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DONNE E AZZARDO

Anche le donne giocano d’azzardo. Lo sanno tutti. Eppure tutti non sanno che le donne giocano d’azzardo in modo diverso dagli uomini, giocano d’azzardo per motivi diversi dagli uomini, preferiscono generalmente tipi di gioco diversi da quelli che scelgono gli uomini e perciò si ammalano di Disturbo da Gioco d’Azzardo Patologico in modo diverso. Quindi le donne hanno bisogno di essere curate, accolte ed ascoltate in modo diverso con percorsi di cura pensati apposta per loro.

La dott.ssa Fulvia Prever ha dedicato gran parte della sua vita e della sua carriera alla cura delle donne cadute nella trappola del gioco d’azzardo e sa come aiutarle.

Le storie di donne e azzardo

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Leggi la storia di adriana

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Adriana non si è mai sentita amata. Non si tratta di una sua impressione, di un suo senso di inadeguatezza…insomma di una sua convinzione senza fondamento. Adriana è davvero cresciuta in una famiglia poco presente, poco attenta ai suoi bisogni. Eppure è cresciuta. Ha trovato un lavoro e si è sposata. Dal matrimonio con suo marito sono nati ben tre figli. Una relazione d’amore si direbbe… In realtà quell’uomo che Adriana ha scelto come compagno di vita non è particolarmente amorevole. Anzi, diciamo pure che talvolta diventa addirittura violento. Non solo a parole, ma anche con i gesti. Sembra quasi suo padre… Quelle manacce in faccia e quegli spintoni che, però, Adriana sopporta. È troppo impegnata a crescere tre figli ancora piccoli e poi c’è da pensare a lavorare che a fine mese si arriva, certo, però bisogna sempre stare sul chi vive per non spendere troppo. Poi all’improvviso il marito di Adriana muore.

I figli sono cresciuti, ma non troppo, sono poco più che adolescenti e Adriana si trova a doverli crescere da sola. In realtà, a pensarci bene, Adriana è sempre stata sola, ma la scomparsa del marito lascia comunque delle ferite. Lacerazioni irrisolte, mancanze d’amore che adesso non trovano modo di essere risanate. Però Adriana è forte e continua a lavorare e a seguire i suoi figli che, come è naturale, pian piano cominciano ad avere la propria vita e a lasciare il nido. È a questo punto che Adriana scopre di non avere più difese di fronte a quel vuoto d’amore che si porta dentro fin da piccola. È come, se a un certo punto, le resistenze cadessero. Tutte insieme. In una giornata come le altre. Nel bar-tabacchi, dove di solito Adriana compra le sigarette. Quel bar-tabacchi che, oltre alle sigarette, vende anche i Gratta e Vinci e ha pure tre slot machine. Il gioco compulsivo di Adriana dura relativamente poco. ‘Solo’ due anni. Bastano due anni perché Adriana perda tutti i suoi risparmi. Tutti i soldi che ha a disposizione. Senza più nulla sul conto Adriana non può che arrendersi al vuoto che l’ha sopraffatta. Per fortuna i figli la amano, loro sì. Per davvero.Le stanno vicini, non la giudicano, forse comprendono o forse no, ma non importa, quello che importa davvero è che lei resta la loro mamma. La desolazione che Adriana prova per se stessa è così forte da farla reagire e così, ancora una volta, trova la forza per rimettersi in piedi. Lei è una tosta, eppure da soli è comunque difficile uscire da una dipendenza. Diciamo pure che è impossibile.

Per questo motivo Adriana segue un gruppo di mutuo aiuto che pian piano le permette di riacquistare la stima verso se stessa. Oggi sono due anni che Adriana non gioca più, tanto da riuscire a entrare in quel bar-tabacchi solo per comperare le sigarette. Anche se lei tutti quei Gratta e Vinci e slot machine oggi li vorrebbe vedere distrutti. Sono due anni dunque che Adriana non gioca, eppure non ha ancora recuperato i soldi persi. Ci sono mesi in cui deve scegliere se pagare la bolletta della luce oppure quella del gas. Ma siamo sicuri che, anche questa volta, ce la farà. Oggi Adriana non è più da sola.

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