parte da: depressione, ideazioni suicidarie, insonnia e cattiva digestione, quindi: ipertensione, mal di testa frequenti, ulcera peptica, ansia e stress, nervosismo continuo, abuso di alcool e altre sostanze psicoattive. Teniamo presente che la comunicazione è fondamentale per la comprensione medico-paziente, ma viene resa difficile dal fatto sia che i medici di base hanno tantissimi pazienti da seguire e poco tempo sia che molti pazienti sono stranieri con difficolta a esprimersi correttamente in italiano.

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